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rubrica - ottobre 2001
Questa è la rubrica presentata nel mese di Ottobre.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" allestito all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it, o, per una maggiore immediatezza telefonando al numero 3396116230.

Abbiamo voluto, con l'approfondimento di questo mese, continuare con un tema di attualità: "l'impermeabilizzazione", dato che, dopo la grande siccità dell'estate 2001, sono arrivate le prime piogge.

DOPO IL SOLE … LA PIOGGIA
Seconda parte
 

D : Riprendiamo il discorso iniziato nell'intervento scorso, chiedendo all'arch. ing. Arnaldo Giuseppe Fornaroli quali sono i problemi più ricorrenti riscontrati nell'esercizio della sua attività riguardo all'impermeabilizzazione dei locali interrati.

R :
Come accennato l'altra volta, con una corretta progettazione architettonica e strutturale ed una successiva, altrettanto corretta, esecuzione, si è oggi in grado di assicurare un prodotto finale esente da qualsiasi tipo di problema; può però capitare di dover intervenire dove si sono manifestati inconvenienti di diversa natura: bisognerebbe però, in questo caso, distinguere fra problemi causati da carenze strutturali e problemi provocati da impermeabilizzazione non adeguata o addirittura assente; ritengo che i primi non possano essere affrontati in questa sede, in quanto troppo specialistici, mentre più comprensibili risultano i secondi: frequenti sono gli interventi necessari per porre rimedio ad impermeabilizzazioni mal fatte, oppure eseguite con materiali non appropriati; in altri casi si è reso necessario impermeabilizzare locali di recente costruzione, dove la tenuta all'acqua era stata affidata in maniera molto "ottimistica" al solo calcestruzzo. Molte ditte producono additivi "impermeabilizzanti" per il calcestruzzo, alcuni dei quali sono di provata e sicura affidabilità, e la loro utilizzazione non è di difficile applicazione; però, se per motivi estranei alla "confezione", il calcestruzzo si fessura (ad esempio per eccessivo ritiro, per eccessivo allungamento delle barre metalliche, o, ancora, per eccessiva deformabilità della struttura di fondazione), evidentemente non c'è additivo che tenga. Inoltre, la presenza di additivi nulla può in corrispondenza delle riprese di getto: tipico è il punto debole, quanto a tenuta all'acqua, che si viene a creare fra solettone di base e parete verticale; è purtroppo ricorrente vedere anche infiltrazioni fra parete verticale e l'attacco del solaio del piano terra che costituisce la copertura del piano garage, oppure da fessure (anche capillari) nelle pareti verticali, od anche fra l'attacco del solettone alla "buca" dell'ascensore; infiltrazioni consistenti si rilevano nelle pareti verticali e di base della buca dell'ascensore, negli attacchi delle "bocche di lupo" costruite per le necessarie prese di aria e di luce; tutti questi punti deboli dovrebbero essere noti e quindi gli inconvenienti dovrebbero essere prevenuti con una corretta progettazione ed una costruzione a regola d'arte.

D :
Qual è oggi il sistema ottimale per impermeabilizzazione questi locali interrati?

