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rubrica - gennaio 2002
Questa è la rubrica presentata nel mese di Gennaio.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" allestito all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it, o, per una maggiore immediatezza telefonando al numero 3396116230.

Con l'approfondimento di questo mese concludiamo con il tema dell'umidità.

RIUSCIRO' A TOGLIERE

L'UMIDITA' DAI MURI DEL PIANO TERRA ?

(parte seconda)
 

Abbiamo visto nel numero scorso che, per togliere l'umidità dai nostri muri, evitando interventi … "peggiorativi", spesso dovuti ad un colpevole "fai da te", si hanno oggi a disposizione innumerevoli possibilità di intervento che, per maggior chiarezza e sintesi, abbiamo raggruppato in quattro categorie:


a) creazioni di barriere anticapillari inserite meccanicamente;
b) creazioni di barriere anticapillari formate chimicamente;
c) realizzazione di intonaci traspiranti;
d) realizzazione di campi elettrostatici;

Alla prima categoria appartengono tutti quegli interventi che mirano a creare, alla base del muro, un ostacolo meccanico alla risalita dell'acqua; ciò può avvenire con una operazione completa di sottomurazione, eseguita per piccoli sottocantieri, usando mattoni e malte non igroscopiche, oppure con inserimento, previo taglio di brevi tratti di murature portanti con particolari macchine taglia-muro, di apposite sottili barriere lapidee, metalliche e/o bituminose, per l'intero spessore della struttura.

Alla seconda categoria appartengono tutti quei sistemi che sono destinati ad arginare la risalita dell'acqua nei muri mediante la formazione di una barriera realizzata con l'immissione nella muratura di particolari sostanze, spesso coperte da brevetto, che le varie ditte fornitrici producono, commercializzano e di cui spesso curano anche la messa in opera; questa, normalmente, avviene attraverso l'inserimento nel muro di particolari iniettori a perdere, che permettono la lenta diffusione, al di sotto del muro da risanare, di resine, che, saturando i vasi capillari in breve tempo ed in maniera definitiva, arrestano la risalita dell'acqua. L'intervento va praticato su muri che possono effettivamente essere saturati dall'iniezione di queste resine e va effettuato con la presenza dei vecchi intonaci che favoriscono il contenimento del materiale iniettato; quando il muro si è completamente "impregnato", si possono demolire i vecchi intonaci, si può lavare il muro con liquidi appositi ed intonacare nuovamente, con materiali di cui al comma seguente.

Alla terza categoria appartengono sistemi tendenti a sostituire i vecchi intonaci cementizi, più o meno ammalorati, con altri, cosiddetti "traspiranti"; sono numerose le ditte che producono questi materiali, ed i materiali stessi hanno caratteristiche simili, ma non identiche: ognuno è adatto a risolvere un determinato "range" di problemi, ma difficilmente potrà costituire la "cura miracolosa" per tutti i problemi; si tratta di valutare di volta in volta se si è in presenza di sola acqua o, invece, come più spesso accade, di acqua e sali in essa disciolti. In questo secondo caso è necessario valutare di quali sali si tratta, per poter proporre una cura efficace; uno dei sali più ricorrenti è il solfato di magnesio, per la sua grande attitudine migratoria all'interno delle murature umide, spesso in … "compagnia" di solfati di calcio e di sodio; non va trascurata, specialmente nelle murature esposte ai venti di mare, la presenza di cloruri, mentre è spesso oggetto di accuse infondate il cosiddetto "salnitro". Infatti, i nitrati si ritrovano in particolare sui muri delle vecchie stalle e su quelli fondati in prossimità di pozzi neri e fognature; detti sali possono poi trovarsi presenti, come componenti originari nel mattone, nel pietrame o nella malta, oppure come assorbiti dal suolo insieme all'umidità ascendente; nel primo caso la loro quantità è limitata, nel secondo caso inesauribile. Ne consegue che l'intervento risolutore sarà da scegliere di conseguenza. Comunque, rimanendo all'interno di questa categoria di intervento, diremo che il ciclo completo può, in generale, prevedere la completa rimozione del vecchio intonaco, la spazzolatura del vecchio muro, il trattamento della muratura con un impregnante inibitore della salinità e promotore della traspirazione, la realizzazione di un intonaco formulato con particolari additivi, leganti ed inerti traspiranti, che lo rendano idoneo all'essiccamento delle sottostanti murature ed infine una finitura con un rasante, che favorisca la fuoriuscita del vapore e che sia idonea a ricevere le decorazioni comunemente impiegate nei risanamenti.

