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L'estate sta arrivando, e con essa il caldo: il titolo non
è un invito a passare le prossime vacanze estive nel carcere
di San Vittore o in quello di Regina Coeli, ma piuttosto un
invito ad affrontare ed a risolvere insieme i problemi di
comfort ambientale all'interno delle vostre abitazioni e soprattutto
delle vostre mansarde, nei periodi più caldi dell'anno.
Desidero fare alcune considerazioni sulle modalità costruttive
ottimali che abbiamo oggi a disposizione per isolare i tetti
a falda, soprattutto in quei casi dove i locali sottotetto
sono utilizzati come abitazioni, per tutto l'anno o limitatamente
al periodo estivo.
Tratterò questo argomento in due parti: in questa prima parte
esporrò la problematica, mentre, la prossima volta darò, per
quanto possibile, delle soluzioni tipo, aiutandomi anche con
schemi grafici.
Dopo l'avvento della legge 373 del 1976 (e le successive modifiche
portate da altre leggi, decreti e circolari esplicative) che
ha introdotto l'obbligo di limitare le dispersioni di calore
dei nostri edifici, si sono diffusi numerosi metodi di intervento,
sia sulle costruzioni nuove, che negli interventi di ristrutturazione,
che hanno proposto isolamenti termici, realizzati con pannelli
di polistirene o sughero oppure con poliuretano "spruzzato",
aventi come scopo principale quello di isolare gli ambienti
sottostanti le coperture e limitare il consumo energetico
nei mesi invernali.
Non sempre, però, un "pacchetto" di materiali che risolve,
anche egregiamente, i problemi invernali è necessariamente
in grado di comportarsi altrettanto bene nei mesi estivi:
anche se si tratta sempre di contrastare un passaggio di calore,
i fenomeni fisici si manifestano in maniera molto differente.
In inverno, infatti, la superficie interna delle tamponature
deve essere mantenuta quanto più possibile a temperature prossime
a 18-19°C, mentre esternamente, nella nostra zona, si hanno
temperature che oscillano generalmente fra i - 5° ed i +10°C;
si assiste pertanto ad una costante migrazione di calore dall'interno
verso l'esterno (tanto più rapida quanto maggiori sono il
salto termico e la velocità del vento all'esterno), cui si
supplisce, all'interno, con un apporto di calore mediante
corpi scaldanti (radiatori, ventilconvettori, serpentine a
pavimento, camini, stufe, etc) .
In estate si assiste, invece, a migrazioni periodiche di calore:
di giorno il sole irraggia calore sulle nostre case, mentre
di notte le nostre case cedono di nuovo calore all'esterno;
così, in certe ore, si ha passaggio di calore dall'esterno
all'interno, in altre dall'interno all'esterno; la temperatura
delle superfici esterne (specialmente quelle della copertura
e quelle esposte a sud-ovest) può raggiungere nel primo pomeriggio
valori anche superiori agli 80°C, mentre poco prima dell'alba
le stesse superfici possono scendere al di sotto dei 15°C.
All'interno, tale oscillazione termica si ripercuote con un
range di valori più limitato, ed i minimi e massimi dei valori
si registreranno con un certo ritardo rispetto all'esterno;
questi fenomeni, "smorzamento" e "sfasamento" dell'onda termica,
sono patrimonio dell'esperienza pratica di ognuno di noi:
a tutti sarà capitato molte volte di rientrare in casa d'estate,
a notte inoltrata, quando fuori era già fresco, e provare
un'opprimente sensazione di caldo, oppure uscire di casa in
tarda mattinata, quando la temperatura interna era ancora
gradevole, e trovarsi immersi improvvisamente in una calura
insopportabile.
Ovviamente, sebbene le conoscenze scientifiche abbiano compiuto
grandi progressi anche in questa direzione, non siamo comunque
in grado di modificare a nostro piacimento lo stato termo-igrometrico
esterno; possiamo però fare molto, sia in fase di progettazione
di nuove coperture, che in caso di ristrutturazioni di coperture
esistenti, per migliorare la vivibilità delle nostre case,
specialmente degli ambienti sottotetto; ovviamente parlo di
sistemi che non propongono, a loro volta, consumo di energia
e peggioramento della vivibilità esterna: le immagini di Los
Angeles, nelle calde ed umide giornate estive, sotto la cappa
creata dagli scarichi degli impianti di condizionamento e
dai fumi delle automobili sono state proposte alla ribalta
della cronaca numerosissime volte, anche dalla nostra televisione,
e non è certo questo il modello da perseguire; l'obbiettivo
è invece quello di raggiungere un ottimo livello di benessere
individuale senza compromettere quello collettivo.
