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rubrica - Febbraio 2003
Questa è la rubrica presentata nel mese di Febbraio 2003.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" allestito all'interno del portale o spedendo una e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it, o, per una maggiore immediatezza telefonando al numero 339 6116230.

Con l'approfondimento di questo mese (febbraio 2003) s'intende continuare ad offrire ai visitatori di Ediancona un panorama di informazioni su alcuni materiali per intervenire su problemi riscontrabili più frequentemente nei propri fabbricati, siano essi in calcestruzzo o muratura di mattoni e pietra.

Risanamento di pareti umide per capillarità ascendente

 

Come detto nell'approfondimento del mese scorso, intervenire sui fabbricati esistenti che presentano problemi è sempre un'operazione molto delicata; si è già posto l'accento sulla necessità di un'accurata ed attenta diagnosi delle cause che hanno provocato i danni, in modo che l'intervento sia rivolto prima, se possibile, ad eliminare le cause dei dissesti e poi ad eliminare gli effetti.
Gli esempi che verranno "raccontati" oggi sono molto ricorrenti e pertanto è possibile che il "visitatore" del portale potrà riconoscere, in qualcuno dei casi presentati a campione, il suo personale.
E' bene, comunque, che prima di procedere ad un eventuale intervento, si faccia esaminare ogni singolo problema da un "vero esperto", sia esso un tecnico privato od un rappresentante della ditta produttrice dei materiali che si intendono adoperare.
Gli esempi di oggi si riferiscono a tre casi in cui si è messo in opera il "pacchetto" di materiali offerto dalla Kerakoll (una delle principali ditte che operano nel settore a livello mondiale) per il risanamento di pareti umide per capillarità ascendente o per condensa: SANABUILD FONDO, SANABUILD, e SANABUILD FINITURA, descritti come caratteristiche tecniche e modalità di posa nell'approfondimento del mese scorso.

Il risanamento dei muri umidi di una casa in campagna nei dintorni di Senigallia.


Mi sono trovato ad affrontare il risanamento di una vecchia casa colonica in cui bisognava cambiare la destinazione del piano terra da stalla, cantina e magazzino a soggiorno-pranzo, cucina, bagno, ingresso ecc.
Gli intonaci esterni erano macchiati nonostante una recente tinteggiatura, ma erano quelli interni, meno aerati, a presentare i maggiori problemi: materiali completamente disgregati, efflorescenze saline, umidità di risalita capillare sino a due metri nella cantina, tradizionalmente esposta a nord-est; problemi ricorrenti accentuati da un ulteriore curioso episodio: periodicamente, anche in assenza di pioggia dal pavimento della ex stalla riaffiorava acqua che costituiva vere e proprie pozzanghere; la presenza del simbolo della sorgente (una piccola goccia azzurra) nelle piantine dell'I.G.M. ed alcune testimonianze di anziani, hanno fatto riflettere ed adottare, in fase di ristrutturazione, misure particolari.
Si sono demoliti tutti gli intonaci del piano terra scarnificando con cura tutte le connessure della malta esistente fra un mattone e l'altro, soprattutto dove la stessa si presentava più friabile ed inconsistente; si è asportato uno strato di terreno di circa quaranta centimetri all'interno della casa; si è eseguito un efficiente drenaggio sia all'esterno della casa che al suo interno, curando però di non approfondirlo al di sotto della quota di posa delle fondazioni; si è poi lasciato per qualche mese (da aprile a settembre) il fabbricato con le porte e finestre aperte in modo da osservare il comportamento delle murature nei confronti di una naturale e continua aerazione e di una diminuzione dell'alimentazione dell'acqua dal terreno sottostante.
Confortati da un sensibile miglioramento generale (escluse alcune zone dove le murature presentavano tratti a "sacco" e ricorsi di mattoni murati con terreno argilloso, gli uni e gli altri fortemente igroscopici, dove è stato necessario ricorrere ad interventi localizzati di "scuci e cuci") si è deciso di posare anche i pavimenti del piano terra su solaio, staccato da terra per un'altezza di venti centimetri; l'intercapedine d'aria così creata è stata collegata all'esterno con un sistema di sifonatura, in modo che vi fosse circolazione naturale d'aria permanente sempre nella stessa direzione, sia d'estate che in inverno.
Fatto questo si è poi passati all'intervento con i materiali SANABUILD FONDO, SANABUILD, e SANABUILD FINITURA così come dettagliatamente descritto nell'approfondimento del mese precedente.
A distanza di alcuni anni dalla fine dei lavori, anche se la casa è rimasta per lo più disabitata e quindi chiusa tutto il tempo, la stessa presenta sia gli intonaci esterni che interni perfettamente asciutti e senza alcun segno di umidità.

Il risanamento di una casa del centro storico di Senigallia.

