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La redazione di Ediancona intende offrire
ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall' Arch. Ing.
Giuseppe Fornaroli, e dall 'Ing. Daniele Gianfrini,
consistente in un approfondimento di un argomento inerente
al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del
"portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori
di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone
che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema
casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse
interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni,
o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" che presto
sarà allestito all'interno del portale o spedendo un
e-mail all'indirizzo: info@ediancona.it,
oppure contattando direttamente gli autori degli articoli,
all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it,
o telefonando al numero 3396116230.
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Un'estate… al fresco
!!! (parte seconda)
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Nel numero precedente era stata esposta la problematica
connessa con l'isolamento dal caldo estivo dei nostri locali
sottotetto abitabili.
Esaminiamo oggi, fra le numerose soluzioni possibili, quella
di ricorrere ad un "tetto ventilato".
Il principio fisico che sta alla base di tale soluzione
tecnico - costruttiva è quello di evitare che il calore
accumulato dal manto di copertura si trasmetta, per conduzione,
cioè per contatto diretto, agli strati sottostanti.
L'esigenza è particolarmente sentita nella nostra regione,
perché i nostri tetti a falda, coperti per lo più con coppi
o tegole di colore rossastro, hanno un coefficiente di
assorbimento dei raggi solari molto alto e tendono quindi
ad assorbire notevoli quantità di calore.
In giornate assolate e poco ventilate nei canali verticali
interni della falda esposta a sud-ovest, fra un coppo e
l'altro, dove al contributo dell'irraggiamento diretto si
somma quello riflesso, si possono raggiungere temperature
superficiali esterne superiori agli 80°C.
Si capisce pertanto perché sia auspicabile che tale
calore non venga a contatto con gli strati più interni e
perché nasca la necessità di staccare il manto di copertura
dal resto della struttura del tetto.
Storicamente, il "tetto ventilato" non è un'invenzione della
fine del ventesimo secolo, anzi, il concetto era già
noto alle civiltà che, sin dall'antichità, occuparono
la fascia tropicale ed equatoriale del nostro pianeta per
i loro insediamenti.
Allora, e si parla di migliaia di anni fa, si usava proteggere
le murature di mattoni, pietrame od argilla, con ripari
costituiti soprattutto da canne e fogliame; oggi i materiali
a disposizione, per lo più artificiali, sono molteplici,
offerti sul mercato edilizio da ditte produttrici e rivenditori,
sia come pacchetti completi, sia come elementi singoli da
comporre con altri per costruire coperture personalizzate,
adeguate a rispondere alle esigenze particolari che di volta
in volta si pongono al fruitore dei locali sottotetto.
Anche se, ovviamente, non è possibile fornire una "ricetta"
che possa essere valida in qualunque situazione, esaminiamo
comunque due casi ricorrenti: quello di un solaio di
copertura in laterizio e calcestruzzo armato (fig.1)
di una casa nuova e quello di un solaio di copertura
in legno per una ristrutturazione di una casa rurale
od urbana che sia (fig.2).
Nel primo caso, (vedi figura
n°1), si potrà avere, iniziando dall'esterno:
- manto di copertura in tegole o in coppi;
- telo impermeabile traspirante;
- tavolato in pannelli in legno tipo plywood o OSB;
- camera d'aria per i canali di ventilazione naturale;
- isolamento termico costituito da pannelli in polistirene,
sughero, etc.;
- solaio in laterizio e calcestruzzo armato;
- intonaco del soffitto. |
fig 1
clicca sulla foto per ingrandirla
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Nel secondo caso, (vedi
figura n°2), si potrà avere, iniziando dall'esterno:
- manto di copertura in tegole o in coppi;
- telo impermeabile traspirante;
- tavolato in pannelli in legno tipo plywood o OSB;
- camera d'aria per i canali di ventilazione;
- isolamento termico costituito da pannelli in polistirene,
sughero, etc.;
- massetto in calcestruzzo dello spessore di 4 - 8 cm;
- solaio tradizionale in travi, filetti in legno completato
da pianelle in laterizio. |
fig 2
clicca sulla foto per ingrandirla
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Esaminando nel dettaglio le singole parti possiamo dire
che il solaio, sia esso in laterizio od in legno, dal punto
di vista termico, non richiede particolari accorgimenti,
oltre a quelli ovvi di rispondere alle esigenze statiche,
se non quello di dare, al pacchetto copertura una massa
adeguata per avere un adeguato ritardo dell'onda termica
(il tempo necessario al calore per attraversare, adeguatamente
smorzato, la struttura del tetto).
