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L'acqua, tanto invocata dagli agricoltori
durante l'estate appena trascorsa, è finalmente arrivata,
ma, con essa, ricompariranno puntualmente molti problemi che
il sole aveva provvisoriamente fatto dimenticare. Ed allora
ecco che, di nuovo, come gli altri inverni, il vecchio tetto
in coppi lascerà passare in diversi punti della copertura
gocce di pioggia indesiderate, oppure il pavimento e le pareti
del garage interrato lasceranno trapelare piccoli "dispettosi"
rigagnoli d'acqua che, con la loro presenza, manifesteranno
difetti in case, a volte anche di recente costruzione.
Chiediamo pertanto all'arch. ing. Arnaldo Giuseppe Fornaroli:
D: Quali sono i problemi principali che la pioggia
mette in evidenza nelle nostre case?
R: La tipologia dei difetti che si evidenziano nelle nostre
case, a seguito di precipitazioni meteoriche, è molto vasta,
e non si limita, purtroppo, ai due eventi citati nella domanda
postami; i problemi che le nostre case manifestano sono numerosissimi:
infiltrazioni attraverso crepe create da ossidazione
e conseguente rigonfiamento dei ferri dei cordoli e delle
travi perimetrali; infiltrazioni da serramenti a chiusura
tutt'altro che ermetica e lateralmente agli stessi; infiltrazioni
da coperture piane, male impermeabilizzate; infiltrazioni
sotto i risvolti della guaina, nelle coperture piane, contro
i muri perimetrali; infiltrazioni attraverso le "copertine"
in marmo di parapetti, etc..
Oggi, però, non potendo analizzare tutti i problemi che possono
capitare, mi voglio soffermare su uno di loro: le infiltrazioni
d'acqua nei locali interrati, perché negli ultimi tempi
esse si sono presentate più frequentemente che in passato,
e quindi penso che sia questo il problema che possa maggiormente
interessare i nostri lettori, rimandando la trattazione degli
altri argomenti ad eventuali futuri interventi.
D: Perché, a fronte di una tecnologia in continuo e sempre
più rapido progresso, questi problemi riguardano, come diceva,
più il presente che il passato?
R: Negli ultimi venti anni è diminuita drasticamente la
costruzione di abitazioni monofamiliari e di palazzine a due
e quattro appartamenti, che avevano caratterizzato le nostre
periferie negli anni sessanta e settanta: le costruzioni di
questo periodo (di iniziativa privata), prevedevano quasi
sempre il garage al piano terra e gli appartamenti al primo
e secondo piano, perciò il problema dell'impermeabilizzazione
dei locali interrati non sussisteva; successivamente, è sempre
più aumentata la costruzione di condomini multipiano (di iniziativa
di cooperative od imprese), con numerosi appartamenti ed uffici
ai piani più alti, negozi al piano terra e garage interrati,
anche in seguito all'entrata in vigore di regolamenti edilizi
comunali che hanno stabilito limiti per le volumetrie o superfici
fuori terra, ma non per quelle dei locali interrati; si è
assistito pertanto ad un progressivo aumento delle costruzioni
di locali interrati, anche per la diffusione degli impianti
"well point" (i cosiddetti "aghi") che consentono (soprattutto
in terreni sabbiosi) di lavorare in un cantiere completamente
all'asciutto anche in presenza di acqua; si tratta di un accorgimento
che, in zona, dovrebbe ormai essere noto anche ai non addetti
ai lavori essendo stato adottato nel cantiere della "Rotonda"
di Senigallia, che è da tempo sotto gli occhi di tutti.
D: Ma quando si è cominciato a costruire locali interrati
con una certa frequenza?
R: Locali interrati sono stati costruiti da sempre; una
data precisa è impossibile farla, ma, qui a Senigallia, ed
in generale in prossimità della costa, si è proceduto sempre
con estrema cautela, rimanendo, in passato, quasi sempre al
di sopra delle falde e del livello del mare, ma posso citare
un caso personale.
