La redazione di Ediancona intende offrire
ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall' Arch. Ing.
Giuseppe Fornaroli, e dall 'Ing. Daniele Gianfrini,
consistente in un approfondimento di un argomento inerente
al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del
"portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori
di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone
che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema
casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse
interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni,
o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" allestito
all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo: info@ediancona.it,
oppure contattando direttamente gli autori degli articoli,
all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it,
o, per una maggiore immediatezza telefonando al numero 339
6116230.
Con l'approfondimento di questo mese, concludiamo, con due
esempi, il tema inerente il recupero dei sottotetti.
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Nell'articolo di oggi, dopo aver parlato
nel precedente articolo degli aspetti generali della vita
in mansarda, ci interessiamo in particolare dell'isolamento
termico della copertura, con particolare riferimento agli
accorgimenti adatti a difenderci con successo dal caldo estivo
in maniera naturale e tradizionale, senza ricorrere a costosi
impianti di condizionamento che necessitano poi di ulteriore
dispendio di energia e di immissioni comunque inquinanti.
Quanto realizzato per proteggersi dal caldo estivo si renderà
"prezioso" anche per difendersi dal freddo invernale con l'unico
accorgimento aggiuntivo di preoccuparci di porre in opera
un "pacchetto" che non solo isoli dal freddo ma che non permetta
il formarsi di condense.
Porto due esempi di realizzazioni d'isolamento: uno relativo
ad un intervento su una copertura di un condominio, realizzata
con un tetto piano, costituito da un solaio in laterizio e
calcestruzzo armato, un altro riguardante una copertura tradizionale
in legno, costituita da due falde inclinate, in una casa colonica
ristrutturata.
La prima realizzazione fu eseguita nel 1978 per conto di
un condominio che prevedeva dei locali all'ultimo piano
dei locali, teoricamente abitabili, ma di fatto impraticabili
durante l'estate, dato che la temperatura interna raggiungeva
frequentemente valori superiori ai cinquanta gradi, specialmente
nel locale d'angolo esposto a sud-ovest, che aveva tre delle
sei "facce" esposte alle radiazioni solari.
La copertura era stata realizzata con dei lastroni di cemento,
grigio scuro, posati sopra una "carta catramata" che negli
anni cinquanta si usava disporre sui solai per garantirne
l'impermeabilizzazione, mentre le murature laterali di tamponamento
erano realizzate con foratoni intonacati e finite esternamente
con un "graffiato" color rosso scuro; ambedue i colori con
un coefficiente di assorbimento particolarmente elevato delle
radiazioni solari; inoltre gli infissi esterni non erano dotati
di nessun tipo di schermatura.
Obbiettivo dell'intervento era quello di recuperare i locali
per un soggiorno confortevole anche nei mesi di luglio ed
agosto.
Anche se il solaio non aveva mai dato problemi di infiltrazioni
d'acqua si decise di rimuovere i lastroni di calcestruzzo
e la sottostante "carta" che aveva già fatto più del suo dovere,
risistemando le "pendenze", ponendo in opera una
doppia guaina al poliestere con teli da 3 e 4 millimetri
incrociati, secondo quella che era una prassi ormai consolidata
già alla fine degli anni settanta; sopra di essa, vennero
disposti dei pannelli di polistirene espanso, materiale
isolante che non assorbe l'acqua; si posero due strati
da quattro centimetri con giunti laterali "maschio e femmina"
sfalsati e poggianti su una apposita rete per facilitare lo
scolo dell'acqua piovana al di sotto dei pannelli (una novità
per quegli anni).
