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rubrica - settembre 2002
Questa è la rubrica presentata nel mese di Settembre 2002.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" allestito all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it, o, per una maggiore immediatezza telefonando al numero 339 6116230.

Con l'approfondimento di questo mese, concludiamo, con due esempi, il tema inerente il recupero dei sottotetti.

ISOLIAMO IL "SOTTOTETTO" PER...

LA PROSSIMA ESTATE

 

Nell'articolo di oggi, dopo aver parlato nel precedente articolo degli aspetti generali della vita in mansarda, ci interessiamo in particolare dell'isolamento termico della copertura, con particolare riferimento agli accorgimenti adatti a difenderci con successo dal caldo estivo in maniera naturale e tradizionale, senza ricorrere a costosi impianti di condizionamento che necessitano poi di ulteriore dispendio di energia e di immissioni comunque inquinanti.
Quanto realizzato per proteggersi dal caldo estivo si renderà "prezioso" anche per difendersi dal freddo invernale con l'unico accorgimento aggiuntivo di preoccuparci di porre in opera un "pacchetto" che non solo isoli dal freddo ma che non permetta il formarsi di condense.
Porto due esempi di realizzazioni d'isolamento: uno relativo ad un intervento su una copertura di un condominio, realizzata con un tetto piano, costituito da un solaio in laterizio e calcestruzzo armato, un altro riguardante una copertura tradizionale in legno, costituita da due falde inclinate, in una casa colonica ristrutturata.
La prima realizzazione fu eseguita nel 1978 per conto di un condominio che prevedeva dei locali all'ultimo piano dei locali, teoricamente abitabili, ma di fatto impraticabili durante l'estate, dato che la temperatura interna raggiungeva frequentemente valori superiori ai cinquanta gradi, specialmente nel locale d'angolo esposto a sud-ovest, che aveva tre delle sei "facce" esposte alle radiazioni solari.
La copertura era stata realizzata con dei lastroni di cemento, grigio scuro, posati sopra una "carta catramata" che negli anni cinquanta si usava disporre sui solai per garantirne l'impermeabilizzazione, mentre le murature laterali di tamponamento erano realizzate con foratoni intonacati e finite esternamente con un "graffiato" color rosso scuro; ambedue i colori con un coefficiente di assorbimento particolarmente elevato delle radiazioni solari; inoltre gli infissi esterni non erano dotati di nessun tipo di schermatura.
Obbiettivo dell'intervento era quello di recuperare i locali per un soggiorno confortevole anche nei mesi di luglio ed agosto.
Anche se il solaio non aveva mai dato problemi di infiltrazioni d'acqua si decise di rimuovere i lastroni di calcestruzzo e la sottostante "carta" che aveva già fatto più del suo dovere, risistemando le "pendenze", ponendo in opera una doppia guaina al poliestere con teli da 3 e 4 millimetri incrociati, secondo quella che era una prassi ormai consolidata già alla fine degli anni settanta; sopra di essa, vennero disposti dei pannelli di polistirene espanso, materiale isolante che non assorbe l'acqua; si posero due strati da quattro centimetri con giunti laterali "maschio e femmina" sfalsati e poggianti su una apposita rete per facilitare lo scolo dell'acqua piovana al di sotto dei pannelli (una novità per quegli anni).
Come pavimento vennero usati dei "marmittoni" di cemento granigliati (40x40x3), prodotti da una nota ditta locale, posti in opera a secco con appoggi in plastica agli angoli in modo da rimanere sospesi per circa tre centimetri; si usarono per il pavimento marmittoni di un colore chiaro, poco assorbente le radiazioni solari, e si adottarono altri accorgimenti per facilitare il movimento dell'aria nella camera d'aria sottostante la superficie calpestabile; si raggiunse per la copertura un "K" nettamente inferiore a 0,300, con un peso di circa 450 kg/mq; come conseguenza si ottenne uno sfasamento dell'onda termica superiore alle dodici ore ed un notevolissimo smorzamento della stessa. S'intervenne poi anche sulle pareti esterne, con pannelli di isolamento a cappotto da sei centimetri, direttamente collegati a quelli orizzontali della copertura ed una "controfodera" esterna realizzata in muratura, resa possibile per la presenza di un doppio cornicione orizzontale in calcestruzzo, che funzionò da "battuta" inferiore e superiore; infine l'intonaco eterno venne pitturato con un colore beige molto chiaro, poco assorbente le radiazioni solari.
Si è infine intervenuti anche sulle finestre, dotandole di doppi vetri e persiane come i piani sottostanti.
La vivibilità del piano "attico" ne risultò talmente migliorata al punto tale che gli ambienti dell'ultimo piano erano diventati più freschi di quelli dei piani sottostanti esposti ad ovest !!!.

