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La redazione di Ediancona intende offrire
ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall' Arch. Ing.
Giuseppe Fornaroli, e dall 'Ing. Daniele Gianfrini,
consistente in un approfondimento di un argomento inerente
al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del
"portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori
di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone
che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema
casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse
interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni,
o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" che presto
sarà allestito all'interno del portale o spedendo un
e-mail all'indirizzo: info@ediancona.it,
oppure contattando direttamente gli autori degli articoli,
all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it,
o telefonando al numero 3396116230.
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Con l'approfondimento di questo
mese (maggio 2003) s'intende continuare ad offrire ai visitatori
di Ediancona un panorama d'informazioni su alcuni materiali
per intervenire su problemi riscontrabili più frequentemente
nei propri fabbricati, siano essi in calcestruzzo o muratura
di mattoni e pietra.
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Il risanamento di strutture
in c.a.
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Come si diceva nell'approfondimento del mese scorso, negli
ultimi cinquanta anni le strutture in c.a. hanno rappresentato
la maggioranza delle costruzioni nuove della nostra regione;
fanno eccezione alcuni casi di struttura in muratura di
mattoni e/o pietra, di solito limitatamente alle case unifamiliari
o nei centri storici della fascia collinare e montana, e
rarissimi casi di strutture portanti in acciaio e legno.
Questi ultimi materiali sono per lo più usati per la costruzione
di solai intermedi e di copertura; anche se non molto di
frequente, capita infatti di dover restaurare case con solai
intermedi e balconi realizzati con travetti in ferro N.P.
e voltine in mattoni oppure realizzare coperture con struttura
in legno di tipo tradizionale (travi, travetti e pianelle)
o di tipo lamellare (Holzbau e similari).
Diamo queste note di oggi esclusivamente a titolo informativo
ed orientativo; esistono, infatti, materiali e tecniche
alternative, per l'applicazione delle quali al singolo caso
particolare è bene evitare pericolosi ed imprudenti "fai
da te".
I materiali di cui parleremo, per procedere al recupero
delle strutture in calcestruzzo ammalorate che presentano
ossidazione dei ferri (recuperabili), sono quelli prodotti
dalla Kerakoll (una delle principali ditte che operano nel
settore del recupero edilizio a livello mondiale):
KERABUILD FERRI, KERABUILD E KERABUILD
FINITURA
presentati sia come caratteristiche tecniche sia come
modalità di posa.
I sintomi dell'ossidazione dei ferri sono generalmente la
comparsa di fessurazioni, inizialmente capillari e successivamente
sempre più grandi sino a raggiungere a volte lo spessore
di diversi millimetri; da un esame "a vista" è facile riscontrare
che tali lesioni seguono l'andamento dei ferri longitudinali
di cordoli, travi (lesioni orizzontali) e pilastri (lesioni
verticali).
A volte oltre alle lesioni nel senso longitudinale delle
strutture in calcestruzzo armato compaiono anche lesioni
trasversali in corrispondenza delle staffe di cordoli, travi
e pilastri ed anche, molto spesso, lesioni in corrispondenza
degli intradossi (parte inferiore) di balconi e cornicioni,
specie se lasciati a vista e non muniti di efficienti rompigoccia
perimetrali ed adeguati spessori di calcestruzzo copriferro.
Una volta eseguita la diagnosi si tratta di precisare bene
la terapia; con tutte le possibili varianti che il caso
particolare richiede, in generale si può individuare la
seguente successione di operazioni:
A: individuazione ed eliminazione
di tutte le cause esterne che hanno portato al "difetto"
che si vuole eliminare; ad esempio: cedimenti o movimenti
del terreno dovuti a cause occasionali e/o stagionali, eccessivi
sbalzi termici delle strutture da "curare", vibrazioni indotte
nel fabbricato provenienti dall'esterno (strade a grande
traffico, ferrovia, etc.) o dall'interno (macchinari rotativi,
forni, etc.), presenza di falde con livello piezometrico
stagionalmente ed occasionalmente variabile, etc.
B: demolizione della parte
esterna dei cordoli, travi, pilastri, soffitti di cornicioni
e balconi in calcestruzzo armato per mettere in luce
i ferri ossidati, curando di non demolire le staffe, se
integre, e quindi da mantenere; l'operazione comprende la
messa in luce completa (a tutto tondo) dei ferri longitudinali,
eseguita con un piccolo mezzo elettro-meccanico in modo
da non indurre vibrazioni eccessive sulla struttura e la
successiva accurata pulizia dello stesso eliminando completamente
le parti ammalorate per ossidazione, il calcestruzzo ancorato
al ferro ed eventuali tracce di precedenti trattamenti;
la pulizia finale, dopo la martellinatura per eliminare
le parti più grossolane di ferro ossidato, andrà eseguita
con una piccola spazzola elettro-meccanica, curando di pulire
anche la parte posteriore del ferro, lasciando lo spazio
sufficiente (circa due centimetri) per il successivo trattamento
che dovrà essere eseguito a pennello in un secondo momento;
può spesso rendersi necessario il contemporaneo trattamento
delle staffe recuperabili e/o la loro sostituzione di quelle
irrecuperabili; in questo caso, se non è possibile un contemporaneo
intervento dall'interno, la sostituzione e/o integrazione
delle staffe ammalorate potrà essere realizzata con ferro
ad "U" da 8 o 10 mm fissato adeguatamente al calcestruzzo
con resine secondo l'indicazione della direzione lavori;
può anche essere eseguita una sabbiatura e/o idrosabbiatura
per finire in ogni caso con una perfetta pulizia sino all'eliminazione
completa delle parti friabili ed asportabili e della polvere
derivante dalle precedenti operazioni.
