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rubrica - settembre 2001
Questa è la rubrica presentata nel mese di Settembre.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" allestito all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it, o, per una maggiore immediatezza telefonando al numero 3396116230.

Abbiamo voluto, con l'approfondimento di questo mese, continuare con un tema di attualità: "l'impermeabilizzazione", dato che, dopo la grande siccità dell'estate 2001, sono arrivate le prime piogge.

DOPO IL SOLE … LA PIOGGIA
Prima parte
 

L'acqua, tanto invocata dagli agricoltori durante l'estate appena trascorsa, è finalmente arrivata, ma, con essa, ricompariranno puntualmente molti problemi che il sole aveva provvisoriamente fatto dimenticare. Ed allora ecco che, di nuovo, come gli altri inverni, il vecchio tetto in coppi lascerà passare in diversi punti della copertura gocce di pioggia indesiderate, oppure il pavimento e le pareti del garage interrato lasceranno trapelare piccoli "dispettosi" rigagnoli d'acqua che, con la loro presenza, manifesteranno difetti in case, a volte anche di recente costruzione.

Chiediamo pertanto all'arch. ing. Arnaldo Giuseppe Fornaroli:
D: Quali sono i problemi principali che la pioggia mette in evidenza nelle nostre case?

R:
La tipologia dei difetti che si evidenziano nelle nostre case, a seguito di precipitazioni meteoriche, è molto vasta, e non si limita, purtroppo, ai due eventi citati nella domanda postami; i problemi che le nostre case manifestano sono numerosissimi: infiltrazioni attraverso crepe create da ossidazione e conseguente rigonfiamento dei ferri dei cordoli e delle travi perimetrali; infiltrazioni da serramenti a chiusura tutt'altro che ermetica e lateralmente agli stessi; infiltrazioni da coperture piane, male impermeabilizzate; infiltrazioni sotto i risvolti della guaina, nelle coperture piane, contro i muri perimetrali; infiltrazioni attraverso le "copertine" in marmo di parapetti, etc..
Oggi, però, non potendo analizzare tutti i problemi che possono capitare, mi voglio soffermare su uno di loro: le infiltrazioni d'acqua nei locali interrati, perché negli ultimi tempi esse si sono presentate più frequentemente che in passato, e quindi penso che sia questo il problema che possa maggiormente interessare i nostri lettori, rimandando la trattazione degli altri argomenti ad eventuali futuri interventi.

D:
Perché, a fronte di una tecnologia in continuo e sempre più rapido progresso, questi problemi riguardano, come diceva, più il presente che il passato?

R:
Negli ultimi venti anni è diminuita drasticamente la costruzione di abitazioni monofamiliari e di palazzine a due e quattro appartamenti, che avevano caratterizzato le nostre periferie negli anni sessanta e settanta: le costruzioni di questo periodo (di iniziativa privata), prevedevano quasi sempre il garage al piano terra e gli appartamenti al primo e secondo piano, perciò il problema dell'impermeabilizzazione dei locali interrati non sussisteva; successivamente, è sempre più aumentata la costruzione di condomini multipiano (di iniziativa di cooperative od imprese), con numerosi appartamenti ed uffici ai piani più alti, negozi al piano terra e garage interrati, anche in seguito all'entrata in vigore di regolamenti edilizi comunali che hanno stabilito limiti per le volumetrie o superfici fuori terra, ma non per quelle dei locali interrati; si è assistito pertanto ad un progressivo aumento delle costruzioni di locali interrati, anche per la diffusione degli impianti "well point" (i cosiddetti "aghi") che consentono (soprattutto in terreni sabbiosi) di lavorare in un cantiere completamente all'asciutto anche in presenza di acqua; si tratta di un accorgimento che, in zona, dovrebbe ormai essere noto anche ai non addetti ai lavori essendo stato adottato nel cantiere della "Rotonda" di Senigallia, che è da tempo sotto gli occhi di tutti.

D:
Ma quando si è cominciato a costruire locali interrati con una certa frequenza?

