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Da quando l'architetto Jules Harduin Mansart,
alla fine del diciassettesimo secolo, realizzò i palazzi intorno
a Place Vendome a Parigi con quel particolare tipo di copertura
che, successivamente, diede il nome dell'ideatore ai locali
sottostanti, sono passati ormai trecento anni.
Tale copertura a due falde, con doppia pendenza per ciascuna
falda, era nata per seguire l'andamento dell'estradosso
delle particolari capriate in legno, ideate dallo stesso architetto
per poter realizzare ampi saloni ai piani principali, che
avevano delle lesene in muratura rientranti all'interno in
corrispondenza delle travi sovrastanti; ben presto la nuova
tipologia si dimostrò utile anche per l'utilizzo abitativo
anche del sottotetto.
Il fascino della vita in "mansarda" si è poi alimentato,
nella seconda metà dell'ottocento, grazie alla pubblicazione
del romanzo (nel 1848) di Henri Murger: "Scene della vita
di boheme", che trattava della vita scapigliata ed anticonformista
degli artisti dell'epoca, che avevano preso a modello la vita
zingaresca di comunità gitane provenienti dalla Boemia.
La risonanza del romanzo fu tale da superare in breve i confini
nazionali, tanto che, ad esempio, in Italia, Giacomo Puccini
ne trasse ispirazione per la sua celebre Boheme, opera
fra le più rappresentate, anche ai nostri giorni.
In breve il termine "bohemien" identificò un modo di vita,
romantico e trasgressivo, che ha stimolato la fantasia e la
vita di numerose generazioni; si è passati poi, dalla letteratura
e dalla musica, ad elaborare, attraverso l'architettura, nuovi
modelli abitativi per i sottotetti delle nostre case.
La creazione di uno spazio così suggestivo implica, però,
il coinvolgimento di numerosi aspetti; bisognerà pensare,
infatti, a come realizzare la struttura del tetto, a come
risolvere il problema dell'isolamento estivo ed invernale,
a come arredare un ambiente così particolare e come illuminarlo.
Nell'articolo di oggi c'interessiamo solamente di quest'ultimo
aspetto, per rimanere all'interno dello spazio disponibile
nel nostro portale.
Ritornando per un attimo indietro nel tempo, ricordiamo che,
per più di due secoli, i modelli per risolvere il problema
dell'illuminazione e della aerazione delle mansarde sono stati
gli abbaini francesi di Mansart, completati spesso da terrazzini,
sopra la linea di gronda, che occupavano lo spazio fra una
capriata e l'altra; spesso tali abbaini avevano un fronte
con un piccolo timpano in pietra, mentre erano prevalentemente
in legno gli abbaini costruiti sulle coperture delle case
del Regno Unito, dell'Irlanda, della Prussia, della Renania-Westfalia
e della Scandinavia; gli stessi erano poi spesso protetti
da suggestivi manti di copertura in paglia o da prestigiosi
manti impermeabili in rame; chi non ha avuto la fortuna di
soggiornare in "Gasthof" dell'area tedesca, "Kro"
della scandinavia o visitare vecchie "Inn" inglesi
o cottage irlandesi avrà comunque presenti le immagini dei
numerosi film ambientati in questi locali caratteristici di
qeste nazioni nord-europee.
Le strutture degli abbaini in legno sono state poi "esportate"
dai colonizzatori nord europei emigrati nel Nuovo Mondo ed
hanno caratterizzato l'architettura delle residenze unifamiliari
negli Stati Uniti e nel Canada per molte generazioni; anche
in questo caso cinema e televisione ci ha mostrato abbondantemente
le case in legno con i porticati tipici del sud degli States
e le casette a due falde, con pareti pitturate in rosso "Falun"
e spigoli bianchi, (di provenienza svedese) tipici del nord
degli States e del Canada.
Durante la seconda guerra mondiale, però, questo tipo di coperture
comincia ad essere abbandonato; nel 1942 nasce infatti in
Danimarca un nuovo tipo di finestra per mansarda: non più
una finestra verticale ed un piccolo tetto a due falde,
emergente dalla copertura principale, ma una finestra inclinata
che segue la pendenza della falda principale; si riesce così
nell'intento di convogliare all'interno una quantità di luce
nettamente superiore rispetto agli abbaini, con la tradizionale
piccola finestra verticale; la cosa, ovviamente, è stata tanto
più importante a quelle latitudini, dato che le giornate per
molta parte dell'anno sono tanto corte da far crescere notevolmente
il desiderio della luce naturale.