Venti anni fa, ad esempio, progettai e diressi i lavori per
un garage interrato alle Saline, quartiere a sud-est di Senigallia,
caratterizzato dalla presenza di acqua già a piccole profondità,
e la cosa destò all'epoca più di una perplessità da parte
di chi, nella stessa zona, aveva, negli anni precedenti, rinunciato
a priori a cimentarsi con un problema ritenuto troppo rischioso;
in quella zona, per fabbricati analoghi, si era ricorso prevalentemente
a fondazioni su pali "battuti", ma il dovere intervenire per
ultimi imponeva la necessità di non indurre eccessive vibrazioni
nel terreno che avrebbero potuto procurare dei danni agli
edifici limitrofi; inoltre, la necessità dei committenti,
che richiedevano molti posti macchina, mi impose di affrontare
il problema sia dal punto di vista funzionale che strutturale,
con particolare attenzione alla problematica dell'impermeabilizzazione.
Confortati da una relazione geologica affidabile, prima di
progettare la struttura, insieme con l'impresa che avrebbe
eseguito il lavoro, ci ponemmo il problema di come impermeabilizzare
l'intradosso del solettone di base e le pareti esterne, entrambi
in calcestruzzo armato; per le pareti verticali la soluzione
delle guaine bituminose al poliestere, opportunamente protette
prima del reinterro, non sembrò avere allora valide alternative,
in quanto soluzione tecnicamente corretta ed economicamente
non particolarmente onerosa; ma, per adottare la stessa soluzione
all'intradosso del solettone, si sarebbe dovuto realizzare
un piano con il "magro", poi stendere una doppia guaina, e,
in seguito, uno strato di sabbia e ghiaietto di fiume per
evitare di bucare la guaina con la successiva posa in opera
delle armature metalliche; operazioni non particolarmente
complesse, né eccessivamente onerose, ma che non avrebbero
comunque eliminato la presenza dell'acqua all'esterno della
costruzione che ci si accingeva a realizzare.
Alla fine, prendemmo la decisione di seguire un'altra strada:
non una soluzione "passiva", cercando cioè una soluzione per
non fare entrare l'acqua, ma una soluzione "attiva", operando,
invece, in modo che l'acqua non salisse mai al di sopra di
un certo livello, fissato in dieci centimetri al di sotto
dell'intradosso delle fondazioni; allo scopo studiammo un
opportuno drenaggio che, con un combinato utilizzo
di ghiaietto, ghiaia, teli di tessuto non tessuto (allora
non così diffuso come oggi), tubi drenanti e pozzi ai quattro
angoli della casa, portasse infine l'acqua ad un pozzo più
profondo degli altri, da cui una pompa l'avrebbe sollevata
per irrigare il giardino o, in alternativa, avrebbe versato
l'eccedenza nella rete fognaria delle acque bianche.
Il "sistema" è in funzione da venti anni e non ha dato problemi;
comunque, per maggior sicurezza, furono impermeabilizzate
con guaine bituminose anche le pareti verticali dell'interrato
per proteggersi dall'acqua proveniente dalla superficie del
terreno circostante e dall'ampio marciapiede che circondava
la casa coprendo la parte di garage interrato che "sbordava"
dall'ingombro del fabbricato fuori terra.
D: Non è dunque impossibile, o comunque troppo oneroso,
realizzare ex novo locali interrati, oppure intervenire su
di essi, anche in presenza di acqua.
R: Si, tutto è teoricamente fattibile, però una corretta
progettazione ex novo comporta sicuramente spese di gran lunga
inferiori e meno problemi rispetto a quelli degli interventi
di risanamento in locali esistenti, che richiedono molta attenzione
ed il coinvolgimento di molte competenze; esempi in questo
senso e le tecniche corrette da seguire nell'affrontare questi
casi saranno l'argomento del prossimo incontro.
Senigallia, 24 settembre 2001.
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