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La redazione di Ediancona intende offrire
ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall' Arch. Ing.
Giuseppe Fornaroli, e dall 'Ing. Daniele Gianfrini,
consistente in un approfondimento di un argomento inerente
al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del
"portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori
di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone
che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema
casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse
interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni,
o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" che presto
sarà allestito all'interno del portale o spedendo un
e-mail all'indirizzo: info@ediancona.it,
oppure contattando direttamente gli autori degli articoli,
all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it,
o telefonando al numero 3396116230.
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Con l' approfondimento di questo
mese (giugno 2003) s'intende continuare ad offrire ai visitatori
di Ediancona un panorama d'informazioni su casi reali che
l'autore ha dovuto affrontare rispondendo alle richieste di
cui sopra; le città e le considerazioni effettuate sono del
tutto "reali", mentre il nome del proprietario è, per ovvi
motivi, celato da un nome ed un cognome di comodo.
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Il recupero di un seminterrato:
opere di deumidificazione e di consolidamento
(parte prima)
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Il signor Rossi ha comprato una casa unifamiliare nel
centro storico di Ravenna; la casa, costruita negli
anni "30, è composta di un piano rialzato (adibito a piano
giorno) ed un primo piano (adibito a piano notte); ogni
piano è di circa 100 mq; sotto il piano rialzato è presente
un piano seminterrato con altezza utile di 185 cm; sopra
il piano rialzato c'é il primo piano (alto 365 cm) ed una
soffitta, non praticabile al momento dell'acquisto, perché
alta poco più di 40 cm ai lati, non collegata da scale,
e separata dal sottostante primo piano da un impalcato costituito
da una struttura leggera in legno realizzata con tavole
disposte a "coltello" ed incrociate a "pettine" che sostengono,
all'intradosso, un soffitto di "faexite".
Si illustra questo caso perché molto significativo dato
che la città sorge ad una quota molto bassa, a pochissima
altezza sul livello del mare; in particolare, nella zona
in questione, la casa è collocata a m. 1,60 sul livello
del mare.
Si è reso necessario sia recuperare il seminterrato, sia
ristrutturare i locali del piano rialzato e del primo piano
sia migliorare la soffitta in cui si è stata ricavata una
mansarda abitabile e confortevole; dei tetti in legno però,
isolati e ventilati, si è parlato già in altri articoli,
per cui non tratto qui per esteso questo problema, ma vi
farò solo gli accenni necessari per spiegare le eventuali
ripercussioni sulle scelte operate per recuperare il seminterrato
della casa.
In relazione al seminterrato, i due aspetti che sono
subito emersi come prioritari sono stati: ovviare
all'altezza limitata ed eliminare il degrado delle
murature portanti.
L'altezza, di soli 185 cm, era penalizzata anche dalla presenza
a soffitto di diverse canalizzazioni in vista che limitano
la fruibilità dei locali, già poco "gradevoli" per l'umidità
presente sulle pareti, sia interne che esterne.
Si è deciso di abbassare il pavimento per avere, alla fine
dei lavori di risanamento del piano interrato, un locale
con altezza utile finita di almeno 240 cm e con tutte
le murature che fossero completamente risanate, non
solo sotto l'aspetto igienico ed estetico, ma anche dal
punto di vista statico, in modo da poter "sopportare" anche
l'aumento di peso dato da un solaio in più (fra primo piano
e mansarda) e dal nuovo tetto, attuato in modo da garantire
una mansarda abitabile in condizione di massimo comfort
sia estivo che invernale, con l'onere necessario di un maggior
peso rispetto all'attuale.
Si sono quindi eseguite le opportune indagini conoscitive
e i sondaggi nel terreno, dai quali sono emersi i dati relativi,
fra l'altro, anche alle quote seguenti, che si riferiscono
al piano del pavimento del piano interrato, al momento dell'acquisto.
E' risultato che c'era acqua alla profondità di cm -160,
che il piano di posa della fondazione era a cm - 110, che
le fognature pubbliche avevano il piano di scorrimento alla
profondità di cm -100, che le murature esterne avevano uno
spessore di cm 40 all'esterno, che la muratura portante
mediana aveva uno spessore di soli cm 15, che i solai erano
orditi in direzione est-ovest, che il piano del giardino,
lato sud, era alla quota di cm + 50, che il piano del giardino,
lato nord e lato strada, era alla quota di cm + 100 e che
il piano stradale è alla quota di cm +110.
