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Come detto nell'approfondimento del mese
scorso, intervenire sui fabbricati esistenti che presentano
problemi è sempre un'operazione molto delicata; si
è già posto l'accento sulla necessità di un'accurata ed attenta
diagnosi delle cause che hanno provocato i danni, in modo
che l'intervento sia rivolto prima, se possibile, ad eliminare
le cause dei dissesti e poi ad eliminare gli effetti.
Gli esempi che verranno "raccontati" oggi sono molto ricorrenti
e pertanto è possibile che il "visitatore" del portale potrà
riconoscere, in qualcuno dei casi presentati a campione, il
suo personale.
E' bene, comunque, che prima di procedere ad un eventuale
intervento, si faccia esaminare ogni singolo problema da un
"vero esperto", sia esso un tecnico privato od un rappresentante
della ditta produttrice dei materiali che si intendono adoperare.
Gli esempi di oggi si riferiscono a tre casi in cui si è messo
in opera il "pacchetto" di materiali offerto dalla
Kerakoll (una delle principali ditte che operano nel settore
a livello mondiale) per il risanamento di pareti umide per
capillarità ascendente o per condensa: SANABUILD FONDO,
SANABUILD, e SANABUILD FINITURA, descritti come
caratteristiche tecniche e modalità di posa nell'approfondimento
del mese scorso.
Il risanamento dei muri umidi di una casa in
campagna nei dintorni di Senigallia.
Mi sono trovato ad affrontare il risanamento di una vecchia
casa colonica in cui bisognava cambiare la destinazione del
piano terra da stalla, cantina e magazzino a soggiorno-pranzo,
cucina, bagno, ingresso ecc.
Gli intonaci esterni erano macchiati nonostante una recente
tinteggiatura, ma erano quelli interni, meno aerati, a presentare
i maggiori problemi: materiali completamente disgregati, efflorescenze
saline, umidità di risalita capillare sino a due metri nella
cantina, tradizionalmente esposta a nord-est; problemi ricorrenti
accentuati da un ulteriore curioso episodio: periodicamente,
anche in assenza di pioggia dal pavimento della ex stalla
riaffiorava acqua che costituiva vere e proprie pozzanghere;
la presenza del simbolo della sorgente (una piccola goccia
azzurra) nelle piantine dell'I.G.M. ed alcune testimonianze
di anziani, hanno fatto riflettere ed adottare, in fase di
ristrutturazione, misure particolari.
Si sono demoliti tutti gli intonaci del piano terra scarnificando
con cura tutte le connessure della malta esistente fra un
mattone e l'altro, soprattutto dove la stessa si presentava
più friabile ed inconsistente; si è asportato uno strato di
terreno di circa quaranta centimetri all'interno della casa;
si è eseguito un efficiente drenaggio sia all'esterno della
casa che al suo interno, curando però di non approfondirlo
al di sotto della quota di posa delle fondazioni; si è poi
lasciato per qualche mese (da aprile a settembre) il fabbricato
con le porte e finestre aperte in modo da osservare il comportamento
delle murature nei confronti di una naturale e continua aerazione
e di una diminuzione dell'alimentazione dell'acqua dal terreno
sottostante.
Confortati da un sensibile miglioramento generale (escluse
alcune zone dove le murature presentavano tratti a "sacco"
e ricorsi di mattoni murati con terreno argilloso, gli uni
e gli altri fortemente igroscopici, dove è stato necessario
ricorrere ad interventi localizzati di "scuci e cuci") si
è deciso di posare anche i pavimenti del piano terra su solaio,
staccato da terra per un'altezza di venti centimetri; l'intercapedine
d'aria così creata è stata collegata all'esterno con un sistema
di sifonatura, in modo che vi fosse circolazione naturale
d'aria permanente sempre nella stessa direzione, sia d'estate
che in inverno.
Fatto questo si è poi passati all'intervento con i materiali
SANABUILD FONDO, SANABUILD, e SANABUILD FINITURA così come
dettagliatamente descritto nell'approfondimento del mese precedente.
A distanza di alcuni anni dalla fine dei lavori, anche se
la casa è rimasta per lo più disabitata e quindi chiusa tutto
il tempo, la stessa presenta sia gli intonaci esterni che
interni perfettamente asciutti e senza alcun segno di umidità.
Il risanamento di una casa del centro storico
di Senigallia.
Una casa di via Testaferrata presentava il pavimento
del piano terra ad una quota più bassa di quello stradale;
logicamente la cunetta stradale realizzata con selciato a
cubetti non poteva garantire che tutta l'acqua piovana raggiungesse
le apposite caditoie per essere convogliata nella rete fognaria
della città.
Una parte dell'acqua piovana aveva pertanto impregnato la
parte bassa delle murature ed il terreno sottostante, compromettendo
la fruibilità dei locali da parte dei vecchi proprietari che
erano stati costretti a declassare "di fatto" i locali del
piano terra che avevano perso la loro iniziale funzione abitativa
e da anni relegati esclusivamente a legnaia, cantina etc;
il nuovo proprietario, invece, volendo riutilizzare gli ambienti
a scopo abitativo mi ha incaricato, oltre al problema più
generale della ristrutturazione architettonico-strutturale,
anche di risolvere il recupero igienico-sanitario degli ambienti
del piano terra.
