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L'inverno è ormai finito; nonostante alcuni
occasionali e sporadici rovesci la pioggia caduta negli
ultimi mesi è stata molto scarsa.
Oltre i problemi creati all'agricoltura ed agli acquedotti,
la siccità sta provocando un notevole ritiro dei terreni
e, conseguentemente, il manifestarsi di lesioni nei muri
portanti delle case, non solo della nostra campagna, ma
anche dei nostri centri abitati; questo è stato per anni una
caratteristica esclusiva dei mesi immediatamente successivi
ad estati particolarmente secche, ma oggi, purtroppo, il fenomeno
si sta manifestando in misura diffusa, nettamente superiore
a quella degli anni passati, ed anche in maniera protratta
alla stagione invernale.
In questi ultimi mesi si è assistito, infatti, sia al manifestarsi
di cedimenti nuovi in case che in passato avevano "goduto
di ottima salute", sia al manifestarsi di un peggioramento
di alcuni quadri fessurativi in case che, da anni, presentavano
periodicamente delle lesioni poco più che capillari, certamente
non gradite, ma che non hanno mai destato in passato preoccupazioni
statiche.
I numerosi sopralluoghi da me effettuati nelle Marche, in
Abruzzo e Molise, sia in prima persona che per conto di una
ditta, operante nel campo delle iniezioni di resine espandenti
sotto le fondazioni delle case che hanno subito cedimenti,
hanno contribuito a creare una "banca dati" molto ricca
ed una casistica molto complessa.
Inoltre è stato preziosissimo lo scambio di notizie ed opinioni
con diversi colleghi, ingegneri, geometri ed architetti, nonché
le esperienze riportate da geologi operanti sia nelle province
di Ancona, Macerata, Ascoli, Teramo, Pescara, Chieti, L'Aquila,
Isernia e Campobasso, con cui sono venuto a contatto.
Certamente l'estate 2001 è stata poco piovosa e molto calda,
e prima di essa, la primavera non aveva contribuito a creare
delle riserve di acqua all'interno dei nostri terreni; però
se si guardano gli annali dell'ufficio idrografico di Bologna,
che per più di un secolo ha registrato (attraverso i numerosi
pluviometrografi disseminati nella nostra regione) i millimetri
di pioggia caduti si vede che ci sono stati altri anni altrettanto
asciutti.
Dunque la motivazione di tanti "guai" non può essere imputata
esclusivamente alle scarse precipitazioni atmosferiche, ma
vanno cercate altre concause nella vita "strutturale" di queste
case che hanno subito, nello stesso lasso di tempo, dissesti
più o meno gravi, in un territorio vastissimo.
E' difficile riassumere una casistica così numerosa in poche
righe ed è sicuramente presuntuoso voler trarre delle conclusioni
certe, però penso possa essere utile ai nostri lettori la
conoscenza di alcune considerazioni che sono state fatte durante
i sopralluoghi di questi ultimi tre anni.
Anche se ci stiamo interessando di problemi strutturali, prima
di parlare di muri, fondazioni, cordoli etc, ritengo che vadano
riportate alcune riflessioni sul modo di operare sui nostri
terreni agricoli in questi ultimi decenni.
In quest'ottica, non va sottovalutato il fatto che, con
il passare del tempo si sta arando sempre più in profondità
(si è passati dai 20 centimetri dei vecchi "perticari" in
legno degli anni quaranta, ai 30 centimetri degli aratri in
ferro, ancora a trazione animale degli anni sessanta, agli
attuali 50 e più centimetri degli aratri trainati da potentissimi
trattori).
Soprattutto, poi, bisogna riflettere sul fatto che si opera
sempre più velocemente (si è passati da una media di 50
ore lavorative ad ettaro degli anni sessanta alle attuali
2 / 3 ore lavorative all'ettaro); è naturale pertanto che,
prima o poi, debbano vedersi delle conseguenze; inoltre va
considerato che per poter utilizzare trattori sempre più potenti,
capaci oggi di tracciare più solchi contemporaneamente sono
stati progressivamente eliminati alberi e filari perché intralciavano
il lavoro, diventato sempre più frenetico.
