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Il microclima è un fattore spesso poco considerato
nella valutazione dei rischi a cui sono esposti i lavoratori
sul luogo di lavoro.
Già nel 1956 con il D.P.R. n. 303, lo Stato Italiano ha cercato
di fornire degli elementi fondamentali per caratterizzare
gli ambienti di lavoro in funzione delle necessità dei lavoratori.
Ad oggi, l'art. 11 di questo Decreto rappresenta ancora una
base fondamentale per l'analisi delle condizioni ambientali
in cui si lavora.
Alle corrette condizioni microclimatiche fanno riferimento
anche norme successive ed in particolare quelle sull'uso dei
videoterminali introdotte dal D.Lgs. 626/94).
I parametri ambientali oggettivi da valutare, in un ambiente
confinato, che vanno a definire il cosiddetto microclima,
sono:
· la temperatura
· l'umidità
· la movimentazione dell'aria
· l'illuminazione naturale
Questi fattori devono essere considerati per valutarne l'influenza
sul corpo umano, che dovrebbe mantenere condizioni di omeotermia,
cioè di stabilità dell'equilibrio termico.
Il corpo umano risponde agli input cercando di termoregolarsi:
ciò è abbastanza semplice fino a quando la temperatura dell'aria
ambiente raggiunge valori di 27-29 °C.
Per valori superiori di temperatura, il sangue non riesce
a smaltire completamente il calore per cui il sistema di termoregolazione
fa entrare in funzione le ghiandole sudoripare smaltendo il
calore in eccesso con l'evaporazione del sudore. Anche temperature
molto basse possono diminuire le capacità di risposta dell'organismo
fino a risultati estremi quali congelamento, assideramento,
morte.
Condizioni di "benessere termico" sono quelle in cui l'organismo
riesce a mantenere l'equilibrio termico senza l'intervento
di alcuni meccanismi di difesa del sistema di termoregolazione:
mancano quindi sensazioni di caldo, di freddo o di correnti
d'aria. Quando i fattori microclimatici provocano l'entrata
in funzione di meccanismi di termoregolazione per mantenere
l'equilibrio termico, il copro umano si trova in condizioni
di "stress termico".
Quindi ci possono essere condizioni microclimatiche nelle
quali l'uomo può vivere illimitatamente grazie al sistema
di termoregolazione, altre nelle quali può rimanere per tutto
il turno di lavoro ed altre in cui può resistere solo per
periodi molto limitati. L'esposizione a stress termico comporta
conseguenze fisiche (colpo di calore, sincope, crampi, principi
di congelamento, ecc.) e psichiche (confusione mentale, convulsioni,
delirio, perdita di conoscenza, ecc.).
Tutte queste patologie possono avere ripercussioni sulla singola
persona interessata, ma anche conseguenze sul ciclo produttivo:
basti pensare alla perdita di lucidità in un soggetto che
sovrintende ad un macchinario complesso ed ai rischi che può
comportare per altri lavoratori e/o per l'ambiente l'esecuzione
di una manovra errata.
Se l'esposizione a fattori microclimatici non adeguati può
avere conseguenze per la salute e la sicurezza dei lavoratori
è allora evidente come questi fattori vadano correttamente
monitorati. Per alcune realtà specifiche, quali ad esempio
le sale operatorie degli ospedali, sono stati definiti dei
valori standard che devono essere rispettati, per altre realtà
esistono studi e dati bibliografici di riferimento, comunque,
tutte le volte in cui si evidenziano delle condizioni anomale,
sia perché lamentate dagli stessi lavoratori, sia perché i
processi produttivi e la tipologia degli ambienti di lavoro
confinati lo ritengono obbligatorio o opportuno è necessario
controllare i parametri sopra descritti utilizzando strumentazioni
adeguate.
I dati così rilevati potranno essere quindi analizzati da
personale competente, che potrà fornire indicazioni di tipo
prevenzionistico (modifiche del lay-out dei locali, inserimento
di protezioni sui macchinari, correzione delle caratteristiche
dei sistemi di condizionamento e di illuminazione, ecc.),
oppure, eccezionalmente, di tipo protezionistico (adozione
di dispositivi di protezione individuale quali indumenti specifici,
ecc.).
L'inosservanza della normativa sopra accennata è penalmente
sanzionata: la verifica delle condizioni microclimatiche permette,
invece, di lavorare in maggiore sicurezza dimostrando un corretto
approccio alla valutazione dei rischi per la salute e l'igiene
dei lavoratori.
Continua ...
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il microclima, l'illuminamento), la redazione della documentazione
prevista dalla legge, con l'individuazione degli eventuali
rischi presenti, le misure di prevenzione e protezione, la
fornitura delle informazioni al personale, la formazione professionale,
la consulenza nella modifica dei lay-out aziendali, la verifica
dei dispositivi di protezione più adatti, ecc..
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