La redazione di Ediancona intende offrire
ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall' Arch. Ing.
Giuseppe Fornaroli, e dall 'Ing. Daniele Gianfrini,
consistente in un approfondimento di un argomento inerente
al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del
"portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori
di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone
che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema
casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse
interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni,
o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" allestito
all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo: info@ediancona.it,
oppure contattando direttamente gli autori degli articoli,
all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it,
o, per una maggiore immediatezza telefonando al numero 339
6116230.
Con l'approfondimento di questo mese, portiamo avanti un tema
inerente al nostro patrimonio edilizio rurale, che negli ultimi
due anni sta correndo un pericolo "importante".
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Concludiamo con questo approfondimento
di trattare i problemi legati alla siccità ed ai conseguenti
cedimenti delle fondazioni che si sono presentati in questo
periodo a molti proprietari di vecchie case in campagna ed
a volte anche di case di recente costruzione od oggetto di
ristrutturazione; della casistica e dei fenomeni rilevati
si è già parlato in precedenza nel nostro giornale; eventuali
casi personali possono essere esposti nel nostro FORUM o direttamente
all'autore dell'articolo al 339 6116230.
Nell'articolo di oggi cerchiamo di riesaminare il fenomeno
alla luce del ripetersi, anno dopo anno, di stagioni sempre
più calde e sempre meno piovose.
Avendo occasione di osservare frequentemente il fenomeno operando
lungo la fascia costiera e collinare marchigiana, abruzzese
e molisana, da Senigallia a Termoli, ho potuto constatare
che le proporzioni del problema sono notevolmente aumentate:
negli ultimi due anni, ma soprattutto dopo l'estate 2001 è
stato interessato da cedimenti fondali, manifestatisi con
lesioni più o meno gravi, un numero notevolissimo di edifici.
Quello che sorprende i proprietari ed, a volte, anche i tecnici
chiamati a risolvere i problemi, è il fatto che sono interessate
al fenomeno anche alcune case con strutture murarie solide,
nuove ed antiche, che hanno subito nella loro vita secolare
diverse vicissitudini ed, a volte, terremoti, senza tuttavia
subire danni apprezzabili.
Spesso gli assestamenti del terreno sotto le fondazioni sono
superficiali e localizzati, e provocano rotture di mattoni
all'interno della muratura portante con lesioni vistose sia
all'esterno che all'interno, altre volte i cedimenti interessano
gli strati più profondi per cui le ripercussioni sulle strutture
fuori terra sono più diffuse e di minore entità.
Porto alcuni esempi fra i più tipici riscontrati in questi
ultimi mesi; per motivi di riservatezza, non indico né la
località né il nome dei proprietari, ma penso comunque di
fare cosa gradita a coloro che abbiano problematiche simili
a quelle che mi accingo ad esporre, che potranno così avere
le idee un po' più chiare sul tipo d'intervento da eseguire
per cercare di risolverle.
Alcuni mesi or sono, avevo effettuato un sopralluogo in una
casa di campagna, ma di costruzione relativamente recente
(1970) e molto ben eseguita; i muri portanti erano in mattoni
pieni a tre teste al piano terra e due teste al primo piano;
le "luci" dei solai non elevate (4-5 metri); la copertura
semplice a due falde non spingenti.
Nonostante tutto fosse stato costruito a regola d'arte, la
casa, alcuni anni fa, aveva cominciato ad inclinarsi
leggermente; però, proprio grazie al fatto di essere ben
costruita, si era mossa in maniera solidale e non si erano
evidenziate lesioni apprezzabili; solo alla fine dell'anno
2000 il proprietario aveva cominciato a preoccuparsi, ma dopo
il primo mio sopralluogo aveva deciso di non prendere provvedimenti
strutturali, ma semplicemente di controllare gli scarichi
delle acque piovane e sostituire i vecchi "pozzetti" con una
rete fognante più moderna ed efficiente, rispondente alle
norme attualmente vigenti.
Durante i lavori, svolti durante il mese di giugno 2001, si
era notato che i vecchi tubi in elementi di calcestruzzo
vibrato che portavano i liquami dal bagno al "pozzetto
nero" non erano perfettamente sigillati; non si è dato molto
peso al fenomeno, in quanto la stagione, già molto calda,
contribuiva ad asciugare quanto trapelava dalle giunture dei
tubi e comunque si stava rifacendo la fognatura per cui non
è sembrato necessario prendere altri provvedimenti.
Alla fine di luglio, però, la casa è stata oggetto di un
cedimento repentino di 3 - 4 centimetri in prossimità
dello spigolo sud-ovest, non lontano dalle fognature, che
avevano avuto perdite per molti anni; le prove penetrometriche
effettuate hanno rilevato che dai tre ai quattro metri di
profondità era presente uno strato di limi argillosi che,
asciugandosi avevano perso di volume e, contraendosi, non
erano quindi più in grado di assicurare la giusta portanza
alle fondazioni della casa.
In questo caso si è intervenuti ridando consistenza allo strato
di terreno mediante iniezioni di resine espandenti, che hanno
permesso non solo di ridare al substrato la giusta portanza,
ma anche di risollevare in maniera evidente la parte di
casa che aveva subito il vistoso e preoccupante cedimento.
In un altro caso, alcuni anni fa, una vecchia abitazione colonica-padronale,
costruita almeno da duecento anni, che non aveva mai subito
rifacimenti, con le murature in perfetto stato, ha manifestato
su un lato delle piccole lesioni; i proprietari avevano dato
la colpa, in un primo momento, alle radici di due grossi alberi
che erano cresciuti immediatamente a ridosso dell'edificio;
hanno pertanto abbattuto, con dispiacere, i due alberi ed
hanno tolto anche le radici, per quanto possibile.
Ma l'estate scorsa le lesioni, da capillari sono diventate
sempre più evidenti; un attento studio ha evidenziato che
il cedimento era dovuto al fatto che la parte centrale della
casa aveva fondazioni molto profonde per la presenza di una
cantina con relativa grotta, mentre le parti laterali, fondate
su terreni più superficiali, risentivano degli eventi climatici
delle ultime stagioni calde e siccitose.
Delle parti laterali quella che presentava i problemi maggiori
era quella esposta a sud-ovest, mentre quella esposta a nord-est
non manifestava lesioni apprezzabili.
In questo caso s'intende intervenire il prossimo mese di giugno
con l'iniezioni di resine integrando il sistema con un metodo
del tutto simile a quello usato in questi ultimi decenni per
togliere umidità dai terreni, ma invertendo le polarità degli
elettrodi, in modo da mantenere un costante grado di umidità
nei terreni sottostanti le fondazioni.
Ovviamente si curerà di far sì che questa zona ad "umidità
controllata" non vada ad innescare fenomeni di risalita d'acqua
per capillarità nelle murature sovrastanti.
La disponibilità di spazio ed il timore di rendere "pesante"
il tema, non permettono di esporre una casistica più vasta;
in altri casi si è intervenuti, con un intervento misto, con
resine ed elettrodi, in altri con sistemi più tradizionali,
ma molto più invasivi di pali, micropali o sottofondazioni;
come sempre i nostri interventi non vogliono essere un "trattato"
sull'argomento esposto, ma, semplicemente una "provocazione"
ed un modo per fornire un "servizio" ai nostri visitatori
che possono rivolgere domande "personalizzate" all'autore
dell'articolo proponendo, eventualmente, il loro caso personale
che proveremo volentieri a risolvere.
A risentirci al prossimo approfondimento.
Senigallia, 7 giugno 2002
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