La redazione di Ediancona intende offrire
ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall' Arch. Ing.
Giuseppe Fornaroli, e dall 'Ing. Daniele Gianfrini,
consistente in un approfondimento di un argomento inerente
al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del
"portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori
di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone
che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema
casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse
interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni,
o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" allestito
all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo: info@ediancona.it,
oppure contattando direttamente gli autori degli articoli,
all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it,
o, per una maggiore immediatezza telefonando al numero 339
6116230.
Con l'approfondimento di questo mese vogliamo iniziare ad
offrire ai visitatori di Ediancona informazioni su alcuni
materiali per intervenire sulle lesioni dei propri fabbricati,
siano essi in calcestruzzo o muratura di mattoni e pietra.
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Intervenire sui fabbricati esistenti danneggiati
è sempre un'operazione molto delicata; occorre innanzi tutto
un'accurata diagnosi delle cause che hanno provocato i danni
in modo che l'intervento sia rivolto prima ad eliminare
le cause dei dissesti e poi ad eliminare gli
effetti. Si capisce pertanto che i seguenti casi hanno
un valore generale e non possono essere presa come una ricetta
ad hoc per i visitatori del portale anche se alcuni di loro
si riconosceranno nei casi presentati ad esempio. Nello stesso
tempo mi riferisco però a materiali esistenti in commercio,
in questo caso proposti dalla Kerakoll, una delle ditte che
operano nel settore a livello mondiale, riportando esempi
di lavori effettivamente eseguiti.
Un pilastro del vano scale al piano seminterrato
In una casa del centro storico di Senigallia, con struttura
portante costituta da murature molto vecchie (almeno 200 anni)
di mattoni pieni a quattro e tre teste, un angolo del vano
scala, a contatto con le fondazioni, era retto da un pilastro
in muratura a due teste, molto esile rispetto al resto
della casa. Pur avendo la casa sopportato senza danni apprezzabili
i terremoti del 1930, del 1972 e del 1997 e forse anche alcuni
più indietro nel tempo, la situazione di tale pilastro era
preoccupante perché era chiamato a sopportare un peso nettamente
al di sopra delle proprie capacità portanti teoriche ed
aveva da tempo espulso l'intonaco sui quattro lati probabilmente
per eccesso di schiacciamento; la sua sostituzione, con un
pilastro in acciaio o in calcestruzzo armato, si presentava
però problematica perché non era facilmente eseguibile la
sua rimozione senza correre rischi.
Inoltre non si voleva snaturare troppo il comportamento della
struttura che aveva dato prova di comportamenti corretti nel
tempo.
Si è pertanto deciso un rinforzo perimetrale con uno spessore
di circa 10 cm realizzato con Kerabuild Colabile (Kerakoll).
Si è prima di tutto (dopo aver eseguito le opportune puntellature
nella zona circostante) asportato tutto il materiale friabile
per avere l'esterno del vecchio pilastro con una superficie
pulita e ruvida; si sono disposte delle armature metalliche
longitudinali costituite da sedici ferri da dodici millimetri
di diametro, cinque per lato, disposti a quadrato quaranta
centimetri per quaranta centimetri, alla distanza di dieci
centimetri l'uno dall'altro ed a circa quattro centimetri
dal vecchio pilastro in muratura.
I ferri longitudinali sono stati inseriti inferiormente con
resine nella vecchia fondazione costituita da un plinto in
muratura e superiormente in maniera analoga all'interno del
primo solaio, a volte piegando il ferro a 90° ed annegandolo
poi dentro le pignatte in modo da diffondere le tensioni su
una zona più vasta possibile; ogni ferro longitudinale era
costituito da due pezzi, con una sovrapposizione adeguata
e posizionata a varie altezze in modo da non avere punti di
debolezza concentrati alla stessa quota.
Sono poi state disposte delle coppie di staffe ad "L" con
gancio finale a 90° per "abbracciare" i ferri longitudinali;
anche per le staffe si è usato l'accorgimento di ruotarle
una rispetto all'altra in modo di avere sempre le "giunture"
sfalsate ed evitare l'estroflessione dei ferri durante la
fase di getto. Si è poi realizzata la casseratura di legno
con pannelli in legno della larghezza di cinquanta centimetri,
con cravatte esterne in modo da realizzare una misura netta
di circa quarantotto centimetri con copriferro netto di almeno
quattro centimetri.
Si è infine eseguito il getto da un livello superiore al collarino
del pilastro (usufruendo del vano scale) utilizzando una rudimentale
tramoggia in legno appositamente predisposta; per la vibrazione
ci si è limitati ad una minima percussione esterna con il
manico della mazzetta da due chilogrammi Dopo due giorni si
è disarmato.
Si è così mantenuto il nucleo iniziale in muratura rinforzandolo
e proteggendolo con una "scorza strutturale" colabile ad alta
resistenza chimica, con elevate resistenze all'adesione al
taglio ed alla compressione, garantendo quindi la collaborazione
fra riporto e struttura esistente.
Il rinforzo di una muratura in cantina
In occasione di un lavoro di ristrutturazione di una parte
di un palazzo antico costruito in una zona centrale di Senigallia,
in una zona urbanizzata da più di mille anni, mi sono trovato
di fronte al problema del risanamento dei locali interrati.
Come in molti altri edifici di Senigallia, dopo il disastroso
terremoto del 1930, i materiali caduti per effetto del sisma
e quelli di risulta dalle demolizioni dei piani più alti furono
gettati in parte alla rinfusa nelle cantine, vista la difficoltà
dei trasporti, per liberare al più presto le strade e consentire
la ripresa della vita normale.