Una casa di via Testaferrata presentava il pavimento del piano terra ad una quota più bassa di quello stradale; logicamente la cunetta stradale realizzata con selciato a cubetti non poteva garantire che tutta l'acqua piovana raggiungesse le apposite caditoie per essere convogliata nella rete fognaria della città.
Una parte dell'acqua piovana aveva pertanto impregnato la parte bassa delle murature ed il terreno sottostante, compromettendo la fruibilità dei locali da parte dei vecchi proprietari che erano stati costretti a declassare "di fatto" i locali del piano terra che avevano perso la loro iniziale funzione abitativa e da anni relegati esclusivamente a legnaia, cantina etc; il nuovo proprietario, invece, volendo riutilizzare gli ambienti a scopo abitativo mi ha incaricato, oltre al problema più generale della ristrutturazione architettonico-strutturale, anche di risolvere il recupero igienico-sanitario degli ambienti del piano terra.
Si è proceduto dapprima ad uno scavo perimetrale con realizzazione di una cunetta, circa trenta centimetri al di sotto del piano interno, alla sua impermeabilizzazione ed alla realizzazione di un condotto drenante verso la fognatura con un dispositivo idraulico automatico di non ritorno.
Poi si è realizzato un pavimento sollevato da terra con un sistema simile a quello precedentemente descritto, non con un solaio vero e proprio, ma con tavelloni appoggiati su muretti andatori di due ricorsi di mattoni, ovviamente i mattoni sono stati posati su una modesta fondazione in calcestruzzo debolmente armato, ma non prima di avere posato sullo stesso una striscia di guaina bituminosa al poliestere come barriera anticapillare.
Perfettamente analogo al precedente, invece, il sistema di aerazione naturale.
Infine sono stati applicati nell'ordine SANABUILD FONDO, SANABUILD, e SANABUILD FINITURA da ambedue i lati dei muri interni, ma solo all'interno del muro esterno, essendo la muratura in questione faccia a vista e come tale doveva rimanere.
Su questa è stato dato, dopo un po' di tempo, alla fine dell'estate (quando il muro si presentava il più asciutto possibile) un prodotto idrorepellente, ma permeabile al vapore.

Il risanamento di un muro di un seminterrato della zona mare di Senigallia.


Una palazzina di due piani fuori terra, con quattro appartamenti, costruita agli inizi degli anni cinquanta fra il "molo" e la "Rotonda" è stata dotata dalla sua prima costruzione di soffitta e scantinato.
Data la posizione centrale e la grande vicinanza al mare, da sempre i vecchi proprietari avevano utilizzato soffitta e scantinato a scopo residenziale regolarizzando tale destinazione in occasione dell'avvento della legge 47/85, nota come la legge sul "condono edilizio". Risolto il problema urbanistico-legale, non era invece stato risolto il problema dell'umidità dei locali seminterrati; questi infatti, con il pavimento circa centoventi centimetri sotto il piano stradale e quindi pochissimo sopra il livello del mare presentavano tutti problemi di umidità di risalita capillare, dato che, all'epoca della costruzione, circa cinquanta anni fa, l'unico accorgimento che era stato preso fu quello di realizzare, contro terra, un ottimo intonaco di grosso spessore e di ottima malta cementizia.
Bisogna doverosamente complimentarsi con tecnici e maestranze di allora perché, con i sistemi di allora, si è comunque raggiunto un buon risultato, grazie anche all'effetto drenante della sabbia che circonda ovunque il fabbricato, alla buona ventilazione ed al buon soleggiamento circostante.
Nell'angolo nord-est, però, quello battuto dai venti, dalla pioggia, e per nulla soleggiato, si era sempre lamentata una situazione interna disastrosa; la proprietaria aveva più volte tinteggiato la parete esterna curando di sigillare anche le microlesioni che ogni casa necessariamente ha dopo diversi decenni di vita; si era poi proceduto a tamponare la parete interna con fogli di polistirolo (?), con una paretina di tavelline in laterizio da tre centimetri, etc.
L'unico risultato che si era ottenuto è stato quello di perdere internamente più di dieci centimetri, ma senza avere benefici apprezzabili se non per un breve periodo; immancabilmente, dopo qualche mese le macchie ricomparivano e soprattutto localizzate in zona larga poco più di due metri.
Dopo aver esaminato la questione insieme con il nuovo proprietario abbiamo rinvenuto all'esterno, sconosciuto agli altri condomini, un vecchio "pozzetto nero" costituito da sole tre pareti; la quarta era la parete esterna della casa; i liquami che da cinquanta anni "transitavano" attraverso di esso avevano disgregato il pur valente intonaco elogiato più sopra, ed avevano impregnato tutto il muro della parte seminterrata dell'edificio in quella zona.
Eliminato il pozzetto nero convogliando i liquami in una regolamentare fossa biologica, realizzato comunque un sistema drenante, reso molto efficiente dal fatto di avere a che fare con sabbia, eliminati tutti i residui dei precedenti tentativi, il muro, privato dell'intonaco internamente, è stato lasciato, per un anno intero, a "spurgarsi" naturalmente.
Si è poi provveduto a trattare l'interno con l'emulsione acquosa Sanabuild Fondo, a ricostituire un nuovo intonaco interno con Sanabuild per un'altezza cinquanta centimetri superiore a quella deteriorata, ed a rifinire con Sanabuild finitura, con ottimi risultati.
Ho "raccontato" tre dei numerosi casi trattati perché ritengo che possano aiutare i lettori ad avere chiarimenti indiretti per problemi che li riguardano direttamente e che, forse, hanno giudicato per tanto tempo irrisolvibili.

A risentirci al prossimo approfondimento o per risolvere casi personali.

 

Arch. Ing. Arnaldo Giuseppe Fornaroli
Senigallia


 
Questa è la rubrica presentata nel mese di Febbraio 2003.
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