Alla quarta categoria appartengono dei sistemi brevettati, e presenti sul mercato da circa venti anni, che tendono ad eliminare gli inconvenienti dell'umidità capillare annullandone le cause con un procedimento naturale, che tende ad invertire il flusso di risalita dell'acqua nelle murature con la creazione di un campo elettrico esterno, con corrente di bassa tensione. E' necessaria la presenza di mano d'opera specializzata che inserisca, nel muro da trattare, un semiconduttore elettrico che agisca da polo positivo e, nel terreno, delle "puntazze", collegate fra loro, che costituiscano il polo negativo. I due poli vengono poi collegati ad una centralina elettronica (a 2,8 V di tensione e 2mAmpere di intensità per ogni metro lineare di muro) collegata a sua volta alla rete elettrica. Il consumo di energia elettrica è trascurabile ed il sistema, una volta installato, non richiede manutenzione. Il sistema è stato usato soprattutto in edifici di importanza storica, anche perché il procedimento, noto con il nome di "elettro-osmosi attiva", consente di conservare i vecchi intonaci, se non particolarmente ammalorati, requisito spesso indispensabile in un'operazione di restauro di un monumento.
Da evitare il … "fai da te", che porta spesso ad errori ricorrenti come quello, numerosissime volte riscontrato, della realizzazione di contropareti di tavelline in laterizio o di perlinati in legno, che allontanano per un breve periodo il problema dagli occhi, ma causano poi, a distanza di mesi od anni, un peggioramento della … "salute muraria", con aggravamento notevole delle condizioni igieniche ed a volte anche statiche della costruzione oggetto dell'intervento poco lungimirante. Fanno parte di questa categoria anche interventi, che seppure ben eseguiti, si basano su una diagnosi errata o superficiale: potrei fare molti esempi, ma ne cito uno soltanto perché mi permette di introdurre il tema delle condense, che tratteremo nel prossimo incontro.
In un ingresso al piano terra di un edificio antico, uno dei muri andatori del vano scala, realizzato con mattoni pieni, da moltissimi anni si presentava costantemente bagnato; i proprietari avevano ritinteggiato le pareti numerose volte fidando ogni volta di aver trovato la vernice miracolosa; persa la fiducia di risolvere il problema con la pittura, avevano poi una prima volta ricostruito l'intonaco con malta cementizia normale, poi una seconda volta con intonaco traspirante, ma l'inconveniente persisteva ancora al momento del mio primo sopralluogo.
Constatata la posizione dei contatori dell'acqua sulla parete esterna al piano terra, e la posizione di bagni e cucine ai piani superiori, fu possibile ipotizzare il passaggio sottotraccia, nel muro "incriminato", di un vecchio tubo in ferro per l'adduzione idrica; tale tubo, perfettamente integro, ma sempre più freddo del muro per la presenza di acqua proveniente dalle tubazioni dell'acquedotto comunale, causava il raffreddamento superficiale della parete, sia in estate che in inverno.
La parete aveva così sempre una temperatura nettamente inferiore a quella dell'aria, causando un locale fenomeno di condensazione del vapore acqueo presente nell'aria; la sostituzione nella stessa traccia del vecchio e grosso tubo in ferro non isolato, con un moderno tubo in polipropilene di sezione notevolmente più ridotta, ma isolato termicamente, ha definitivamente risolto, con una spesa modesta, l'annoso problema.


Senigallia, 04 gennaio 2002.

 

Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli
Senigallia


 
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