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L'isolamento e l'impermeabilizzazione della copertura possono,
ovviamente, essere realizzati con una serie infinita di possibilità,
di scelte tecniche ed estetiche, sia dal punto di vista strutturale
che di finitura; sul mercato esistono oggi moltissimi materiali,
sia per l'isolamento termico che per l'impermeabilizzazione;
per motivi di brevità oggi esaminiamo come deve essere
realizzato un tetto piano, in cui l'isolamento termico
è posto sopra l'impermeabilizzazione.
Questo modo di operare è stato proposto all'attenzione
dei tecnici del settore da più di venti anni,
ma ancora incontra qualche perplessità da operatori
e committenti, che sono a volte portati, erroneamente, a vedere
la guaina impermeabile come ultimo strato del pacchetto a
copertura finale degli altri strati.
La stessa denominazione del tipo di copertura, infatti, mette
in risalto come questo, in effetti, sia realizzato "a
rovescio" rispetto al solito; il sistema è cominciato
ad essere affidabile dal momento in cui sono comparsi sul
mercato pannelli di isolamento termico che non "soffrono"
l'acqua e non perdono le loro caratteristiche anche se bagnati.
Il solaio piano di copertura, se mal realizzato, dell'ultimo
piano abitabile è spesso oggetto di noie all'interno
dei condomini: chi abita all'ultimo piano si lamenta del
freddo in inverno, dell'eccessivo caldo d'estate e spesso
rimpiange di essersi fatto attrarre da un appartamento con
finestre panoramiche e si rammarica di non aver scelto un
appartamento di un piano intermedio; ma anche l'ultimo piano,
coperto a terrazzo, può essere realizzato in maniera
corretta, in maniera tale da garantire un comfort ottimale
a chi vi abita, ed eventuali inconvenienti sono da far risalire
ad una realizzazione poco avveduta, ma che si può sempre
correggere.
Non esiste ovviamente una soluzione unica che risolve tutti
i casi particolari che si possono presentare: ogni problema
va studiato e risolto in base a situazioni che sono sempre
diverse, ma il cosiddetto "tetto rovescio" si presta
a dare in genere risposte più che soddisfacenti.
Al di là dei materiali che si useranno nei singoli
casi, concettualmente, la sequenza operativa per ottenere
un prodotto finale ottimale può essere, ad esempio,
la seguente:
- A) solaio in laterizio e calcestruzzo armato, realizzato
in piano;
- B) completamento dell'intradosso con un normale intonaco;
- C) massetto per realizzare sopra il solaio le necessarie
pendenze;
- D) doppia guaina bituminosa al poliestere;
- E) pannelli in polistirene espanso estruso, dello spessore
desiderato;
- F) ghiaietto di fiume di protezione e zavorramento.
Esaminando singolarmente i singoli componenti della stratificazione
costituente la copertura, che possono essere completati, se
necessario, da una barriera al vapore da disporre sempre aderente
alla faccia calda dell'isolamento termico, possiamo precisare
che:
Il massetto C) può essere a sua volta realizzato con
inerti tali da migliorare le caratteristiche isolanti dello
strato delle pendenze, ma in generale è meglio affidare
tale compito esclusivamente allo strato E) e far svolgere
allo strato C), oltre alle sue funzioni specifiche, il compito
di aumentare la massa per migliorare l'inerzia termica della
parte di copertura all'interno dello strato isolante.
La doppia guaina D) sarà disposta con i teli incrociati;
lo strato inferiore sarà in genere dello spessore di
3 mm, mentre lo strato superiore sarà dello spessore
di 4 mm; esistono oggi guaine garantite per l'escursione termica
prevedibile nella costruzione che si sta coprendo; va valutato
pertanto quale sarà la minima e la massima temperatura
d'esercizio durante la futura vita della guaina stessa; la
scelta di disporre l'isolamento termico sopra la guaina migliora,
oltre il discorso dell'inerzia termica suddetta, le condizioni
di "lavoro" della guaina sia in inverno che d'estate,
diminuendo il range di temperature cui sarà sottoposto
il manto impermeabile.