Per sua natura il solaio in laterizio e calcestruzzo armato,
con il suo peso di circa 200 Kg/mq, è già sufficiente a
dare la massa minima richiesta; nel caso del solaio in legno,
invece, deve svolgere questa funzione di volano termico
il massetto in calcestruzzo o un altro strato di materiale
sufficientemente pesante.
L'isolamento termico sarà realizzato, senza interruzioni,
in modo da non costituire ponti termici e con gli spessori
necessari per ottenere gli obiettivi fissati in sede di
progettazione; il mercato mette a disposizione una tale
abbondanza di materiali naturali ed artificiali che il futuro
committente farà bene a consultarci o ad affidarsi a progettisti
e rivenditori preparati, di sua conoscenza, per evitare
facili errori rincorrendo illusori vantaggi economici.
La camera d'aria per realizzare la ventilazione dovrà avere
uno spessore commisurato alla geometria, alla grandezza
ed alla pendenza della falda; inoltre l'ingresso dell'aria
fresca dal basso e l'uscita dell'aria calda dalla parte
alta devono avere una sezione commisurata a quella dei canali
e realizzata in modo che la stessa sia efficiente anche
nel tempo e che non tenda a peggiorare il rendimento per
intasamento con sporcizia apportata da agenti atmosferici,
insetti, uccelli, ecc.
La misura della sezione dei canali di ventilazione naturale
deve essere "progettata" sia per quanto riguarda la larghezza
che l'altezza; in via generale si può affermare che non
si deve scendere mai sotto i tre centimetri e non andare
oltre i dieci; lo spessore ottimale (in genere 6-8 cm) normalmente
si realizza disponendo dei filetti di legno nel senso della
pendenza del tetto, ad una distanza di 60 centimetri l'uno
dall'altro dovuta al fatto che la misura dei sovrastanti
pannelli è in genere 120 x 240 cm; i pannelli vanno preventivamente
trattati contro l'assorbimento di acqua ed umidità e contro
l'aggressione degli insetti.
Le asole sotto la gronda e sotto i coppi del colmo potranno
essere convenientemente chiuse con fogli di rame dello spessore
di 6 o 8 decimi di millimetro opportunamente forati.
Il tavolato, realizzato come detto più sopra con pannelli
lunghi cm 240, larghi cm 120 dello spessore variabile da
1,50 a 3,00 cm, sarà fissato ai sottostanti filetti con
viti, ed i filetti fissati alla struttura sottostante con
tanti tappi a pressione in numero, diametro e lunghezza
quanto la ventosità della zona richiede per evitare il loro
sollevamento per eccessive pressioni dei canali di ventilazione
o per l'innesco di fenomeni di depressione nella falda sottovento.
Infine, anche se si continua a coprire tali pannelli con
tradizionali guaine al poliestere ardesiate murando i coppi
del manto di copertura con tradizionale malta cementizia,
sarebbe meglio usare uno dei tanti manti impermeabili traspiranti
presenti ormai sul mercato edilizio mondiale più qualificato
da almeno 10 anni e fissare i coppi con una delle tante
modalità a secco, in modo da non favorire il ristagno di
acqua all'interno del laterizio favorendo una rapida evaporazione
dell'acqua piovana.
L'errore di continuare ad usare le guaine bituminose al
poliestere non è grave se la guaina è posta sopra i pannelli
in legno a chiusura dei canali di ventilazione e se questi
ultimi sono veramente efficienti, altrimenti l'uso di
un manto impermeabile all'acqua con alto valore di impermeabilità
al vapore può compromettere la durabilità del pacchetto
di copertura ed il comfort interno.
Dobbiamo necessariamente limitarci a quanto sopra esposto,
ma, in attesa del prossimo approfondimento, sono particolarmente
graditi gli interventi diretti dei visitatori, cui, a secondo
del tipo di problema, potrà essere data risposta diretta
o sulla nostra rubrica in un prossimo intervento di apprfondimento.
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arch. ing. Giuseppe Fornaroli
Senigallia
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