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rubrica - luglio 2001
Questa è la rubrica presentata nel mese di Luglio.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" che presto sarà allestito all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it, o telefonando al numero 3396116230.

Il tetto "rovescio"
 

L'isolamento e l'impermeabilizzazione della copertura possono, ovviamente, essere realizzati con una serie infinita di possibilità, di scelte tecniche ed estetiche, sia dal punto di vista strutturale che di finitura; sul mercato esistono oggi moltissimi materiali, sia per l'isolamento termico che per l'impermeabilizzazione; per motivi di brevità oggi esaminiamo come deve essere realizzato un tetto piano, in cui l'isolamento termico è posto sopra l'impermeabilizzazione.
Questo modo di operare è stato proposto all'attenzione dei tecnici del settore da più di venti anni, ma ancora incontra qualche perplessità da operatori e committenti, che sono a volte portati, erroneamente, a vedere la guaina impermeabile come ultimo strato del pacchetto a copertura finale degli altri strati.
La stessa denominazione del tipo di copertura, infatti, mette in risalto come questo, in effetti, sia realizzato "a rovescio" rispetto al solito; il sistema è cominciato ad essere affidabile dal momento in cui sono comparsi sul mercato pannelli di isolamento termico che non "soffrono" l'acqua e non perdono le loro caratteristiche anche se bagnati.
Il solaio piano di copertura, se mal realizzato, dell'ultimo piano abitabile è spesso oggetto di noie all'interno dei condomini: chi abita all'ultimo piano si lamenta del freddo in inverno, dell'eccessivo caldo d'estate e spesso rimpiange di essersi fatto attrarre da un appartamento con finestre panoramiche e si rammarica di non aver scelto un appartamento di un piano intermedio; ma anche l'ultimo piano, coperto a terrazzo, può essere realizzato in maniera corretta, in maniera tale da garantire un comfort ottimale a chi vi abita, ed eventuali inconvenienti sono da far risalire ad una realizzazione poco avveduta, ma che si può sempre correggere.
Non esiste ovviamente una soluzione unica che risolve tutti i casi particolari che si possono presentare: ogni problema va studiato e risolto in base a situazioni che sono sempre diverse, ma il cosiddetto "tetto rovescio" si presta a dare in genere risposte più che soddisfacenti.
Al di là dei materiali che si useranno nei singoli casi, concettualmente, la sequenza operativa per ottenere un prodotto finale ottimale può essere, ad esempio, la seguente:

  • A) solaio in laterizio e calcestruzzo armato, realizzato in piano;
  • B) completamento dell'intradosso con un normale intonaco;
  • C) massetto per realizzare sopra il solaio le necessarie pendenze;
  • D) doppia guaina bituminosa al poliestere;
  • E) pannelli in polistirene espanso estruso, dello spessore desiderato;
  • F) ghiaietto di fiume di protezione e zavorramento.