Il trattamento protettivo del ferro potrà essere eseguito
con KERABUILD FERRI che è una malta monocomponente
ad azione passivante che va applicata fresco su fresco in
almeno due "mani" come boiacca d'aggancio per garantire
la successiva ripresa di getto. Il trattamento così eseguito
garantisce alti e costanti livelli di resistenza all'aggressioni
chimiche di nitrati, solfati e cloruri ed alla carbonatazione.
Viene quindi garantita la protezione del tondino d'armatura
del calcestruzzo ad ulteriore e futura ossidazione. Il fatto
di essere un "monocomponente" impedisce errori d'applicazione
e semplifica l'utilizzazione evitando anche eventuali sfridi.
KERABUILD FERRI si prepara impastando 5 kg di materiale
con circa 1100 centimetri cubi (1,1 litri) di acqua pulita;
versando il materiale in acqua, miscelando con agitatore
meccanico a basso numeri di giri il prodotto assumerà un
colore verde chiaro; lasciare riposare l'impasto per circa
10 minuti e quindi mescolare nuovamente per fare assumere
al prodotto la giusta consistenza e viscosità per garantire,
una volta posto in opera, uno strato di collegamento ad
elevata resistenza allo strappo.
L'applicazione deve essere effettuata su tutta la superficie
dei tondini, con pennello in due mani, a garanzia del totale
avvolgimento dei ferri d'armatura, subito dopo avere effettuato
la pulizia dalla ruggine e dalla polvere.
La prima mano va lasciata asciugare per almeno tre ore;
l'applicazione della seconda mano sul ferro può essere estesa
al sottostante calcestruzzo con funzione protettiva anti
carbonatazione.
Per una corretta protezione del ferro lo spessore totale
della boiacca indurita non deve essere inferiore ai 2 mm.
Una volta eseguito il suddetto trattamento si può passare
al successivo punto "C".
C: Ricostruzione della parte
esterna dei cordoli, travi, pilastri, soffitti di cornicioni
e balconi.
La ricostruzione dei cordoli, travi e pilastri può essere
eseguita con KERABUILD che è una malta monocomponente
a basso modulo elastico (BME) fibrorinforzata, adatta anche
per la risarcitura di lesioni su murature portanti.
Il basso modulo elastico garantisce un giusto equilibrio
fra deformazione elastica e resistenza meccanica; ciò si
ottiene con l'impiego di un materiale realizzato con copolimeri
a struttura chimica specifica, fibre ad elevato potere coesivo
e fluidificanti che permettono una drastica riduzione del
rapporto acqua / cemento rispetto alle comuni malte cementizie
(più rigide).
Prima di applicare Kerabuild (in spessori minimi di almeno
10 cm) è necessario bagnare il supporto a rifiuto; nel caso
di superfici poco assorbenti o particolarmente lisce è consigliabile
applicare un leggero rinfazzo d'aggancio composto da 1 parte
d'acqua, 1 parte di lattice tecnico polimerico P6 e 4 parti
di Kerabuild.
D: Si procederà infine, dopo
avere bagnato adeguatamente il supporto all'applicazione
di KERABUILD FINITURA con spatola americana con moto
circolare uniforme praticando un'adeguata pressione; si
effettueranno più passate sino a raggiungere lo spessore
richiesto (compreso comunque fra 1 e 10 millimetri).
Nella realizzazione di rasature di superfici cavillate per
eterogeneità dei fondi di posa è consigliabile l'inserimento,
fra le successive mani di Kerabuild finitura, di una o due
reti di fibra di vetro antialcalina, per assorbire e meglio
ripartire le tensioni derivanti dal diverso comportamento
dimensionale dei supporti e ridurre così il rischio di ulteriori
lesioni superficiali.
Infine, dato che le malte sono soggette ad elevata disidratazione
per la duplice e concomitante azione dell'assorbimento da
parte dei supporti (se non convenientemente bagnati) e per
evaporazione superficiale è assolutamente necessario, considerata
l'esasperazione del fenomeno in caso di spessori ridotti,
bagnare sempre a rifiuto i fondi da rasare e proteggerli
dal vento e dal sole battente, inumidendo, comunque, il
prodotto nelle prime 24 ore dopo l'applicazione.
Come per i getti strutturali in calcestruzzo in estate sarà
consigliabile eseguire tali lavori nel pomeriggio in modo
che le prime reazioni chimiche avvengano durante la notte
quando il soleggiamento è nullo e le temperature sono più
basse.
A risentirci al prossimo approfondimento o per risolvere
casi personali.
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Arch. Ing. Arnaldo Giuseppe Fornaroli
Senigallia
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