I pannelli costituenti l'isolamento termico E) dovranno in
questo caso essere di un materiale che non muta le sue caratteristiche
termiche in presenza di acqua; lo spessore dei pannelli andrà
stabilito caso per caso in base al comfort che si vorrà
ottenere nei locali sottostanti, ma in genere non si disporranno
mai meno di tre centimetri, così come non si supereranno
gli otto centimetri; gli spessori commerciali sono, infatti,
3, 4, 5, 6 e 8 centimetri; i pannelli potranno costituire
uno o due strati; in ogni caso saranno preferiti i pannelli
con battente in modo da non presentare "debolezze termiche"
lungo le giunture e, nel caso di più strati, i pannelli
si disporranno sfalsati, in modo che il giunto di uno strato
non si vada a sovrapporre al giunto dell'altro strato.
I migliori pannelli, a disposizione normalmente in commercio,
hanno un peso di volume oscillante fra i 25 ed i 45 chili
al metro cubo, una conduttività termica, solitamente
indicata dalla lettera greca "lambda", espressa
numericamente da 0,030 W/mk (più tale valore è
basso, meglio è) ed un assorbimento di acqua a 28 giorni
inferiore all'1%.
Il ghiaietto F) necessario per la protezione dei pannelli
che, generalmente, non devono essere esposti ai raggi solari,
si può indicare in uno strato di circa 8 - 10 centimetri
con una granulometria il più possibile uniforme, ed
intorno ai 3 centimetri con elementi perfettamente puliti
ed arrotondati; con queste caratteristiche è garantita
oltre ad una buona protezione ai raggi solari per i problemi
causati dalla luce, anche una naturale ventilazione fra i
vuoti del ghiaietto e si evita quindi un surriscaldamento
eccessivo dei sottostanti pannelli coibenti.
Quanto detto ha validità generale; spetta poi al progettista
valutare lo spessore ottimale dei vari strati e la scelta
del materiale che più si presta a rispondere alle esigenze
particolari di ogni caso.
Concettualmente, l'obbiettivo è quello di realizzare
una copertura, che garantisca, ovviamente, sempre la perfetta
impermeabilità, e che garantisca inoltre prestazioni
termiche ottimali sia in inverno che in estate.
In inverno si dovrà tendere ad avere un pacchetto che
disperda meno calore possibile, ciò che è espresso
da un parametro solitamente indicato con "K"; tale
valore dovrà essere il più basso possibile con
valori possibilmente inferiori a 0,4; inoltre si dovrà
fare in modo che la temperatura superficiale dell'intonaco
interno sia il più possibile vicina a quella dell'aria
all'interno degli ambienti, che si presume possa essere di
20°; le differenze tollerabili sono inferiori al grado
e quindi per raggiungere questo obbiettivo necessitano sia
una corretta progettazione sia una corretta posa in opera.
La temperatura del soffitto non deve essere inferiore alla
temperatura dell'aria di una quantità apprezzabile
(pochi decimi di grado), altrimenti si manifestano cambiamenti
del colore della tinteggiatura, antiestetiche condense e antigieniche
muffe; il tutto tanto più evidente quanto maggiore
è la differenza fra la temperatura dell'aria all'interno
della stanza e la temperatura superficiale del soffitto. Per
gli stessi motivi la temperatura del soffitto deve essere
uniforme su tutta la sua superficie.
La bontà del sistema a tetto "rovescio" è
data anche dal fatto di avere l'isolamento il più all'esterno
possibile in modo che la "massa" interna, una volta
scaldata, rimanga tale anche nelle ore in cui l'impianto di
riscaldamento rimane spento; si avrà a disposizione
un "volano termico" che permetterà di avere
un buon comfort interno anche con un riscaldamento limitato
nel tempo ed intermittente nell'accensione.
