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Abbiamo visto nel numero scorso
che, per togliere l'umidità dai nostri muri, evitando interventi
… "peggiorativi", spesso dovuti ad un colpevole "fai da te",
si hanno oggi a disposizione innumerevoli possibilità di intervento
che, per maggior chiarezza e sintesi, abbiamo raggruppato
in quattro categorie:
a) creazioni di barriere anticapillari inserite meccanicamente;
b) creazioni di barriere anticapillari formate chimicamente;
c) realizzazione di intonaci traspiranti;
d) realizzazione di campi elettrostatici;
Alla prima categoria appartengono tutti quegli
interventi che mirano a creare, alla base del muro, un ostacolo
meccanico alla risalita dell'acqua; ciò può avvenire con una
operazione completa di sottomurazione, eseguita per
piccoli sottocantieri, usando mattoni e malte non igroscopiche,
oppure con inserimento, previo taglio di brevi tratti di murature
portanti con particolari macchine taglia-muro, di apposite
sottili barriere lapidee, metalliche e/o bituminose, per l'intero
spessore della struttura.
Alla seconda categoria appartengono tutti quei sistemi
che sono destinati ad arginare la risalita dell'acqua nei
muri mediante la formazione di una barriera realizzata
con l'immissione nella muratura di particolari sostanze,
spesso coperte da brevetto, che le varie ditte fornitrici
producono, commercializzano e di cui spesso curano anche la
messa in opera; questa, normalmente, avviene attraverso l'inserimento
nel muro di particolari iniettori a perdere, che permettono
la lenta diffusione, al di sotto del muro da risanare, di
resine, che, saturando i vasi capillari in breve tempo ed
in maniera definitiva, arrestano la risalita dell'acqua. L'intervento
va praticato su muri che possono effettivamente essere saturati
dall'iniezione di queste resine e va effettuato con la presenza
dei vecchi intonaci che favoriscono il contenimento del materiale
iniettato; quando il muro si è completamente "impregnato",
si possono demolire i vecchi intonaci, si può lavare il muro
con liquidi appositi ed intonacare nuovamente, con materiali
di cui al comma seguente.
Alla terza categoria appartengono sistemi tendenti a sostituire
i vecchi intonaci cementizi, più o meno ammalorati,
con altri, cosiddetti "traspiranti"; sono numerose
le ditte che producono questi materiali, ed i materiali stessi
hanno caratteristiche simili, ma non identiche: ognuno è adatto
a risolvere un determinato "range" di problemi, ma difficilmente
potrà costituire la "cura miracolosa" per tutti i problemi;
si tratta di valutare di volta in volta se si è in presenza
di sola acqua o, invece, come più spesso accade, di acqua
e sali in essa disciolti. In questo secondo caso è necessario
valutare di quali sali si tratta, per poter proporre una cura
efficace; uno dei sali più ricorrenti è il solfato di magnesio,
per la sua grande attitudine migratoria all'interno delle
murature umide, spesso in … "compagnia" di solfati di calcio
e di sodio; non va trascurata, specialmente nelle murature
esposte ai venti di mare, la presenza di cloruri, mentre è
spesso oggetto di accuse infondate il cosiddetto "salnitro".
Infatti, i nitrati si ritrovano in particolare sui muri delle
vecchie stalle e su quelli fondati in prossimità di pozzi
neri e fognature; detti sali possono poi trovarsi presenti,
come componenti originari nel mattone, nel pietrame o nella
malta, oppure come assorbiti dal suolo insieme all'umidità
ascendente; nel primo caso la loro quantità è limitata, nel
secondo caso inesauribile. Ne consegue che l'intervento risolutore
sarà da scegliere di conseguenza. Comunque, rimanendo all'interno
di questa categoria di intervento, diremo che il ciclo
completo può, in generale, prevedere la completa rimozione
del vecchio intonaco, la spazzolatura del vecchio muro, il
trattamento della muratura con un impregnante inibitore della
salinità e promotore della traspirazione, la realizzazione
di un intonaco formulato con particolari additivi, leganti
ed inerti traspiranti, che lo rendano idoneo all'essiccamento
delle sottostanti murature ed infine una finitura con un rasante,
che favorisca la fuoriuscita del vapore e che sia idonea a
ricevere le decorazioni comunemente impiegate nei risanamenti.