Come pavimento vennero usati dei "marmittoni" di
cemento granigliati (40x40x3), prodotti da una nota ditta
locale, posti in opera a secco con appoggi in plastica agli
angoli in modo da rimanere sospesi per circa tre centimetri;
si usarono per il pavimento marmittoni di un colore chiaro,
poco assorbente le radiazioni solari, e si adottarono altri
accorgimenti per facilitare il movimento dell'aria nella camera
d'aria sottostante la superficie calpestabile; si raggiunse
per la copertura un "K" nettamente inferiore a 0,300, con
un peso di circa 450 kg/mq; come conseguenza si ottenne
uno sfasamento dell'onda termica superiore alle dodici
ore ed un notevolissimo smorzamento della stessa. S'intervenne
poi anche sulle pareti esterne, con pannelli di isolamento
a cappotto da sei centimetri, direttamente collegati a
quelli orizzontali della copertura ed una "controfodera" esterna
realizzata in muratura, resa possibile per la presenza di
un doppio cornicione orizzontale in calcestruzzo, che funzionò
da "battuta" inferiore e superiore; infine l'intonaco eterno
venne pitturato con un colore beige molto chiaro, poco assorbente
le radiazioni solari.
Si è infine intervenuti anche sulle finestre, dotandole di
doppi vetri e persiane come i piani sottostanti.
La vivibilità del piano "attico" ne risultò talmente migliorata
al punto tale che gli ambienti dell'ultimo piano erano diventati
più freschi di quelli dei piani sottostanti esposti ad ovest
!!!.
Più recentemente, nella ristrutturazione di una casa di
campagna, i nuovi proprietari (di ritorno da Milano dove
si erano trasferiti quaranta anni fa per motivi di lavoro)
avevano eliminato l'antiestetico soffitto in canne e gesso
per vivere al primo piano direttamente sotto la falda realizzata
secondo la tradizionale sequenza delle case rurali marchigiane:
travi orizzontali in legno (circa 18 x 24), filetti in legno
(8 x 4), pianelle in laterizio (30 x 15 x 3) e manto di copertura
in coppi; purtroppo però al bell'aspetto del soffitto non
corrispondeva un altrettanto apprezzabile comfort abitativo;
in inverno difficoltà a riscaldarsi in maniera soddisfacente,
nonostante il grande dispendio di energia, ed in estate calura
insopportabile, soprattutto nei locali sotto la falda esposta
ad ovest.
In questo caso si è intervenuti esclusivamente sulla copertura,
confidando nel fatto che l'esposizione al sole delle pareti
verticali era limitata, nelle ore più calde, da un cornicione
molto sporgente e che i muri erano comunque realizzati in
mattoni pieni con uno spessore di circa 45 cm, una massa di
circa 800 kg / mq, tale quindi da garantire una notevole inerzia
termica anche in assenza di un isolamento termico verticale.
Si sono tolti, provvisoriamente, i coppi, e si sono stuccate,
con malte cementizie opportunamente confezionate, le pianelle,
in modo da evitare gli "spifferi" invernali e la caduta di
polvere d'estate; sopra le pianelle è stato realizzato
un massetto di calcestruzzo speciale (peso 1400 Kg/mc)
dello spessore di cinque centimetri con un'armatura costituita
da una rete elettrosaldata con dei connettori metallici fissati
alla sottostante struttura in legno, per rendere la soletta
ed il sottostante legno strutturalmente collaboranti; sono
stati poi disposti dei pannelli di materiale isolante per
uno spessore di 8 centimetri, terminanti verso la gronda
con dei filetti in legno (8 x 8) opportunamente trattati e
tagliati in prossimità del colmo in modo da evitare qualsiasi
ponte termico; sono stati successivamente posti in opera degli
ulteriori filetti nella direzione della massima pendenza
alla distanza di sessanta centimetri uno dall'altro, fissati
al sottostante massetto con opportuni tappi a pressione. Sopra
i travetti sono stati invitati dei pannelli di OSB (2400 x
1200 x 18), un materiale proveniente dal riciclaggio dei trucioli
del legno, con la protezione di teli impermeabili all'acqua,
ma permeabili al vapore; si è infine ripristinata la copertura
in coppi e posto in opera dei lamierini di rame forati ed
opportunamente sagomati sia in gronda che lungo il colmo per
favorire la circolazione dell'aria sotto i pannelli di OSB.
Come sempre, è mia abitudine non riportare nell'articolo i
nomi dei materiali usati perché si è voluto dare a codesta
rubrica una valenza tecnologica e non pubblicitaria, ma sono
a disposizione di chi abbia bisogno di chiarimenti sugli argomenti
trattati.
A risentirci al prossimo articolo.
Senigallia, 26 agosto 2002
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