Eseguita la delicata operazione di sgombero dei detriti e
calcinacci ci si è trovati di fronte ai vecchi pavimenti stratificatesi
nell'arco della vita del fabbricato per portare il livello
dell'interrato sempre più in alto nel tentativo dei proprietari
di garantirsi maggiore sicurezza rispetto alle alluvioni del
Misa.
Con il proseguire dei lavori di demolizione di almeno quattro
pavimenti si sono messe a giorno delle murature assolutamente
non affidabili, costituie in parte di mattoni, in parte di
coppi, in parte di pietre calcaree ed in parte di arenaria.
Preoccupava anche lo stato delle malte, eterogenee e dilavate
nei secoli dal passaggio di acque di falda e di fogna; in
alcuni tratti fra una pietra e l'altra vi erano spazi in cui
passava un braccio di un uomo.
Inoltre perplessità destava il fatto che le malte, venute
a contatto con l'aria si sarebbero potute con il tempo asciugare,
ed essicandosi diminuire di volume e causare abbassamenti
differenziati nelle strutture superiori e quindi lesionare
murature e solai del fabbricato che si era "abituato" ad avere
le murature dell'interrato con malte un alto tenore igrometrico.
Specialmente una muro longitudinale del fabbricato presentava
questi problemi, per cui si è deciso di rinforzarlo sino all'altezza
di centocinquanta centimetri, punto in cui cominciava la muratura
staticamente affidabile ed esteticamente apprezzabile.
Si è proceduto pertanto alla rimozione di tutte le parti in
equilibrio precario, alla spazzolatura meccanica delle pareti
eliminando lo sporco secolare, scarnificando i letti di malta
con un piccolo martello elettrico, e finalmente con una sabbiatrice
per rendere il supporto più pulito e ruvido possibile.
Con un trapano con punta da dodici millimetri si è proceduto
a forare il muro orizzontalmente da parte a parte; nel foro
sono state iniettate resine e poi un ferro da otto millimetri
con un movimento quanto più possibile "a vite" sia per cercare
di evitare l'espulsione della resina, sia per favorire la
"spalmatura" sulle pareti del foro; il ferro è stato ripiegato
poi per circa venti centimetri parallelamente al muro a circa
cinque centimetri di distanza dalla parete.
Si sono fatti poi altri fori "ciechi" a 45°, sia su un piano
verticale sia su un piano inclinato, a distanze regolari,
sia da un lato che dall'altro del muro, interessandolo per
circa tre quarti del suo spessore, con l'inserimento, in modo
analogo a quanto detto nel punto precedente, di altri ferri
(questa volta da dieci millimetri) con identico gancio da
venti centimetri; sulla parete è stata poi disposta una rete
metallica elettrosaldata con maglie quadrate di ferro da quattro
millimetri di venti centimetri di lato.
Per maggiore affidabilità agli sforzi di taglio verticale
sono stati poi fermati, fra la suddetta rete ed il muro, dei
ferri da otto millimetri disposti su un piano verticale a
45° nei due versi a costituire un'altra maglia quadrata, di
cinquanta centimetri di lato, ruotata di 45° rispetto ai ferri
da quattro millimetri della rete, sempre con monconi orizzontali
di un metro sia in alto sia in basso; tali monconi legati
ad un ferro longitudinale inferiore (precedentemente adagiato
a terra) e ad un ferro longitudinale superiore di coronamento.
Si è poi proceduto alla casseratura esterna, al suo trattamento
con disarmante ed al getto di Kerabuild Colabile (Kerakoll)
limitandosi, come nell'esempio precedente, ad una leggera
percussione con i manici delle martelline usate per l'iniziale
rimozione delle parti instabili.
Dato che il lavoro è stato eseguito con temperature piuttosto
alte (era estate), si è proceduto ad inumidire le casserature
prima ed il prodotto nelle prime ventiquattro ore dopo il
getto.
Il rinforzo di una muratura in un'ex casa colonica
In un'altra occasione si è realizzato un lavoro del tutto
simile a quello precedente. Una casa colonica nei pressi
di Montemarciano, con le murature particolarmente deboli,
soggetta a molte manomissioni nella sua vita secolare, era
stata particolarmente e variamente segnata dagli effetti di
cedimenti dovuti all'essiccazione delle argille sottostanti
la sua fondazione.
Dopo un preventivo consolidamento del terreno, effettuato
con iniezioni di resine espandenti, si è voluto dare maggiore
consistenza anche alle murature che, variamente lesionate,
non davano più molto affidamento, soprattutto in vista di
eventuali futuri eventi sismici.
Il getto di Kerabuild Colabile (Kerakoll) è stato preceduto
dalla realizzazione di un massetto nervato in calcestruzzo,
dopo preventivo scavo di circa trenta centimetri di terreno
all'interno della casa, curando di passare, con le nervature,
sotto i muri interni ed esterni, cocludendo con un cordolo
di cerchiatura esterna; da dette nervature e dal massetto
erano stati lasciati ferri di "attesa" del diametro di otto
millimetri sia in verticale che inclinati a 45°, per creare
un effetto "scatola" dell'intero piano terra e per distribuire
il più possibile i pesi sul terreno.
Scheda tecnica del materiale
Caratteristiche tecniche del materiale possono essere trovate
in: www.kerakollmarche.com
A risentirci al prossimo approfondimento.
Senigallia, 8 Novembre 2002
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