In estate è importante che si calcoli con la migliore
esattezza possibile anche lo sfasamento dell'onda termica,
cioè il tempo necessario alla massima temperatura superficiale
esterna (che di solito si raggiunge all'estradosso della copertura
verso le tre pomeridiane) per giungere all'interno del locale
che si vuole isolare termicamente. In Italia non esiste una
normativa che imponga tale verifica; si deve perciò
operare in base alla normativa di altre nazioni, come ad esempio
le norme DIN (Deutsche Institut Normative) che sono molto
precise in materia, ed a considerazioni concettuali e di buon
senso.
In estate, infatti, una copertura può accumulare grandi
quantità di calore in una giornata soleggiata e con
scarsa ventilazione; nelle prime ore del pomeriggio, specialmente
se il colore del pavimento è scuro, la temperatura
della superficie direttamente investita dai raggi del sole
può anche superare gli 80° centigradi, mentre nelle
ore che precedono l'alba tale calore viene di nuovo ceduto
all'ambiente e la temperatura della copertura si può
abbassare al di sotto dei 15° centigradi.
All'interno tale oscillazione di 65 gradi si ripercuote con
massimi e minimi contenuti e con un orario sfasato di un ritardo
che dipende dalle caratteristiche della parete; la norme impongono
che il ritardo dell'onda termica sia preferibilmente di 12
ore; in questo modo la massima temperatura della struttura
interna (il soffitto) si raggiungerà verosimilmente
alle tre della mattina, quando la temperatura dell'aria è
notoriamente più bassa, e quindi non si produce alcuna
sensazione di fastidio a chi sta dormendo all'interno della
casa.
Teoricamente sarebbe auspicabile che lo sfasamento dell'onda
termica sia di molto superiore alle 24 ore, come succede all'interno
di costruzione realizzate con grossi spessori di muratura
(ad esempio chiese di dimensioni monumentali); così
la temperatura superficiale interna delle pareti (siano esse
verticali e/o orizzontali) rimane costantemente uguale per
tutta la giornata alla temperatura media giornaliera; questo
però spesso si può realizzare solo a costo di
un grosso impegno di spazio, di un peso considerevole ed a
costi non sempre sopportabili. L'obbiettivo dello sfasamento
delle 12 ore è invece ragionevolmente perseguibile.
Comunque è pensabile che in un edificio, correttamente
realizzato e con ottimo isolamento, nelle ore calde, quando
la temperatura dell'aria supera i 30° si possa avere il
soffitto della copertura con una temperatura inferiore a quella
dell'aria; la presenza di questa massa più fresca dell'aria
darà quindi al fruitore del locale una sensazione di
benessere particolarmente gradita.
L'obbiettivo di mantenere la temperatura del soffitto più
bassa della temperatura dell'aria potrebbe essere meglio realizzato
con una ventilazione naturale posta all'interno dei vari strati
costituenti il pacchetto della struttura di copertura, ma
un tetto piano difficilmente si presta ad una ventilazione
naturale a meno di non ricorrere ad accorgimenti particolari
che esulano dal presente saggio; il tetto ventilato può
essere invece facilmente realizzato nel caso di una copertura
a falde.
Se il pavimento vuole essere reso praticabile, al posto del
citato ghiaietto, i possono usare delle pavimentazioni in
marmittoni di cemento con finitura a graniglia, posti in opera
rialzati da piedini in gomma negli angoli che consentono anche
una buona aerazione della copertura; se si vuole invece realizzare
una pavimentazione in gres sarà bene curare che il
massetto sia staccato dagli strati inferiori costituenti isolamento
ed impermeabilizzazione e che vengano disposti, se necessario,
adeguati giunti tecnici di dilatazione.
Un'altra interessante soluzione alternativa per la pavimentazione
può essere quella di disporre un vero e proprio giardino
pensile in copertura; questo sarà l'oggetto del prossimo
approfondimento.
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