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rubrica - maggio 2001
Questa è la rubrica presentata nel mese di Maggio.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" che presto sarà allestito all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it, o telefonando al numero 3396116230.

Un'estate… al fresco !!! (parte seconda)


Nel numero precedente era stata esposta la problematica connessa con l'isolamento dal caldo estivo dei nostri locali sottotetto abitabili.
Esaminiamo oggi, fra le numerose soluzioni possibili, quella di ricorrere ad un "tetto ventilato".
Il principio fisico che sta alla base di tale soluzione tecnico - costruttiva è quello di evitare che il calore accumulato dal manto di copertura si trasmetta, per conduzione, cioè per contatto diretto, agli strati sottostanti.
L'esigenza è particolarmente sentita nella nostra regione, perché i nostri tetti a falda, coperti per lo più con coppi o tegole di colore rossastro, hanno un coefficiente di assorbimento dei raggi solari molto alto e tendono quindi ad assorbire notevoli quantità di calore.
In giornate assolate e poco ventilate nei canali verticali interni della falda esposta a sud-ovest, fra un coppo e l'altro, dove al contributo dell'irraggiamento diretto si somma quello riflesso, si possono raggiungere temperature superficiali esterne superiori agli 80°C.
Si capisce pertanto perché sia auspicabile che tale calore non venga a contatto con gli strati più interni e perché nasca la necessità di staccare il manto di copertura dal resto della struttura del tetto.
Storicamente, il "tetto ventilato" non è un'invenzione della fine del ventesimo secolo, anzi, il concetto era già noto alle civiltà che, sin dall'antichità, occuparono la fascia tropicale ed equatoriale del nostro pianeta per i loro insediamenti.
Allora, e si parla di migliaia di anni fa, si usava proteggere le murature di mattoni, pietrame od argilla, con ripari costituiti soprattutto da canne e fogliame; oggi i materiali a disposizione, per lo più artificiali, sono molteplici, offerti sul mercato edilizio da ditte produttrici e rivenditori, sia come pacchetti completi, sia come elementi singoli da comporre con altri per costruire coperture personalizzate, adeguate a rispondere alle esigenze particolari che di volta in volta si pongono al fruitore dei locali sottotetto.
Anche se, ovviamente, non è possibile fornire una "ricetta" che possa essere valida in qualunque situazione, esaminiamo comunque due casi ricorrenti: quello di un solaio di copertura in laterizio e calcestruzzo armato (fig.1) di una casa nuova e quello di un solaio di copertura in legno per una ristrutturazione di una casa rurale od urbana che sia (fig.2).

Nel primo caso, (vedi figura n°1), si potrà avere, iniziando dall'esterno:

- manto di copertura in tegole o in coppi;
- telo impermeabile traspirante;
- tavolato in pannelli in legno tipo plywood o OSB;
- camera d'aria per i canali di ventilazione naturale;
- isolamento termico costituito da pannelli in polistirene, sughero, etc.;
- solaio in laterizio e calcestruzzo armato;
- intonaco del soffitto.

fig 1
clicca sulla foto per ingrandirla
Nel secondo caso, (vedi figura n°2), si potrà avere, iniziando dall'esterno:

- manto di copertura in tegole o in coppi;
- telo impermeabile traspirante;
- tavolato in pannelli in legno tipo plywood o OSB;
- camera d'aria per i canali di ventilazione;
- isolamento termico costituito da pannelli in polistirene, sughero, etc.;
- massetto in calcestruzzo dello spessore di 4 - 8 cm;
- solaio tradizionale in travi, filetti in legno completato da pianelle in laterizio.

