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rubrica - Novembre 2002
Questa è la rubrica presentata nel mese di Novembre 2002.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" allestito all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it, o, per una maggiore immediatezza telefonando al numero 339 6116230.

Con l'approfondimento di questo mese vogliamo iniziare ad offrire ai visitatori di Ediancona informazioni su alcuni materiali per intervenire sulle lesioni dei propri fabbricati, siano essi in calcestruzzo o muratura di mattoni e pietra.

Rinforzi di strutture in muratura

 

Intervenire sui fabbricati esistenti danneggiati è sempre un'operazione molto delicata; occorre innanzi tutto un'accurata diagnosi delle cause che hanno provocato i danni in modo che l'intervento sia rivolto prima ad eliminare le cause dei dissesti e poi ad eliminare gli effetti. Si capisce pertanto che i seguenti casi hanno un valore generale e non possono essere presa come una ricetta ad hoc per i visitatori del portale anche se alcuni di loro si riconosceranno nei casi presentati ad esempio. Nello stesso tempo mi riferisco però a materiali esistenti in commercio, in questo caso proposti dalla Kerakoll, una delle ditte che operano nel settore a livello mondiale, riportando esempi di lavori effettivamente eseguiti.

Un pilastro del vano scale al piano seminterrato
In una casa del centro storico di Senigallia, con struttura portante costituta da murature molto vecchie (almeno 200 anni) di mattoni pieni a quattro e tre teste, un angolo del vano scala, a contatto con le fondazioni, era retto da un pilastro in muratura a due teste, molto esile rispetto al resto della casa. Pur avendo la casa sopportato senza danni apprezzabili i terremoti del 1930, del 1972 e del 1997 e forse anche alcuni più indietro nel tempo, la situazione di tale pilastro era preoccupante perché era chiamato a sopportare un peso nettamente al di sopra delle proprie capacità portanti teoriche ed aveva da tempo espulso l'intonaco sui quattro lati probabilmente per eccesso di schiacciamento; la sua sostituzione, con un pilastro in acciaio o in calcestruzzo armato, si presentava però problematica perché non era facilmente eseguibile la sua rimozione senza correre rischi.
Inoltre non si voleva snaturare troppo il comportamento della struttura che aveva dato prova di comportamenti corretti nel tempo.
Si è pertanto deciso un rinforzo perimetrale con uno spessore di circa 10 cm realizzato con Kerabuild Colabile (Kerakoll).
Si è prima di tutto (dopo aver eseguito le opportune puntellature nella zona circostante) asportato tutto il materiale friabile per avere l'esterno del vecchio pilastro con una superficie pulita e ruvida; si sono disposte delle armature metalliche longitudinali costituite da sedici ferri da dodici millimetri di diametro, cinque per lato, disposti a quadrato quaranta centimetri per quaranta centimetri, alla distanza di dieci centimetri l'uno dall'altro ed a circa quattro centimetri dal vecchio pilastro in muratura.
I ferri longitudinali sono stati inseriti inferiormente con resine nella vecchia fondazione costituita da un plinto in muratura e superiormente in maniera analoga all'interno del primo solaio, a volte piegando il ferro a 90° ed annegandolo poi dentro le pignatte in modo da diffondere le tensioni su una zona più vasta possibile; ogni ferro longitudinale era costituito da due pezzi, con una sovrapposizione adeguata e posizionata a varie altezze in modo da non avere punti di debolezza concentrati alla stessa quota.
Sono poi state disposte delle coppie di staffe ad "L" con gancio finale a 90° per "abbracciare" i ferri longitudinali; anche per le staffe si è usato l'accorgimento di ruotarle una rispetto all'altra in modo di avere sempre le "giunture" sfalsate ed evitare l'estroflessione dei ferri durante la fase di getto. Si è poi realizzata la casseratura di legno con pannelli in legno della larghezza di cinquanta centimetri, con cravatte esterne in modo da realizzare una misura netta di circa quarantotto centimetri con copriferro netto di almeno quattro centimetri.
Si è infine eseguito il getto da un livello superiore al collarino del pilastro (usufruendo del vano scale) utilizzando una rudimentale tramoggia in legno appositamente predisposta; per la vibrazione ci si è limitati ad una minima percussione esterna con il manico della mazzetta da due chilogrammi Dopo due giorni si è disarmato.
Si è così mantenuto il nucleo iniziale in muratura rinforzandolo e proteggendolo con una "scorza strutturale" colabile ad alta resistenza chimica, con elevate resistenze all'adesione al taglio ed alla compressione, garantendo quindi la collaborazione fra riporto e struttura esistente.