Non potendo alzare il solaio fra interrato e piano rialzato,
si è deciso di abbassare il pavimento dell'interrato
di 70 centimetri in modo che l'altezza effettiva potesse
passare dai precedenti cm 185 a cm 255, quindi con una riserva
di 15 cm rispetto agli obbiettivi fissati per garantire
il passaggio di tubazioni di vario tipo a soffitto, in maniera
nascosta, ma ispezionabile; in questo modo ci si è garantiti
anche la possibilità di poter rinforzare le travi in ferro
NP del solaio del primo piano, senza togliere il relativo
pavimento esistente mantenendone le quote.
Al seminterrato si è deciso di rimuovere il pavimento in
battuto di cemento (10 -15 cm di spessore) e si è iniziato
a scavare sotto di esso; si è tolto dapprima uno strato
di pietre e calcinacci dello spessore di 35 - 40 cm, e poi
il terreno argilloso sottostante per una profondità di cm
150 badando di non arrivare a quella che era stata individuata
precedentemente come quota della falda (-160 cm).
Per ragioni di prudenza si sono scavati, ai quattro angoli
della casa, altrettanti pozzi di sentina sino alla profondità
di - 300 cm ed in essi sono state collocate quattro pompe
ad immersione per cercare di tenere, durante i lavori, all'interno
dei pozzi, la falda alla profondità massima di - 200 cm
ed intercettare eventuale acqua piovana durante i lavori
necessari per ricostruire la nuova fondazione.
Quindi il nuovo solettone, dello spessore nominale
di 40 cm, è stato impostato ad una profondità di cm
140 con l'intradosso alla quota di - 100 cm.
Lo scavo è stato organizzato in sottocantieri a strisce
di scavo della larghezza di cm 240, passanti sotto i muri
esterni est ed ovest e sotto il muro mediano, con successivi
getti in calcestruzzo armato della larghezza di cm 120,
in modo da garantire "prese" laterali per le successive
strisciate della larghezza di 60 cm (misura ragguardevole
e di grande sicurezza trattandosi delle armature metalliche
in direzione secondaria).
Sullo scavo a quota - 150 è stato realizzato un getto
di pulizia in calcestruzzo dello spessore di cm 10 e,
sopra di esso sono stati posati dei pannelli bentonitici
del tipo Tecno Clay Panels 1 per garantire una perfetta
impermeabilizzazione della nuova fondazione.
Lo spessore del solettone così realizzato è risultato essere
di 40 cm nei vari ambienti e 30 cm sotto le murature; in
questo modo il getto ha avuto la possibilità di aderire
perfettamente all'intradosso della vecchia fondazione sia
grazie al piccolo gradente di pressione (10 cm) ma anche
e soprattutto grazie agli additivi usati per la confezione
del calcestruzzo, in particolare idrofughi ed antiritiro;
fra una striscia e l'altra è stato disposto un cordone "waterstop"
per evitare la risalita dell'acqua dalle riprese di getto
in occasione di eventuali, futuri, innalzamenti della falda.
Nei tratti in cui il muro esistente non dava sufficienti
garanzie di reggere temporaneamente a trazione sono state
disposte delle "basette" (solitamente usate per i ponteggi
metallici) sotto l'intradosso della vecchia fondazione con
cunei metallici, entrambi "a perdere".