fig 2
clicca sulla foto per ingrandirla

Esaminando nel dettaglio le singole parti possiamo dire che il solaio, sia esso in laterizio od in legno, dal punto di vista termico, non richiede particolari accorgimenti, oltre a quelli ovvi di rispondere alle esigenze statiche, se non quello di dare, al pacchetto copertura una massa adeguata per avere un adeguato ritardo dell'onda termica (il tempo necessario al calore per attraversare, adeguatamente smorzato, la struttura del tetto).
Per sua natura il solaio in laterizio e calcestruzzo armato, con il suo peso di circa 200 Kg/mq, è già sufficiente a dare la massa minima richiesta; nel caso del solaio in legno, invece, deve svolgere questa funzione di volano termico il massetto in calcestruzzo o un altro strato di materiale sufficientemente pesante.
L'isolamento termico sarà realizzato, senza interruzioni, in modo da non costituire ponti termici e con gli spessori necessari per ottenere gli obiettivi fissati in sede di progettazione; il mercato mette a disposizione una tale abbondanza di materiali naturali ed artificiali che il futuro committente farà bene a consultarci o ad affidarsi a progettisti e rivenditori preparati, di sua conoscenza, per evitare facili errori rincorrendo illusori vantaggi economici.
La camera d'aria per realizzare la ventilazione dovrà avere uno spessore commisurato alla geometria, alla grandezza ed alla pendenza della falda; inoltre l'ingresso dell'aria fresca dal basso e l'uscita dell'aria calda dalla parte alta devono avere una sezione commisurata a quella dei canali e realizzata in modo che la stessa sia efficiente anche nel tempo e che non tenda a peggiorare il rendimento per intasamento con sporcizia apportata da agenti atmosferici, insetti, uccelli, ecc.
La misura della sezione dei canali di ventilazione naturale deve essere "progettata" sia per quanto riguarda la larghezza che l'altezza; in via generale si può affermare che non si deve scendere mai sotto i tre centimetri e non andare oltre i dieci; lo spessore ottimale (in genere 6-8 cm) normalmente si realizza disponendo dei filetti di legno nel senso della pendenza del tetto, ad una distanza di 60 centimetri l'uno dall'altro dovuta al fatto che la misura dei sovrastanti pannelli è in genere 120 x 240 cm; i pannelli vanno preventivamente trattati contro l'assorbimento di acqua ed umidità e contro l'aggressione degli insetti.
Le asole sotto la gronda e sotto i coppi del colmo potranno essere convenientemente chiuse con fogli di rame dello spessore di 6 o 8 decimi di millimetro opportunamente forati.
Il tavolato, realizzato come detto più sopra con pannelli lunghi cm 240, larghi cm 120 dello spessore variabile da 1,50 a 3,00 cm, sarà fissato ai sottostanti filetti con viti, ed i filetti fissati alla struttura sottostante con tanti tappi a pressione in numero, diametro e lunghezza quanto la ventosità della zona richiede per evitare il loro sollevamento per eccessive pressioni dei canali di ventilazione o per l'innesco di fenomeni di depressione nella falda sottovento.
Infine, anche se si continua a coprire tali pannelli con tradizionali guaine al poliestere ardesiate murando i coppi del manto di copertura con tradizionale malta cementizia, sarebbe meglio usare uno dei tanti manti impermeabili traspiranti presenti ormai sul mercato edilizio mondiale più qualificato da almeno 10 anni e fissare i coppi con una delle tante modalità a secco, in modo da non favorire il ristagno di acqua all'interno del laterizio favorendo una rapida evaporazione dell'acqua piovana.
L'errore di continuare ad usare le guaine bituminose al poliestere non è grave se la guaina è posta sopra i pannelli in legno a chiusura dei canali di ventilazione e se questi ultimi sono veramente efficienti, altrimenti l'uso di un manto impermeabile all'acqua con alto valore di impermeabilità al vapore può compromettere la durabilità del pacchetto di copertura ed il comfort interno.

Dobbiamo necessariamente limitarci a quanto sopra esposto, ma, in attesa del prossimo approfondimento, sono particolarmente graditi gli interventi diretti dei visitatori, cui, a secondo del tipo di problema, potrà essere data risposta diretta o sulla nostra rubrica in un prossimo intervento di apprfondimento.

arch. ing. Giuseppe Fornaroli
Senigallia

 
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