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D : Riprendiamo il discorso iniziato
nell'intervento scorso, chiedendo all'arch. ing. Arnaldo Giuseppe
Fornaroli quali sono i problemi più ricorrenti riscontrati
nell'esercizio della sua attività riguardo all'impermeabilizzazione
dei locali interrati.
R : Come accennato l'altra volta, con una corretta progettazione
architettonica e strutturale ed una successiva, altrettanto
corretta, esecuzione, si è oggi in grado di assicurare un
prodotto finale esente da qualsiasi tipo di problema;
può però capitare di dover intervenire dove si sono manifestati
inconvenienti di diversa natura: bisognerebbe però, in questo
caso, distinguere fra problemi causati da carenze strutturali
e problemi provocati da impermeabilizzazione non adeguata
o addirittura assente; ritengo che i primi non possano essere
affrontati in questa sede, in quanto troppo specialistici,
mentre più comprensibili risultano i secondi: frequenti sono
gli interventi necessari per porre rimedio ad impermeabilizzazioni
mal fatte, oppure eseguite con materiali non appropriati;
in altri casi si è reso necessario impermeabilizzare locali
di recente costruzione, dove la tenuta all'acqua era stata
affidata in maniera molto "ottimistica" al solo calcestruzzo.
Molte ditte producono additivi "impermeabilizzanti" per il
calcestruzzo, alcuni dei quali sono di provata e sicura affidabilità,
e la loro utilizzazione non è di difficile applicazione; però,
se per motivi estranei alla "confezione", il calcestruzzo
si fessura (ad esempio per eccessivo ritiro, per eccessivo
allungamento delle barre metalliche, o, ancora, per eccessiva
deformabilità della struttura di fondazione), evidentemente
non c'è additivo che tenga. Inoltre, la presenza di additivi
nulla può in corrispondenza delle riprese di getto: tipico
è il punto debole, quanto a tenuta all'acqua, che si viene
a creare fra solettone di base e parete verticale; è purtroppo
ricorrente vedere anche infiltrazioni fra parete verticale
e l'attacco del solaio del piano terra che costituisce la
copertura del piano garage, oppure da fessure (anche capillari)
nelle pareti verticali, od anche fra l'attacco del solettone
alla "buca" dell'ascensore; infiltrazioni consistenti si rilevano
nelle pareti verticali e di base della buca dell'ascensore,
negli attacchi delle "bocche di lupo" costruite per le necessarie
prese di aria e di luce; tutti questi punti deboli dovrebbero
essere noti e quindi gli inconvenienti dovrebbero essere prevenuti
con una corretta progettazione ed una costruzione a regola
d'arte.
D : Qual è oggi il sistema ottimale per impermeabilizzazione
questi locali interrati?
R : Oggi la tecnologia mette a disposizione dei progettisti
e costruttori numerose e valide soluzioni per ogni problema;
convegni su questi argomenti vengono organizzati periodicamente
dalle Università di Ingegneria e dagli Ordini professionali;
periodicamente Fiere specializzate propongono in Italia (SA.I.E
di Bologna) ed all'estero (BAU di Monaco di Baviera), con
cadenza annuale o biennale, il meglio della produzione mondiale;
il "know how" su questi argomenti è curato poi, in maniera
capillare, dai produttori dei materiali attraverso seri rivenditori
e rappresentanti tecnicamente preparati; ma, per tornare alla
sua domanda, se esistesse un metodo universalmente valido,
tecnicamente di facile applicazione ed economicamente conveniente,
si adotterebbe sempre quello e gli altri non avrebbero ragione
di esistere; invece le "variabili" di ogni intervento sono
moltissime, pertanto, per ogni caso è necessario scegliere
la soluzione più appropriata, e non è detto che un materiale
che si è usato con successo ieri sia in grado di risolvere
i problemi di oggi. In generale, parlando di manti impermeabili,
possiamo dire che oggi disponiamo di una vastissima gamma
di prodotti che vanno dalle tradizionali guaine bituminose
al poliestere, alle guaine bituminose con supporto di fibre
di vetro, alle sospensioni colloidali di consistenza pastosa
da applicare a pennello, ai manti costituiti da due fogli
PVC calandrati con interposta armatura in tessuto di poliestere,
alle guaine liquide da applicare a pennello, ai manti sintetici
ottenuti per estrusione di granuli in PVC, ai manti in poli-isobutilene,
ai cartoni ondulati biodegradabili riempiti con bentonite,
e tanti altri materiali che sarebbe impossibile elencare in
questa sede. Oltre al materiale base, per ogni prodotto, esiste
poi tutta una serie di accessori per risolvere problemi particolari,
per cui è comprensibile che si possa creare confusione al
momento di prendere le decisioni, se il problema non è stato
oggetto di preventive riflessioni.
D: Una scelta difficile dunque…
R : Non direi; con competenza, buon senso e collaborazione
fra il committente, il progettista, l'impresa, il direttore
dei lavori e tutti gli operatori dei diversi settori si può
arrivare facilmente ad ottenere ottimi risultati. Aggiungerei
poi che, oltre ai sistemi citati, che chiamerei "passivi",
ci sono poi tutta una serie di accorgimenti, che chiamerei
"attivi", che tendono ad allontanare l'acqua da dove
la sua presenza non è desiderata, sino a convogliarla in corsi
d'acqua a cielo aperto, o in fognature comunali, per caduta
naturale o mediante l'ausilio di impianti di sollevamento
con pompe sommerse.
D : Ma quando il lavoro è stato mal eseguito, è possibile
intervenire con buona probabilità di successo?
R : E' una risposta che deve essere data caso per caso;
teoricamente la soluzione c'è sempre, ma, praticamente, la
sua applicazione può risultare troppo onerosa economicamente
e/o tecnicamente; molto spesso si tende ad intervenire dall'interno
del locale sigillando buchi e fenditure con i materiali ritenuti
più idonei; purtroppo, così, anche ammesso di aver impedito
le infiltrazioni di acqua, avremmo una struttura costantemente
bagnata con conseguenze certamente non positive; l'ideale
sarebbe agire dall'esterno, però, a costruzione finita,
può risultare difficile, se non impossibile, realizzare quello
che era facile durante le prime fasi della costruzione. Ci
si troverà a valutare, ad esempio, oltre a tutte le caratteristiche
della costruzione e del difetto palesatosi, l'altezza della
falda d'acqua rispetto al piano dell'interrato, la quota di
scorrimento della rete fognaria delle acque bianche rispetto
al piano interrato, il tipo di terreno su cui la costruzione
è fondata, l'entità dei carichi dei piani superiori, la presenza
costante od intermittente dell'acqua. Bisogna poi spesso fare
i conti con tutti gli impianti a rete già installati intorno
alla casa: tubi di adduzione del gas e dell'acqua, cavi elettrici,
tubazioni e pozzetti degli scarichi di bagni e cucine ed una
lunga serie di impedimenti che spesso nascono "a sorpresa"
durante i lavori di riparazione che così, già costosi in partenza,
rischiano di lievitare oltre ogni previsione.
D : Oltre l'episodio che ci ha presentato
la volta scorsa, ci può fare qualche altro esempio di casi
particolari che Le sono capitati?
R : Si, potrei citare diversi episodi
che sicuramente interesseranno i lettori più della semplice
elencazione delle tecniche corrette e dei materiali appropriati
per l'impermeabilizzazione dei locali interrati.
D : Potrebbero essere, allora, l'argomento del prossimo
intervento?
R : D'accordo, al prossimo intervento, dunque!
Senigallia, 26 ottobre 2001.
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