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rubrica - aprile 2002
Questa è la rubrica presentata nel mese di Aprile.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" allestito all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it, o, per una maggiore immediatezza telefonando al numero 339 6116230.

Con l'approfondimento di questo mese, portiamo avanti un tema inerente al nostro patrimonio edilizio rurale, che negli ultimi due anni sta correndo un pericolo "importante".

CEDIMENTI STRUTTURALI PER SICCITA':

E' EMERGENZA ?

(parte prima)

 

L'inverno è ormai finito; nonostante alcuni occasionali e sporadici rovesci la pioggia caduta negli ultimi mesi è stata molto scarsa.
Oltre i problemi creati all'agricoltura ed agli acquedotti, la siccità sta provocando un notevole ritiro dei terreni e, conseguentemente, il manifestarsi di lesioni nei muri portanti delle case, non solo della nostra campagna, ma anche dei nostri centri abitati; questo è stato per anni una caratteristica esclusiva dei mesi immediatamente successivi ad estati particolarmente secche, ma oggi, purtroppo, il fenomeno si sta manifestando in misura diffusa, nettamente superiore a quella degli anni passati, ed anche in maniera protratta alla stagione invernale.
In questi ultimi mesi si è assistito, infatti, sia al manifestarsi di cedimenti nuovi in case che in passato avevano "goduto di ottima salute", sia al manifestarsi di un peggioramento di alcuni quadri fessurativi in case che, da anni, presentavano periodicamente delle lesioni poco più che capillari, certamente non gradite, ma che non hanno mai destato in passato preoccupazioni statiche.
I numerosi sopralluoghi da me effettuati nelle Marche, in Abruzzo e Molise, sia in prima persona che per conto di una ditta, operante nel campo delle iniezioni di resine espandenti sotto le fondazioni delle case che hanno subito cedimenti, hanno contribuito a creare una "banca dati" molto ricca ed una casistica molto complessa.
Inoltre è stato preziosissimo lo scambio di notizie ed opinioni con diversi colleghi, ingegneri, geometri ed architetti, nonché le esperienze riportate da geologi operanti sia nelle province di Ancona, Macerata, Ascoli, Teramo, Pescara, Chieti, L'Aquila, Isernia e Campobasso, con cui sono venuto a contatto.
Certamente l'estate 2001 è stata poco piovosa e molto calda, e prima di essa, la primavera non aveva contribuito a creare delle riserve di acqua all'interno dei nostri terreni; però se si guardano gli annali dell'ufficio idrografico di Bologna, che per più di un secolo ha registrato (attraverso i numerosi pluviometrografi disseminati nella nostra regione) i millimetri di pioggia caduti si vede che ci sono stati altri anni altrettanto asciutti.
Dunque la motivazione di tanti "guai" non può essere imputata esclusivamente alle scarse precipitazioni atmosferiche, ma vanno cercate altre concause nella vita "strutturale" di queste case che hanno subito, nello stesso lasso di tempo, dissesti più o meno gravi, in un territorio vastissimo.
E' difficile riassumere una casistica così numerosa in poche righe ed è sicuramente presuntuoso voler trarre delle conclusioni certe, però penso possa essere utile ai nostri lettori la conoscenza di alcune considerazioni che sono state fatte durante i sopralluoghi di questi ultimi tre anni.
Anche se ci stiamo interessando di problemi strutturali, prima di parlare di muri, fondazioni, cordoli etc, ritengo che vadano riportate alcune riflessioni sul modo di operare sui nostri terreni agricoli in questi ultimi decenni.
In quest'ottica, non va sottovalutato il fatto che, con il passare del tempo si sta arando sempre più in profondità (si è passati dai 20 centimetri dei vecchi "perticari" in legno degli anni quaranta, ai 30 centimetri degli aratri in ferro, ancora a trazione animale degli anni sessanta, agli attuali 50 e più centimetri degli aratri trainati da potentissimi trattori).
Soprattutto, poi, bisogna riflettere sul fatto che si opera sempre più velocemente (si è passati da una media di 50 ore lavorative ad ettaro degli anni sessanta alle attuali 2 / 3 ore lavorative all'ettaro); è naturale pertanto che, prima o poi, debbano vedersi delle conseguenze; inoltre va considerato che per poter utilizzare trattori sempre più potenti, capaci oggi di tracciare più solchi contemporaneamente sono stati progressivamente eliminati alberi e filari perché intralciavano il lavoro, diventato sempre più frenetico.