Si è proceduto dapprima ad uno scavo perimetrale con realizzazione
di una cunetta, circa trenta centimetri al di sotto del piano
interno, alla sua impermeabilizzazione ed alla realizzazione
di un condotto drenante verso la fognatura con un dispositivo
idraulico automatico di non ritorno.
Poi si è realizzato un pavimento sollevato da terra con un
sistema simile a quello precedentemente descritto, non con
un solaio vero e proprio, ma con tavelloni appoggiati su muretti
andatori di due ricorsi di mattoni, ovviamente i mattoni sono
stati posati su una modesta fondazione in calcestruzzo debolmente
armato, ma non prima di avere posato sullo stesso una striscia
di guaina bituminosa al poliestere come barriera anticapillare.
Perfettamente analogo al precedente, invece, il sistema di
aerazione naturale.
Infine sono stati applicati nell'ordine SANABUILD FONDO, SANABUILD,
e SANABUILD FINITURA da ambedue i lati dei muri interni, ma
solo all'interno del muro esterno, essendo la muratura in
questione faccia a vista e come tale doveva rimanere.
Su questa è stato dato, dopo un po' di tempo, alla fine dell'estate
(quando il muro si presentava il più asciutto possibile) un
prodotto idrorepellente, ma permeabile al vapore.
Il risanamento di un muro di un seminterrato della zona
mare di Senigallia.
Una palazzina di due piani fuori terra, con quattro appartamenti,
costruita agli inizi degli anni cinquanta fra il "molo" e
la "Rotonda" è stata dotata dalla sua prima costruzione di
soffitta e scantinato.
Data la posizione centrale e la grande vicinanza al mare,
da sempre i vecchi proprietari avevano utilizzato soffitta
e scantinato a scopo residenziale regolarizzando tale destinazione
in occasione dell'avvento della legge 47/85, nota come la
legge sul "condono edilizio". Risolto il problema urbanistico-legale,
non era invece stato risolto il problema dell'umidità dei
locali seminterrati; questi infatti, con il pavimento circa
centoventi centimetri sotto il piano stradale e quindi pochissimo
sopra il livello del mare presentavano tutti problemi di umidità
di risalita capillare, dato che, all'epoca della costruzione,
circa cinquanta anni fa, l'unico accorgimento che era stato
preso fu quello di realizzare, contro terra, un ottimo intonaco
di grosso spessore e di ottima malta cementizia.
Bisogna doverosamente complimentarsi con tecnici e maestranze
di allora perché, con i sistemi di allora, si è comunque raggiunto
un buon risultato, grazie anche all'effetto drenante della
sabbia che circonda ovunque il fabbricato, alla buona ventilazione
ed al buon soleggiamento circostante.
Nell'angolo nord-est, però, quello battuto dai venti, dalla
pioggia, e per nulla soleggiato, si era sempre lamentata una
situazione interna disastrosa; la proprietaria aveva più volte
tinteggiato la parete esterna curando di sigillare anche le
microlesioni che ogni casa necessariamente ha dopo diversi
decenni di vita; si era poi proceduto a tamponare la parete
interna con fogli di polistirolo (?), con una paretina di
tavelline in laterizio da tre centimetri, etc.
L'unico risultato che si era ottenuto è stato quello di perdere
internamente più di dieci centimetri, ma senza avere benefici
apprezzabili se non per un breve periodo; immancabilmente,
dopo qualche mese le macchie ricomparivano e soprattutto localizzate
in zona larga poco più di due metri.
Dopo aver esaminato la questione insieme con il nuovo proprietario
abbiamo rinvenuto all'esterno, sconosciuto agli altri condomini,
un vecchio "pozzetto nero" costituito da sole tre pareti;
la quarta era la parete esterna della casa; i liquami che
da cinquanta anni "transitavano" attraverso di esso avevano
disgregato il pur valente intonaco elogiato più sopra, ed
avevano impregnato tutto il muro della parte seminterrata
dell'edificio in quella zona.
Eliminato il pozzetto nero convogliando i liquami in una regolamentare
fossa biologica, realizzato comunque un sistema drenante,
reso molto efficiente dal fatto di avere a che fare con sabbia,
eliminati tutti i residui dei precedenti tentativi, il muro,
privato dell'intonaco internamente, è stato lasciato, per
un anno intero, a "spurgarsi" naturalmente.
Si è poi provveduto a trattare l'interno con l'emulsione acquosa
Sanabuild Fondo, a ricostituire un nuovo intonaco interno
con Sanabuild per un'altezza cinquanta centimetri superiore
a quella deteriorata, ed a rifinire con Sanabuild finitura,
con ottimi risultati.
Ho "raccontato" tre dei numerosi casi trattati perché ritengo
che possano aiutare i lettori ad avere chiarimenti indiretti
per problemi che li riguardano direttamente e che, forse,
hanno giudicato per tanto tempo irrisolvibili.
A risentirci al prossimo approfondimento o per risolvere casi
personali.
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