R:
Locali interrati sono stati costruiti da sempre; una data precisa è impossibile farla, ma, qui a Senigallia, ed in generale in prossimità della costa, si è proceduto sempre con estrema cautela, rimanendo, in passato, quasi sempre al di sopra delle falde e del livello del mare, ma posso citare un caso personale.
Venti anni fa, ad esempio, progettai e diressi i lavori per un garage interrato alle Saline, quartiere a sud-est di Senigallia, caratterizzato dalla presenza di acqua già a piccole profondità, e la cosa destò all'epoca più di una perplessità da parte di chi, nella stessa zona, aveva, negli anni precedenti, rinunciato a priori a cimentarsi con un problema ritenuto troppo rischioso; in quella zona, per fabbricati analoghi, si era ricorso prevalentemente a fondazioni su pali "battuti", ma il dovere intervenire per ultimi imponeva la necessità di non indurre eccessive vibrazioni nel terreno che avrebbero potuto procurare dei danni agli edifici limitrofi; inoltre, la necessità dei committenti, che richiedevano molti posti macchina, mi impose di affrontare il problema sia dal punto di vista funzionale che strutturale, con particolare attenzione alla problematica dell'impermeabilizzazione.
Confortati da una relazione geologica affidabile, prima di progettare la struttura, insieme con l'impresa che avrebbe eseguito il lavoro, ci ponemmo il problema di come impermeabilizzare l'intradosso del solettone di base e le pareti esterne, entrambi in calcestruzzo armato; per le pareti verticali la soluzione delle guaine bituminose al poliestere, opportunamente protette prima del reinterro, non sembrò avere allora valide alternative, in quanto soluzione tecnicamente corretta ed economicamente non particolarmente onerosa; ma, per adottare la stessa soluzione all'intradosso del solettone, si sarebbe dovuto realizzare un piano con il "magro", poi stendere una doppia guaina, e, in seguito, uno strato di sabbia e ghiaietto di fiume per evitare di bucare la guaina con la successiva posa in opera delle armature metalliche; operazioni non particolarmente complesse, né eccessivamente onerose, ma che non avrebbero comunque eliminato la presenza dell'acqua all'esterno della costruzione che ci si accingeva a realizzare.
Alla fine, prendemmo la decisione di seguire un'altra strada: non una soluzione "passiva", cercando cioè una soluzione per non fare entrare l'acqua, ma una soluzione "attiva", operando, invece, in modo che l'acqua non salisse mai al di sopra di un certo livello, fissato in dieci centimetri al di sotto dell'intradosso delle fondazioni; allo scopo studiammo un opportuno drenaggio che, con un combinato utilizzo di ghiaietto, ghiaia, teli di tessuto non tessuto (allora non così diffuso come oggi), tubi drenanti e pozzi ai quattro angoli della casa, portasse infine l'acqua ad un pozzo più profondo degli altri, da cui una pompa l'avrebbe sollevata per irrigare il giardino o, in alternativa, avrebbe versato l'eccedenza nella rete fognaria delle acque bianche.
Il "sistema" è in funzione da venti anni e non ha dato problemi; comunque, per maggior sicurezza, furono impermeabilizzate con guaine bituminose anche le pareti verticali dell'interrato per proteggersi dall'acqua proveniente dalla superficie del terreno circostante e dall'ampio marciapiede che circondava la casa coprendo la parte di garage interrato che "sbordava" dall'ingombro del fabbricato fuori terra.

D:
Non è dunque impossibile, o comunque troppo oneroso, realizzare ex novo locali interrati, oppure intervenire su di essi, anche in presenza di acqua.

R:
Si, tutto è teoricamente fattibile, però una corretta progettazione ex novo comporta sicuramente spese di gran lunga inferiori e meno problemi rispetto a quelli degli interventi di risanamento in locali esistenti, che richiedono molta attenzione ed il coinvolgimento di molte competenze; esempi in questo senso e le tecniche corrette da seguire nell'affrontare questi casi saranno l'argomento del prossimo incontro.

Senigallia, 24 settembre 2001.

 

Arch. Ing. Arnaldo Giuseppe Fornaroli Senigallia


 
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