La coltre superficiale risulta così sempre più modificata, sicuramente con conseguenze positive per la produttività nell'immediato, ma che, a lungo termine, potrebbero portare modifiche all'aspetto delle nostre colline, dovute ad attività che oggi forse non sono state sufficientemente meditate e studiate.
Inoltre i periodi di siccità creano crepe che vanno sempre più in profondità, dove l'acqua dei temporali estivi penetra rapidamente andando probabilmente ad interessare strati di argilla sino a profondità maggiori che in passato; tali strati, imbevendosi di acqua, tendono a rendere instabili i terreni sopra di essi ed evidentemente le case in superficie, fondate su di essi. Questi sono i fenomeni più diffusi e così si è osservato spesso il terreno allontanarsi orizzontalmente dalle costruzioni, quasi sempre in posizioni elevate come nella tradizione marchigiana ed abruzzese, oppure presentare cedimenti verticali in prossimità delle case, cedimenti a volte anche di parecchi centimetri.
Altre volte le motivazioni dei dissesti sono imputabili ad eventi occasionali, ma che spesso vengono ad innestarsi su una situazione che era comunque di equilibrio instabile.
Pavimentazioni perimetrali alla casa, realizzate con materiali impermeabili e non traspiranti hanno portato a volte al degrado dei muri per eccessiva umidità risalente al loro interno per capillarità ed a volte all'eccessivo essicamento dei terreni sottostanti per surriscaldamento delle nuove pavimentazioni e quindi a cedimenti locali del terreno e conseguenti lesioni nei muri.
Discendenti dell'acqua piovana mal collegati o addirittura a dispersione hanno portato spesso ad un eccessivo dilavamento dei terreni di fondazione in prossimità degli angoli delle case con formazione di lesioni che in genere arrivano alla prima apertura a partire dallo spigolo.
Prima dell'arrivo dell'acquedotto quasi tutte le case di campagna erano dotate di pozzi e/o "pozze"; molti forse non sanno o si sono dimenticati che sino agli anni sessanta gli orti delle case di campagna erano irrigati con l'acqua di piccoli stagni, detti generalmente "pozze" che sono caduti in disuso; a volte tali pozze erano alimentate dall'acqua piovana, altre volte erano vere e proprie sorgenti di affioramento, tanto da essere riportate anche nelle carte dell'I.G.M. (Istituto Geografico Militare) ed avevano dimensioni notevoli; la loro soppressione, quasi sempre per interramento ed il loro mancato emungimento ha portato ad un accumulo di acqua in altre zone limitrofe nelle stagioni invernali ed un eccessivo essiccamento nella stagione estiva.
Anche che il passaggio di mezzi particolarmente pesanti (betoniere, autocarri per trasporto terra e barbabietole, etc.) nelle immediate vicinanze di case vecchie ha causato a volte lesioni in muri portanti e divisori, specialmente se la casa è fondata in prossimità del ciglio stradale o, peggio, se la strada "si appoggia" sui muri del seminterrato della casa; anche qui, assistiamo ad un mutamento di abitudini notevolmente rapido: sino a non molti anni orsono i veicoli pesanti erano del tutto assenti dalle nostre strade vicinali e private delle nostre campagne.
Altre volte alcuni cedimenti si sono avuti in prossimità d'impianti fognari a dispersione mal funzionanti, oppure per la presenza di grossi alberi (in particolare pini) in vicinanza della casa che hanno causato ciclicamente rigonfiamenti e cedimenti del terreno con il mutare di dimensione del loro apparato radicale, sino a coinvolgere in maniera consistente le fondazioni delle case vicine etc.
La diagnosi di questi fattori, comunque delicata, è spesso complicata dal fatto che possono presentarsi contemporaneamente più di uno dei suddetti motivi con implicazioni a volte contrastanti.
La delicatezza del problema merita di essere ripreso nel prossimo approfondimento in cui si cercherà di prospettarvi quelli che sono i possibili rimedi ed accorgimenti, sia quelli tradizionali, che gli interventi proposti dalla moderna tecnologia.
Sarà gradito avvalersi anche dei vostri interventi.

A risentirci al prossimo approfondimento.

Senigallia, 5 aprile 2002.

 

Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli
Senigallia


 
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