Alla fine della guerra (1945) l'ingegnere danese Villum
Kann Rasmussen (fondatore della ditta Velux, ancora oggi
detentrice di una notevole percentuale del mercato mondiale)
riesce a progettare un tipo particolare di cerniera
che consente di risolvere facilmente i problemi d'apertura,
di tenuta all'acqua e di pulizia dei vetri delle nuove finestre,
inizialmente fisse; il tipo di finestra si sviluppò in Danimarca,
in Svezia, in Finlandia ed in Norvegia, dove, a causa delle
notevoli pendenze delle coperture, si avevano a disposizione
dei sottotetti con grosse potenzialità abitative.
L'occasione per il rapido espandersi anche nel resto dell'Europa
fu data dalla ricostruzione di intere città in Germania, le
cui case avevano subito, durante la guerra, ingenti danni
per i numerosi e pesanti bombardamenti e necessitavano
pertanto di essere ricostruite con l'obbiettivo di utilizzare
al massimo tutti gli spazi abitabili disponibili; grande attenzione
fu rivolta pertanto al recupero, ai fini abitativi, dei grandi
magazzini presenti nei sottotetti delle case delle città dell'Hansa.
Il grande mercato tedesco degli anni cinquanta fu l'occasione
trainante per la diffusione di questo nuovo sistema in tutto
il resto d'Europa settentrionale e così, a partire dagli anni
sessanta, la diffusione del nuovo tipo di finestra, che segue
la pendenza delle falde, ha, di fatto, monopolizzato il modo
di dare luce ed aria alle mansarde di tutto il mondo.
Negli ultimi decenni queste finestre, prodotte ormai da numerose
ditte, si sono dotate di tantissimi accessori in grado di
fornire livelli di comfort abitativi impensabili all'inizio
della loro vita.
Sono ormai di uso comune i doppi e tripli vetri con
accorgimenti particolari per migliorare il grado di isolamento
termico invernale (oggi il calore disperso attraverso una
finestra a falda può essere ridotto dell'ottanta per cento
rispetto ai primi tipi rudimentali degli anni cinquanta) e
per ridurre l'apporto di calore all'interno dei sottotetti
a causa dell'irraggiamento solare durante i mesi più caldi.
I telai in legno di queste finestre sono sempre più stabili
ed affidabili grazie a trattamenti particolari in superficie
che eliminano, internamente, il pericolo di formazione di
condense e muffe; esternamente, i telai in legno sono protetti
da rivestimenti normalmente in alluminio e rame e, a richiesta,
in zinco al titanio, in presenza di ambienti particolarmente
aggressivi.
Le finestre possono essere dotate di persiane avvolgibili
che migliorano la protezione dal caldo estivo, riducono il
consumo d'energia in inverno, proteggono dalla luce, riducono
il rumore in caso di pioggia o grandine ed assicurano maggiore
privacy all'interno degli ambienti sottostanti. Numerosi
sono poi i tipi di tende che possono essere applicati sia
all'interno che all'esterno per risolvere problemi di protezione
dall'irraggiamento solare e da eccessivi surriscaldamento
del vetro, ombreggiamento interno, oscuramento completo per
il riposo notturno, zanzariere etc.
A partire dagli anni ottanta le finestre a falda sono state
dotate poi di comandi elettrici di apertura e chiusura, azionabili
da appositi dispositivi fissi a parete oppure con telecomandi
del tutto simili a quelli ormai molto familiari per gli apparecchi
televisivi.
Tutto questo ha portato naturalmente ad una gran diffusione
di queste finestre, e, come spesso accade, anche ad una gran
faciloneria nella loro istallazione, che spesso ha creato
problemi poi nel loro utilizzo; gli errori più spesso riscontrati
sono:
- errata disposizione della finestra rispetto alle
caratteristiche della stanza;
- errato dimensionamento della finestra rispetto alle
dimensioni della stanza;
- mancanza di adeguati smussi perimetrali alla finestra;
- mancanza di un corretto isolamento termico all'intorno
della finestra;
- errato posizionamento dei radiatori rispetto alle
caratteristiche della stanza.
Da questi errori derivano di conseguenza un'errata distribuzione
della luce ed una carente ventilazione, una scarsa illuminazione,
uno scarso "rendimento", formazione di condense su telai di
legno e spallette perimetrali, formazione d'abbondanti condense
sui vetri, sino ad arrivare ad un vero e proprio fastidiosissimo
… "gocciolamento".
Come sempre è necessario, sia nel caso di costruzione "ex
novo" o d'interventi di ristrutturazione, saper coordinare
tutte le operazioni ed evitare i rischi di un approssimativo
"fai da te" e gli inconvenienti che si possono incontrare
per la presenza di numerosi interlocutori (rivenditori, costruttori,
arredatori, impiantisti etc.) che agiscono settorialmente,
senza la necessaria visione globale di tutta la problematica.
A risentirci al prossimo articolo.
Senigallia, 9 luglio 2002
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