La coltre superficiale risulta così sempre più modificata,
sicuramente con conseguenze positive per la produttività nell'immediato,
ma che, a lungo termine, potrebbero portare modifiche all'aspetto
delle nostre colline, dovute ad attività che oggi forse non
sono state sufficientemente meditate e studiate.
Inoltre i periodi di siccità creano crepe che vanno sempre
più in profondità, dove l'acqua dei temporali estivi penetra
rapidamente andando probabilmente ad interessare strati di
argilla sino a profondità maggiori che in passato; tali strati,
imbevendosi di acqua, tendono a rendere instabili i terreni
sopra di essi ed evidentemente le case in superficie, fondate
su di essi. Questi sono i fenomeni più diffusi e così si è
osservato spesso il terreno allontanarsi orizzontalmente dalle
costruzioni, quasi sempre in posizioni elevate come nella
tradizione marchigiana ed abruzzese, oppure presentare cedimenti
verticali in prossimità delle case, cedimenti a volte anche
di parecchi centimetri.
Altre volte le motivazioni dei dissesti sono imputabili ad
eventi occasionali, ma che spesso vengono ad innestarsi su
una situazione che era comunque di equilibrio instabile.
Pavimentazioni perimetrali alla casa, realizzate con
materiali impermeabili e non traspiranti hanno portato a volte
al degrado dei muri per eccessiva umidità risalente al loro
interno per capillarità ed a volte all'eccessivo essicamento
dei terreni sottostanti per surriscaldamento delle nuove pavimentazioni
e quindi a cedimenti locali del terreno e conseguenti lesioni
nei muri.
Discendenti dell'acqua piovana mal collegati o addirittura
a dispersione hanno portato spesso ad un eccessivo dilavamento
dei terreni di fondazione in prossimità degli angoli delle
case con formazione di lesioni che in genere arrivano alla
prima apertura a partire dallo spigolo.
Prima dell'arrivo dell'acquedotto quasi tutte le case di campagna
erano dotate di pozzi e/o "pozze"; molti forse non
sanno o si sono dimenticati che sino agli anni sessanta gli
orti delle case di campagna erano irrigati con l'acqua di
piccoli stagni, detti generalmente "pozze" che sono caduti
in disuso; a volte tali pozze erano alimentate dall'acqua
piovana, altre volte erano vere e proprie sorgenti di affioramento,
tanto da essere riportate anche nelle carte dell'I.G.M. (Istituto
Geografico Militare) ed avevano dimensioni notevoli; la loro
soppressione, quasi sempre per interramento ed il loro mancato
emungimento ha portato ad un accumulo di acqua in altre zone
limitrofe nelle stagioni invernali ed un eccessivo essiccamento
nella stagione estiva.
Anche che il passaggio di mezzi particolarmente pesanti
(betoniere, autocarri per trasporto terra e barbabietole,
etc.) nelle immediate vicinanze di case vecchie ha causato
a volte lesioni in muri portanti e divisori, specialmente
se la casa è fondata in prossimità del ciglio stradale o,
peggio, se la strada "si appoggia" sui muri del seminterrato
della casa; anche qui, assistiamo ad un mutamento di abitudini
notevolmente rapido: sino a non molti anni orsono i veicoli
pesanti erano del tutto assenti dalle nostre strade vicinali
e private delle nostre campagne.
Altre volte alcuni cedimenti si sono avuti in prossimità d'impianti
fognari a dispersione mal funzionanti, oppure per la presenza
di grossi alberi (in particolare pini) in vicinanza
della casa che hanno causato ciclicamente rigonfiamenti e
cedimenti del terreno con il mutare di dimensione del loro
apparato radicale, sino a coinvolgere in maniera consistente
le fondazioni delle case vicine etc.
La diagnosi di questi fattori, comunque delicata, è spesso
complicata dal fatto che possono presentarsi contemporaneamente
più di uno dei suddetti motivi con implicazioni a volte
contrastanti.
La delicatezza del problema merita di essere ripreso nel prossimo
approfondimento in cui si cercherà di prospettarvi quelli
che sono i possibili rimedi ed accorgimenti, sia quelli tradizionali,
che gli interventi proposti dalla moderna tecnologia.
Sarà gradito avvalersi anche dei vostri interventi.
A risentirci al prossimo approfondimento.
Senigallia, 5 aprile 2002.
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