Il rinforzo di una muratura in cantina
In occasione di un lavoro di ristrutturazione di una parte di un palazzo antico costruito in una zona centrale di Senigallia, in una zona urbanizzata da più di mille anni, mi sono trovato di fronte al problema del risanamento dei locali interrati.
Come in molti altri edifici di Senigallia, dopo il disastroso terremoto del 1930, i materiali caduti per effetto del sisma e quelli di risulta dalle demolizioni dei piani più alti furono gettati in parte alla rinfusa nelle cantine, vista la difficoltà dei trasporti, per liberare al più presto le strade e consentire la ripresa della vita normale.
Eseguita la delicata operazione di sgombero dei detriti e calcinacci ci si è trovati di fronte ai vecchi pavimenti stratificatesi nell'arco della vita del fabbricato per portare il livello dell'interrato sempre più in alto nel tentativo dei proprietari di garantirsi maggiore sicurezza rispetto alle alluvioni del Misa.
Con il proseguire dei lavori di demolizione di almeno quattro pavimenti si sono messe a giorno delle murature assolutamente non affidabili, costituie in parte di mattoni, in parte di coppi, in parte di pietre calcaree ed in parte di arenaria.
Preoccupava anche lo stato delle malte, eterogenee e dilavate nei secoli dal passaggio di acque di falda e di fogna; in alcuni tratti fra una pietra e l'altra vi erano spazi in cui passava un braccio di un uomo.
Inoltre perplessità destava il fatto che le malte, venute a contatto con l'aria si sarebbero potute con il tempo asciugare, ed essicandosi diminuire di volume e causare abbassamenti differenziati nelle strutture superiori e quindi lesionare murature e solai del fabbricato che si era "abituato" ad avere le murature dell'interrato con malte un alto tenore igrometrico.
Specialmente una muro longitudinale del fabbricato presentava questi problemi, per cui si è deciso di rinforzarlo sino all'altezza di centocinquanta centimetri, punto in cui cominciava la muratura staticamente affidabile ed esteticamente apprezzabile.
Si è proceduto pertanto alla rimozione di tutte le parti in equilibrio precario, alla spazzolatura meccanica delle pareti eliminando lo sporco secolare, scarnificando i letti di malta con un piccolo martello elettrico, e finalmente con una sabbiatrice per rendere il supporto più pulito e ruvido possibile.
Con un trapano con punta da dodici millimetri si è proceduto a forare il muro orizzontalmente da parte a parte; nel foro sono state iniettate resine e poi un ferro da otto millimetri con un movimento quanto più possibile "a vite" sia per cercare di evitare l'espulsione della resina, sia per favorire la "spalmatura" sulle pareti del foro; il ferro è stato ripiegato poi per circa venti centimetri parallelamente al muro a circa cinque centimetri di distanza dalla parete.
Si sono fatti poi altri fori "ciechi" a 45°, sia su un piano verticale sia su un piano inclinato, a distanze regolari, sia da un lato che dall'altro del muro, interessandolo per circa tre quarti del suo spessore, con l'inserimento, in modo analogo a quanto detto nel punto precedente, di altri ferri (questa volta da dieci millimetri) con identico gancio da venti centimetri; sulla parete è stata poi disposta una rete metallica elettrosaldata con maglie quadrate di ferro da quattro millimetri di venti centimetri di lato.
Per maggiore affidabilità agli sforzi di taglio verticale sono stati poi fermati, fra la suddetta rete ed il muro, dei ferri da otto millimetri disposti su un piano verticale a 45° nei due versi a costituire un'altra maglia quadrata, di cinquanta centimetri di lato, ruotata di 45° rispetto ai ferri da quattro millimetri della rete, sempre con monconi orizzontali di un metro sia in alto sia in basso; tali monconi legati ad un ferro longitudinale inferiore (precedentemente adagiato a terra) e ad un ferro longitudinale superiore di coronamento.
Si è poi proceduto alla casseratura esterna, al suo trattamento con disarmante ed al getto di Kerabuild Colabile (Kerakoll) limitandosi, come nell'esempio precedente, ad una leggera percussione con i manici delle martelline usate per l'iniziale rimozione delle parti instabili.
Dato che il lavoro è stato eseguito con temperature piuttosto alte (era estate), si è proceduto ad inumidire le casserature prima ed il prodotto nelle prime ventiquattro ore dopo il getto.

Il rinforzo di una muratura in un'ex casa colonica
In un'altra occasione si è realizzato un lavoro del tutto simile a quello precedente. Una casa colonica nei pressi di Montemarciano, con le murature particolarmente deboli, soggetta a molte manomissioni nella sua vita secolare, era stata particolarmente e variamente segnata dagli effetti di cedimenti dovuti all'essiccazione delle argille sottostanti la sua fondazione.
Dopo un preventivo consolidamento del terreno, effettuato con iniezioni di resine espandenti, si è voluto dare maggiore consistenza anche alle murature che, variamente lesionate, non davano più molto affidamento, soprattutto in vista di eventuali futuri eventi sismici.
Il getto di Kerabuild Colabile (Kerakoll) è stato preceduto dalla realizzazione di un massetto nervato in calcestruzzo, dopo preventivo scavo di circa trenta centimetri di terreno all'interno della casa, curando di passare, con le nervature, sotto i muri interni ed esterni, cocludendo con un cordolo di cerchiatura esterna; da dette nervature e dal massetto erano stati lasciati ferri di "attesa" del diametro di otto millimetri sia in verticale che inclinati a 45°, per creare un effetto "scatola" dell'intero piano terra e per distribuire il più possibile i pesi sul terreno.

Scheda tecnica del materiale
Caratteristiche tecniche del materiale possono essere trovate in: www.kerakollmarche.com

A risentirci al prossimo approfondimento.

Senigallia, 8 Novembre 2002

Arch. Ing. Arnaldo Giuseppe Fornaroli
Senigallia


 
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