Alla quarta categoria appartengono dei sistemi brevettati,
e presenti sul mercato da circa venti anni, che tendono ad
eliminare gli inconvenienti dell'umidità capillare annullandone
le cause con un procedimento naturale, che tende ad invertire
il flusso di risalita dell'acqua nelle murature con la
creazione di un campo elettrico esterno, con corrente
di bassa tensione. E' necessaria la presenza di mano d'opera
specializzata che inserisca, nel muro da trattare, un semiconduttore
elettrico che agisca da polo positivo e, nel terreno, delle
"puntazze", collegate fra loro, che costituiscano il polo
negativo. I due poli vengono poi collegati ad una centralina
elettronica (a 2,8 V di tensione e 2mAmpere di intensità per
ogni metro lineare di muro) collegata a sua volta alla rete
elettrica. Il consumo di energia elettrica è trascurabile
ed il sistema, una volta installato, non richiede manutenzione.
Il sistema è stato usato soprattutto in edifici di importanza
storica, anche perché il procedimento, noto con il nome di
"elettro-osmosi attiva", consente di conservare i vecchi
intonaci, se non particolarmente ammalorati, requisito
spesso indispensabile in un'operazione di restauro di un monumento.
Da evitare il … "fai da te", che porta spesso ad errori ricorrenti
come quello, numerosissime volte riscontrato, della realizzazione
di contropareti di tavelline in laterizio o di perlinati in
legno, che allontanano per un breve periodo il problema dagli
occhi, ma causano poi, a distanza di mesi od anni, un peggioramento
della … "salute muraria", con aggravamento notevole delle
condizioni igieniche ed a volte anche statiche della costruzione
oggetto dell'intervento poco lungimirante. Fanno parte di
questa categoria anche interventi, che seppure ben eseguiti,
si basano su una diagnosi errata o superficiale: potrei fare
molti esempi, ma ne cito uno soltanto perché mi permette di
introdurre il tema delle condense, che tratteremo nel prossimo
incontro.
In un ingresso al piano terra di un edificio antico, uno dei
muri andatori del vano scala, realizzato con mattoni pieni,
da moltissimi anni si presentava costantemente bagnato; i
proprietari avevano ritinteggiato le pareti numerose volte
fidando ogni volta di aver trovato la vernice miracolosa;
persa la fiducia di risolvere il problema con la pittura,
avevano poi una prima volta ricostruito l'intonaco con malta
cementizia normale, poi una seconda volta con intonaco traspirante,
ma l'inconveniente persisteva ancora al momento del mio primo
sopralluogo.
Constatata la posizione dei contatori dell'acqua sulla parete
esterna al piano terra, e la posizione di bagni e cucine ai
piani superiori, fu possibile ipotizzare il passaggio sottotraccia,
nel muro "incriminato", di un vecchio tubo in ferro per l'adduzione
idrica; tale tubo, perfettamente integro, ma sempre più freddo
del muro per la presenza di acqua proveniente dalle tubazioni
dell'acquedotto comunale, causava il raffreddamento superficiale
della parete, sia in estate che in inverno.
La parete aveva così sempre una temperatura nettamente inferiore
a quella dell'aria, causando un locale fenomeno di condensazione
del vapore acqueo presente nell'aria; la sostituzione nella
stessa traccia del vecchio e grosso tubo in ferro non isolato,
con un moderno tubo in polipropilene di sezione notevolmente
più ridotta, ma isolato termicamente, ha definitivamente risolto,
con una spesa modesta, l'annoso problema.
Senigallia, 04 gennaio 2002.
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