R :
Oggi la tecnologia mette a disposizione dei progettisti e costruttori numerose e valide soluzioni per ogni problema; convegni su questi argomenti vengono organizzati periodicamente dalle Università di Ingegneria e dagli Ordini professionali; periodicamente Fiere specializzate propongono in Italia (SA.I.E di Bologna) ed all'estero (BAU di Monaco di Baviera), con cadenza annuale o biennale, il meglio della produzione mondiale; il "know how" su questi argomenti è curato poi, in maniera capillare, dai produttori dei materiali attraverso seri rivenditori e rappresentanti tecnicamente preparati; ma, per tornare alla sua domanda, se esistesse un metodo universalmente valido, tecnicamente di facile applicazione ed economicamente conveniente, si adotterebbe sempre quello e gli altri non avrebbero ragione di esistere; invece le "variabili" di ogni intervento sono moltissime, pertanto, per ogni caso è necessario scegliere la soluzione più appropriata, e non è detto che un materiale che si è usato con successo ieri sia in grado di risolvere i problemi di oggi. In generale, parlando di manti impermeabili, possiamo dire che oggi disponiamo di una vastissima gamma di prodotti che vanno dalle tradizionali guaine bituminose al poliestere, alle guaine bituminose con supporto di fibre di vetro, alle sospensioni colloidali di consistenza pastosa da applicare a pennello, ai manti costituiti da due fogli PVC calandrati con interposta armatura in tessuto di poliestere, alle guaine liquide da applicare a pennello, ai manti sintetici ottenuti per estrusione di granuli in PVC, ai manti in poli-isobutilene, ai cartoni ondulati biodegradabili riempiti con bentonite, e tanti altri materiali che sarebbe impossibile elencare in questa sede. Oltre al materiale base, per ogni prodotto, esiste poi tutta una serie di accessori per risolvere problemi particolari, per cui è comprensibile che si possa creare confusione al momento di prendere le decisioni, se il problema non è stato oggetto di preventive riflessioni.

D:
Una scelta difficile dunque…

R :
Non direi; con competenza, buon senso e collaborazione fra il committente, il progettista, l'impresa, il direttore dei lavori e tutti gli operatori dei diversi settori si può arrivare facilmente ad ottenere ottimi risultati. Aggiungerei poi che, oltre ai sistemi citati, che chiamerei "passivi", ci sono poi tutta una serie di accorgimenti, che chiamerei "attivi", che tendono ad allontanare l'acqua da dove la sua presenza non è desiderata, sino a convogliarla in corsi d'acqua a cielo aperto, o in fognature comunali, per caduta naturale o mediante l'ausilio di impianti di sollevamento con pompe sommerse.

D :
Ma quando il lavoro è stato mal eseguito, è possibile intervenire con buona probabilità di successo?

R :
E' una risposta che deve essere data caso per caso; teoricamente la soluzione c'è sempre, ma, praticamente, la sua applicazione può risultare troppo onerosa economicamente e/o tecnicamente; molto spesso si tende ad intervenire dall'interno del locale sigillando buchi e fenditure con i materiali ritenuti più idonei; purtroppo, così, anche ammesso di aver impedito le infiltrazioni di acqua, avremmo una struttura costantemente bagnata con conseguenze certamente non positive; l'ideale sarebbe agire dall'esterno, però, a costruzione finita, può risultare difficile, se non impossibile, realizzare quello che era facile durante le prime fasi della costruzione. Ci si troverà a valutare, ad esempio, oltre a tutte le caratteristiche della costruzione e del difetto palesatosi, l'altezza della falda d'acqua rispetto al piano dell'interrato, la quota di scorrimento della rete fognaria delle acque bianche rispetto al piano interrato, il tipo di terreno su cui la costruzione è fondata, l'entità dei carichi dei piani superiori, la presenza costante od intermittente dell'acqua. Bisogna poi spesso fare i conti con tutti gli impianti a rete già installati intorno alla casa: tubi di adduzione del gas e dell'acqua, cavi elettrici, tubazioni e pozzetti degli scarichi di bagni e cucine ed una lunga serie di impedimenti che spesso nascono "a sorpresa" durante i lavori di riparazione che così, già costosi in partenza, rischiano di lievitare oltre ogni previsione.

D : Oltre l'episodio che ci ha presentato la volta scorsa, ci può fare qualche altro esempio di casi particolari che Le sono capitati?

R : Si, potrei citare diversi episodi che sicuramente interesseranno i lettori più della semplice elencazione delle tecniche corrette e dei materiali appropriati per l'impermeabilizzazione dei locali interrati.

D : Potrebbero essere, allora, l'argomento del prossimo intervento?

R : D'accordo, al prossimo intervento, dunque!


Senigallia, 26 ottobre 2001.

 

Arch. Ing. Arnaldo Giuseppe Fornaroli Senigallia


 
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