Esaminando singolarmente i singoli componenti della stratificazione costituente la copertura, che possono essere completati, se necessario, da una barriera al vapore da disporre sempre aderente alla faccia calda dell'isolamento termico, possiamo precisare che:
Il massetto C) può essere a sua volta realizzato con inerti tali da migliorare le caratteristiche isolanti dello strato delle pendenze, ma in generale è meglio affidare tale compito esclusivamente allo strato E) e far svolgere allo strato C), oltre alle sue funzioni specifiche, il compito di aumentare la massa per migliorare l'inerzia termica della parte di copertura all'interno dello strato isolante.
La doppia guaina D) sarà disposta con i teli incrociati; lo strato inferiore sarà in genere dello spessore di 3 mm, mentre lo strato superiore sarà dello spessore di 4 mm; esistono oggi guaine garantite per l'escursione termica prevedibile nella costruzione che si sta coprendo; va valutato pertanto quale sarà la minima e la massima temperatura d'esercizio durante la futura vita della guaina stessa; la scelta di disporre l'isolamento termico sopra la guaina migliora, oltre il discorso dell'inerzia termica suddetta, le condizioni di "lavoro" della guaina sia in inverno che d'estate, diminuendo il range di temperature cui sarà sottoposto il manto impermeabile.
I pannelli costituenti l'isolamento termico E) dovranno in questo caso essere di un materiale che non muta le sue caratteristiche termiche in presenza di acqua; lo spessore dei pannelli andrà stabilito caso per caso in base al comfort che si vorrà ottenere nei locali sottostanti, ma in genere non si disporranno mai meno di tre centimetri, così come non si supereranno gli otto centimetri; gli spessori commerciali sono, infatti, 3, 4, 5, 6 e 8 centimetri; i pannelli potranno costituire uno o due strati; in ogni caso saranno preferiti i pannelli con battente in modo da non presentare "debolezze termiche" lungo le giunture e, nel caso di più strati, i pannelli si disporranno sfalsati, in modo che il giunto di uno strato non si vada a sovrapporre al giunto dell'altro strato.
I migliori pannelli, a disposizione normalmente in commercio, hanno un peso di volume oscillante fra i 25 ed i 45 chili al metro cubo, una conduttività termica, solitamente indicata dalla lettera greca "lambda", espressa numericamente da 0,030 W/mk (più tale valore è basso, meglio è) ed un assorbimento di acqua a 28 giorni inferiore all'1%.
Il ghiaietto F) necessario per la protezione dei pannelli che, generalmente, non devono essere esposti ai raggi solari, si può indicare in uno strato di circa 8 - 10 centimetri con una granulometria il più possibile uniforme, ed intorno ai 3 centimetri con elementi perfettamente puliti ed arrotondati; con queste caratteristiche è garantita oltre ad una buona protezione ai raggi solari per i problemi causati dalla luce, anche una naturale ventilazione fra i vuoti del ghiaietto e si evita quindi un surriscaldamento eccessivo dei sottostanti pannelli coibenti.
Quanto detto ha validità generale; spetta poi al progettista valutare lo spessore ottimale dei vari strati e la scelta del materiale che più si presta a rispondere alle esigenze particolari di ogni caso.
Concettualmente, l'obbiettivo è quello di realizzare una copertura, che garantisca, ovviamente, sempre la perfetta impermeabilità, e che garantisca inoltre prestazioni termiche ottimali sia in inverno che in estate.
In inverno si dovrà tendere ad avere un pacchetto che disperda meno calore possibile, ciò che è espresso da un parametro solitamente indicato con "K"; tale valore dovrà essere il più basso possibile con valori possibilmente inferiori a 0,4; inoltre si dovrà fare in modo che la temperatura superficiale dell'intonaco interno sia il più possibile vicina a quella dell'aria all'interno degli ambienti, che si presume possa essere di 20°; le differenze tollerabili sono inferiori al grado e quindi per raggiungere questo obbiettivo necessitano sia una corretta progettazione sia una corretta posa in opera.
La temperatura del soffitto non deve essere inferiore alla temperatura dell'aria di una quantità apprezzabile (pochi decimi di grado), altrimenti si manifestano cambiamenti del colore della tinteggiatura, antiestetiche condense e antigieniche muffe; il tutto tanto più evidente quanto maggiore è la differenza fra la temperatura dell'aria all'interno della stanza e la temperatura superficiale del soffitto. Per gli stessi motivi la temperatura del soffitto deve essere uniforme su tutta la sua superficie.
La bontà del sistema a tetto "rovescio" è data anche dal fatto di avere l'isolamento il più all'esterno possibile in modo che la "massa" interna, una volta scaldata, rimanga tale anche nelle ore in cui l'impianto di riscaldamento rimane spento; si avrà a disposizione un "volano termico" che permetterà di avere un buon comfort interno anche con un riscaldamento limitato nel tempo ed intermittente nell'accensione.
In estate è importante che si calcoli con la migliore esattezza possibile anche lo sfasamento dell'onda termica, cioè il tempo necessario alla massima temperatura superficiale esterna (che di solito si raggiunge all'estradosso della copertura verso le tre pomeridiane) per giungere all'interno del locale che si vuole isolare termicamente. In Italia non esiste una normativa che imponga tale verifica; si deve perciò operare in base alla normativa di altre nazioni, come ad esempio le norme DIN (Deutsche Institut Normative) che sono molto precise in materia, ed a considerazioni concettuali e di buon senso.
In estate, infatti, una copertura può accumulare grandi quantità di calore in una giornata soleggiata e con scarsa ventilazione; nelle prime ore del pomeriggio, specialmente se il colore del pavimento è scuro, la temperatura della superficie direttamente investita dai raggi del sole può anche superare gli 80° centigradi, mentre nelle ore che precedono l'alba tale calore viene di nuovo ceduto all'ambiente e la temperatura della copertura si può abbassare al di sotto dei 15° centigradi.
All'interno tale oscillazione di 65 gradi si ripercuote con massimi e minimi contenuti e con un orario sfasato di un ritardo che dipende dalle caratteristiche della parete; la norme impongono che il ritardo dell'onda termica sia preferibilmente di 12 ore; in questo modo la massima temperatura della struttura interna (il soffitto) si raggiungerà verosimilmente alle tre della mattina, quando la temperatura dell'aria è notoriamente più bassa, e quindi non si produce alcuna sensazione di fastidio a chi sta dormendo all'interno della casa.
Teoricamente sarebbe auspicabile che lo sfasamento dell'onda termica sia di molto superiore alle 24 ore, come succede all'interno di costruzione realizzate con grossi spessori di muratura (ad esempio chiese di dimensioni monumentali); così la temperatura superficiale interna delle pareti (siano esse verticali e/o orizzontali) rimane costantemente uguale per tutta la giornata alla temperatura media giornaliera; questo però spesso si può realizzare solo a costo di un grosso impegno di spazio, di un peso considerevole ed a costi non sempre sopportabili. L'obbiettivo dello sfasamento delle 12 ore è invece ragionevolmente perseguibile.
Comunque è pensabile che in un edificio, correttamente realizzato e con ottimo isolamento, nelle ore calde, quando la temperatura dell'aria supera i 30° si possa avere il soffitto della copertura con una temperatura inferiore a quella dell'aria; la presenza di questa massa più fresca dell'aria darà quindi al fruitore del locale una sensazione di benessere particolarmente gradita.
L'obbiettivo di mantenere la temperatura del soffitto più bassa della temperatura dell'aria potrebbe essere meglio realizzato con una ventilazione naturale posta all'interno dei vari strati costituenti il pacchetto della struttura di copertura, ma un tetto piano difficilmente si presta ad una ventilazione naturale a meno di non ricorrere ad accorgimenti particolari che esulano dal presente saggio; il tetto ventilato può essere invece facilmente realizzato nel caso di una copertura a falde.
Se il pavimento vuole essere reso praticabile, al posto del citato ghiaietto, i possono usare delle pavimentazioni in marmittoni di cemento con finitura a graniglia, posti in opera rialzati da piedini in gomma negli angoli che consentono anche una buona aerazione della copertura; se si vuole invece realizzare una pavimentazione in gres sarà bene curare che il massetto sia staccato dagli strati inferiori costituenti isolamento ed impermeabilizzazione e che vengano disposti, se necessario, adeguati giunti tecnici di dilatazione.
Un'altra interessante soluzione alternativa per la pavimentazione può essere quella di disporre un vero e proprio giardino pensile in copertura; questo sarà l'oggetto del prossimo approfondimento.

arch. ing. Giuseppe Fornaroli
Senigallia
339 6116230


 
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