Per comprendere come questo obbiettivo possa essere raggiunto,
è necessario esaminare cosa succede, dal punto di vista termico,
alle nostre coperture durante il periodo estivo. Il calore
viene trasmesso alle superfici esterne (strutture di copertura
e tamponature verticali) dall'irraggiamento solare, e si trasmette
per conduzione (contatto diretto) nei vari strati che compongono
il tetto; la temperatura dei soffitti delle nostre mansarde,
specialmente nella tarda serata e nelle prime ore della notte,
tende a raggiungere temperature tali (anche 40°¸50°C), compromettendo
spesso il riposo notturno nelle nostre abitazioni, soprattutto
nei periodi più caldi.
Il massimo della temperatura superficiale esterna, come dicevamo,
può raggiungere, nelle prime ore pomeridiane, picchi superiori
agli 80°C; il calore si propaga all'interno, facendo raggiungere
alle superfici interne il massimo della temperatura nelle
tarde ore serali, con un ritardo che può variare dalle 2 alle
8 ore rispetto all'esterno, a secondo della qualità dell'isolamento
e della massa della parete (più velocemente se la parete è
male isolata e leggera, più lentamente se la parete è isolata
correttamente e dotata di grande inerzia termica). Il tempo
dello sfasamento può essere calcolato preventivamente con
buona precisione; nelle abitazioni, è ottimale che tale ritardo
sia di circa dodici ore, in modo che il massimo del calore
esterno arrivi all'interno, sufficientemente smorzato, verso
le quattro del mattino, in concomitanza con i valori minimi
della temperatura dell'aria; per far questo, però, servono
tetti molto isolati e molto pesanti, che spesso contrastano
con altre esigenze progettuali.
Dal punto di vista strettamente fisico, invece, se l'obbiettivo
è quello di mantenere temperature interne costantemente pari
alla media giornaliera (o di periodi ancora più lunghi), il
ritardo dell'onda termica dovrebbe essere, in proporzione,
anche più grande; per ottenere questo, è sufficiente operare
solo sulle masse murarie: è nota a tutti la sensazione di
fresco che si prova entrando nelle grandi cattedrali romaniche
o nei castelli medioevali, dove è l'enorme spessore dei muri
in mattoni o in pietra a permettere tale situazione; un fenomeno
simile si verifica anche nelle grotte, come sarà capitato
a tutti di provare visitando le grotte di Frasassi, dove la
temperatura è in ogni momento costantemente uguale alla media
annuale. Anche alcune costruzioni del nostro meridione (emblematici
i trulli di Alberobello) e della fascia mediterranea nord
africana fanno ricorso a pareti pesanti (pitturate esternamente
di bianco) per difendersi dall'aggressione dell'irraggiamento
solare. La cosa, però, non è proponibile per l'edilizia degli
anni 2000, sia per motivi di spazio, sia per motivi economici,
ed anche perché, soprattutto in edifici alti, sarebbe un controsenso
proporre coperture eccessivamente pesanti, per motivi di sicurezza
sismica.
Negli anni ottanta, inoltre, insieme alla tendenza ad usare
di nuovo coperture in legno tradizionale od in legno lamellare
(quindi generalmente più leggere di quelle in laterizio e
calcestruzzo), non potendo più contare sulla massa, si è cominciato
a ricorrere ad un altro criterio per proteggersi dall'irraggiamento
solare: si sono cioè adottati accorgimenti, alternativi alla
massa, per evitare che il calore si diffonda, per conduzione,
senza ostacoli, dagli strati esterni a quelli interni.
Il sistema ha preso il nome di "tetto
ventilato": un pacchetto di copertura che, se correttamente
realizzato, risolve sia i problemi invernali, che, soprattutto,
quelli legati al caldo estivo; perché il tetto ventilato risulti
efficace, è però necessario analizzare ogni singola situazione
con estrema attenzione e progettare, di volta in volta, la
copertura più idonea: il mercato del "tetto ventilato" offre
ormai una notevole varietà di prodotti, la maggior parte dei
quali tecnicamente ineccepibili, ma non bisogna commettere
l'errore di credere che ognuno di questi prodotti possa rappresentare
la soluzione ottimale del proprio caso.
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