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rubrica - dicembre 2001
Questa è la rubrica presentata nel mese di Dicembre.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" allestito all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it, o, per una maggiore immediatezza telefonando al numero 3396116230.

Con l'approfondimento di questo mese, portiamo avanti un tema di attualità: "l'umidità", dato che, con l'arrivo dell'inverno, sono arrivate le prime giornate uggiose e con esse alcuni problemi si ripresentano, purtroppo, puntualmente..

RIUSCIRO' A TOGLIERE

L'UMIDITA' DAI MURI DEL PIANO TERRA ?
 

La tendenza che si è riscontrata nell'edilizia negli ultimi venti anni, cioè un aumento degli interventi di recupero di vecchi fabbricati, ha reso attuali, oltre ai problemi collegati alla ristrutturazione architettonica e strutturale, anche i problemi connessi con il risanamento delle murature umide: ci si trova spesso di fronte a murature del piano terra o dei piani interrati che assorbono quantità, anche notevoli, di acqua dal terreno sottostante.

Cerchiamo di presentare brevemente questo argomento e di elencare quelli che sono i rimedi oggi a disposizione di chi voglia affrontare radicalmente e definitivamente il problema, senza però ... esagerare, riservandoci di esaminarli più nel dettaglio nel prossimo numero.
L'esperienza delle estati 2000 e 2001, caratterizzate entrambe da un'esasperata ed esasperante siccità, comincia a far riflettere sul tipo di intervento da realizzare; drenaggi spinti eccessivamente in profondità, uniti a precipitazioni atmosferiche sporadiche, hanno infatti riproposto il problema con nuove sfaccettature.
L'eccessivo prosciugamento del terreno si è rivelato, a volte, il responsabile di cedimenti locali delle fondazioni superficiali, continue o a plinti, che si manifestano con lesioni nelle soprastanti murature, portanti o di tamponamento.
Ma di problemi di questo tipo si è parlato ampiamente nello scorso intervento; stavolta, vogliamo cercare di dare suggerimenti a chi ha il problema opposto: muri con eccessivo tenore di umidità.
Innanzi tutto, è necessario, come in tutte le cose, cercare di prevenire il problema, piuttosto che preoccuparsene dopo aver effettuato operazioni edilizie "maldestre".
Mi è capitato, più di una volta, di essere chiamato ad esaminare murature in vecchie case che, dopo recenti interventi di ristrutturazione, presentavano pareti umide che, precedentemente, erano state asciutte per decenni; nelle ex case coloniche, spesso, l'intervento responsabile è stato quello di aver costruito, direttamente sopra il vecchio pavimento in terra battuta della cantina, un massetto in calcestruzzo con sopra un pavimento di cotto o ceramica.
Altre volte lo stesso inconveniente è stato causato dalla realizzazione di un marciapiede perimetrale o dalla pavimentazione di un cortile interno; in entrambi i casi, che a volte possono anche presentarsi simultaneamente, si è venuto a turbare quel naturale equilibrio che perdurava da secoli, e la parte di umidità del terreno, che migrava naturalmente nell'aria sovrastante, è stata convogliata nei muri, verso l'alto, attraverso le fondazioni della casa.
E' evidente che detti pavimenti si debbano costruire e che, se il nuovo proprietario vuole ad esempio costruire un bagno ed una cucina al posto di una vecchia cantina, dovrà necessariamente sostituire il pavimento in terra con uno in ceramica o altro materiale, ma prima di farlo dovrà prendere tutte quelle precauzioni che il caso, di volta in volta, richiede: creazioni di vespai ben aerati, drenaggi che allontanino l'acqua dalla casa (curando però di non modificare le caratteristiche del terreno al di sotto delle fondazioni), pavimenti al piano terra su solai rialzati e con sottostanti intercapedini aerate, etc.
Altre volte, la responsabilità dell'inconveniente si è dimostrata la frettolosa chiusura di vecchi pozzi, o semplicemente il loro abbandono e disuso; moltissime case rurali, ma anche molte case urbane, avevano infatti nelle immediate vicinanze, od anche al loro interno, pozzi che venivano regolarmente usati per l'approvvigionamento idrico degli abitanti (questo era frequentissimo sino agli anni '50 ed a volte anche sino a tempi più recenti); il mancato uso del pozzo ha portato spesso ad un innalzamento del livello della falda acquifera e, conseguentemente, ad una maggiore pressione idrostatica sotto le fondazioni della casa, innescando una risalita di acqua per capillarità superiore alla quantità che il muro è in grado di riversare nell'ambiente.
E' necessario quindi, che, una volta riscontrato un problema di capillarità, lo stesso venga diagnosticato con chiarezza, senza possibilità di incorrere in errori di interpretazione; prima di intervenire sui muri con gli accorgimenti di seguito elencati, sarebbe saggio valutare se non sia possibile intervenire all'esterno del fabbricato con rimedi indiretti, che si rivelano spesso più semplici, più sicuri e meno costosi.
Se però si ha la necessità di intervenire sulle murature, avendo constatato l'impossibilità di agire diversamente, oggi si hanno a disposizione innumerevoli possibilità di intervento che, per maggior chiarezza e sintesi, cerchiamo di raggruppare in quattro categorie, evitando invece interventi… "peggiorativi", spesso dovuti ad un colpevole "fai da te":

a) creazioni di barriere anticapillari inserite meccanicamente;
b) creazioni di barriere anticapillari formate chimicamente;
c) realizzazione di intonaci traspiranti;
d) realizzazione di campi elettrostatici.

Nel prossimo incontro analizzeremo i singoli casi.


Senigallia, 10 dicembre 2001.

 

Arch. Ing. Arnaldo Giuseppe Fornaroli Senigallia


 
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