Le armature metalliche, sempre ferri da 12 mm di
Fe B 44 k controllato HD, sono state previste nella seguente
maniera:
- sul lato inferiore del solettone, nella direzione principale
(est-ovest), un ferro ogni 30 cm; detti ferri sono stati
sovrapposti in corrispondenza dei passaggi sotto le murature
portanti lasciando gli spezzoni con una sporgenza di almeno
¼ della larghezza dell'ambiente in cui entrano (circa 75
cm);
- una doppia staffatura realizzata con ferri da 8 mm ogni
30 cm e cavalletti reggiferro nella misura di uno ogni due
metri quadrati per collegare e sostenere le armature principali
e secondarie;
- sul lato inferiore del solettone, nella direzione secondaria
(nord-sud), un ferro con le sovrapposizioni necessarie per
le riprese di getto;
- all'altezza di cm 25 dal fondo armature ogni 30 cm nelle
due direzioni ortogonali costituite da ferri da 8 mm con
lo scopo principale di limitare il ritiro e di reggi ferro
per gli spezzoni sotto le murature portanti;
- sul lato superiore, nelle due direzioni ortogonali, ferri
ogni 30 cm, naturalmente interrotti in prossimità delle
murature portanti;
- per collegare le "isostatiche" di trazione inferiori e
superiori sono stati disposti dei "cavallotti" in corrispondenza
delle murature portanti con bracci a 45° per migliorare
il comportamento al taglio; si sono previsti tratti orizzontali
(sotto le murature) alternati di 40 ed 80 cm, tratti inclinati
di 40 cm e "prese" orizzontali all'estradosso, rispettivamente,
di 60 e 40 cm; anche questi ferri sono stati disposti nella
misura di uno ogni 30 cm, ma in modo alternato ai precedenti
in modo da avere nelle parti tese, sotto le murature, un
ferro ogni 15 cm;
- sul lato superiore poi, infine, collegate con i precedenti
cavallotti, sono state disposte delle armature in modo da
avere, anche all'estradosso, un ferro ogni 15 cm, per garantire
la non fessurazione del calcestruzzo nelle zone soggette
a trazione;
- la "scacchiera" con lato da trenta cm è compatibile con
la misura scelta per le "strisciate di getto" ed è compatibile
con una facile lavorazione da parte dei carpentieri, che
possono inserire comodamente il piede in diagonale; i ferri
finali posti ogni 15 cm sono posti in opera soltanto alla
fine, quando non è più necessario camminare sopra le armature
metalliche;
Usciti dalle murature esterne con questo solettone, in cui
ogni striscia funziona come trave rovescia, per una misura
di 75 cm, sono stati lasciati i necessari ferri d'attesa
verticali per innalzare successivamente dei muretti verticali
in c.a. per completare la "scatola" di contenimento delle
nuove fondazioni.
Prima di fare questo si è provveduto però alla rimozione
dell'intonaco ammalorato su entrambi i lati dei muri di
fondazione, sia per la parte precedentemente immersa nel
terreno sia per la parte già precedentemente fuori terra.
Il risanamento di questi muri con la posa in opera di intonaci
aeranti è stato trattato già in un precedente articolo e
pertanto rimandiamo il lettore ad esso per i dettagli; sinteticamente,
ricordiamo che dopo la rimozione del vecchio intonaco e
la "scarnitura" delle connessioni della muratura, il muro
può essere "lavato" con Sanabuild fondo, intonacato
con tre cm di Sanabuild, e rifinito con Sanabuild
finitura. I materiali indicati sono quelli della ditta
Kerakoll. Importante è anche che la tinteggiatura
sia effettuata con materiali traspiranti.
In questo caso particolare, essendo necessario anche un
risanamento statico, oltre che estetico, si è provveduto
a disporre una rete metallica su entrambi i lati dei muri
esterni e di quello portante mediano.
I muri esterni, giudicati di spessore sufficiente, sono
stati rinforzati con rete metallica leggera; il muro mediano,
invece, è stato rinforzato su entrambi i lati con una rete
metallica pesante, con un intonaco di grosso spessore realizzato
con calcestruzzo BME, gettato attraverso opportune asole
praticate nel solaio dal piano superiore entro casserature
in legno opportunamente vibrate sino ad assicurare il "rigurgito"
da buchi a soffitto, opportunamente predisposti.
Si sono realizzati due "rinforzi" da 9 cm ognuno in modo
da avere, con il muro in mattoni esistente, un muro "sandwich"
finale dello spessore di 30 centimetri; il comportamento
unitario di questo nuovo muro è stato garantito con opportuni
collegamenti trasversali in ferro e calcestruzzo.
La rete dell'armatura verticale è stata collegata alla base
a ferri di attesa da 8 mm provenienti dal sottostante solettone
e stata collegata all'intonaco armato dei piani superiori,
realizzato invece, per successivi "rinfazzi", con uno spessore
limitato a solo quattro centimetri; tali reti, poste su
entrambi i lati dei muri sono state unite fra loro con collegamenti
in ferro e calcestruzzo, in modo da ottenere un muro "sandwich"
con uno spessore finale di 20 centimetri, ritenuto sufficiente
a sopportare il peso dei due successivi solai.
La copertura è stata realizzata in maniera tale da "pesare"
soprattutto sui muri perimetrali; in ogni caso sono state
previste, a partire dalle fondazioni, delle nervature verticali
di maggior resistenza sul muro mediano in prossimità degli
spigoli interni del vano scala, sino al solaio fra primo
piano e mansarda.
Con il prossimo articolo si approfondirà il modo in cui
è stato risolto il problema dell'isolamento termico del
nuovo pavimento dei locali così recuperati.
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Arch. Ing. Arnaldo Giuseppe Fornaroli
Senigallia
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