Più recentemente, nella ristrutturazione di una casa di campagna, i nuovi proprietari (di ritorno da Milano dove si erano trasferiti quaranta anni fa per motivi di lavoro) avevano eliminato l'antiestetico soffitto in canne e gesso per vivere al primo piano direttamente sotto la falda realizzata secondo la tradizionale sequenza delle case rurali marchigiane: travi orizzontali in legno (circa 18 x 24), filetti in legno (8 x 4), pianelle in laterizio (30 x 15 x 3) e manto di copertura in coppi; purtroppo però al bell'aspetto del soffitto non corrispondeva un altrettanto apprezzabile comfort abitativo; in inverno difficoltà a riscaldarsi in maniera soddisfacente, nonostante il grande dispendio di energia, ed in estate calura insopportabile, soprattutto nei locali sotto la falda esposta ad ovest.
In questo caso si è intervenuti esclusivamente sulla copertura, confidando nel fatto che l'esposizione al sole delle pareti verticali era limitata, nelle ore più calde, da un cornicione molto sporgente e che i muri erano comunque realizzati in mattoni pieni con uno spessore di circa 45 cm, una massa di circa 800 kg / mq, tale quindi da garantire una notevole inerzia termica anche in assenza di un isolamento termico verticale.
Si sono tolti, provvisoriamente, i coppi, e si sono stuccate, con malte cementizie opportunamente confezionate, le pianelle, in modo da evitare gli "spifferi" invernali e la caduta di polvere d'estate; sopra le pianelle è stato realizzato un massetto di calcestruzzo speciale (peso 1400 Kg/mc) dello spessore di cinque centimetri con un'armatura costituita da una rete elettrosaldata con dei connettori metallici fissati alla sottostante struttura in legno, per rendere la soletta ed il sottostante legno strutturalmente collaboranti; sono stati poi disposti dei pannelli di materiale isolante per uno spessore di 8 centimetri, terminanti verso la gronda con dei filetti in legno (8 x 8) opportunamente trattati e tagliati in prossimità del colmo in modo da evitare qualsiasi ponte termico; sono stati successivamente posti in opera degli ulteriori filetti nella direzione della massima pendenza alla distanza di sessanta centimetri uno dall'altro, fissati al sottostante massetto con opportuni tappi a pressione. Sopra i travetti sono stati invitati dei pannelli di OSB (2400 x 1200 x 18), un materiale proveniente dal riciclaggio dei trucioli del legno, con la protezione di teli impermeabili all'acqua, ma permeabili al vapore; si è infine ripristinata la copertura in coppi e posto in opera dei lamierini di rame forati ed opportunamente sagomati sia in gronda che lungo il colmo per favorire la circolazione dell'aria sotto i pannelli di OSB.
Come sempre, è mia abitudine non riportare nell'articolo i nomi dei materiali usati perché si è voluto dare a codesta rubrica una valenza tecnologica e non pubblicitaria, ma sono a disposizione di chi abbia bisogno di chiarimenti sugli argomenti trattati.

A risentirci al prossimo articolo.

Senigallia, 26 agosto 2002

Arch. Ing. Arnaldo Giuseppe Fornaroli
Senigallia


 
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