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rubrica - marzo 2002
Questa è la rubrica presentata nel mese di Marzo.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" allestito all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo giuseppefornaroli@marcheprogetti.it, o, per una maggiore immediatezza telefonando al numero 3396116230.

Con l'approfondimento di questo mese, portiamo avanti un tema inerente al nostro patrimonio edilizio rurale, introdotto nell'approfondimento precedente.

LE CASE COLONICHE MARCHIGIANE

(parte seconda)
 

Il mese scorso ho presentato una tipologia di casa colonica che frequentemente si incontra nelle nostre campagne; per chi non avesse letto il primo articolo, ricordo che avevo descritto una casa a base rettangolare, coperta a due falde, lunga intorno ai sedici metri, larga intorno agli undici metri, sviluppata su tre piani in altezza: originariamente il piano terra era destinato a stalla, cantina e ricovero degli attrezzi agricoli; il primo piano era destinato all'abitazione mentre la soffitta (non sempre presente) era destinata a dispensa ed "ammasso" stagionale dei prodotti agricoli.

Vediamo oggi di passare in rapida rassegna le categorie di problemi che si devono solitamente affrontare quando ci si appresta a recuperare un'ex casa colonica; ricordando che, ovviamente, ogni caso è diverso dall'altro, possiamo, molto sinteticamente dire che dovremo risolvere:
- problemi distributivi,
- problemi strutturali relativi a fondazioni, murature e solai,
- problemi di risanamento di vecchie murature,
- problemi connessi con lo smaltimento delle acque nere.

Gli interventi distributivi vanno naturalmente risolti nel rispetto delle esigenze abitative dei nuovi proprietari, sicuramente diverse da quelle dei mezzadri dell'ottocento, per i quali la casa è stata di solito costruita, ma devono comunque rispettare, quanto più possibile, i caratteri tipologici originari dell'edificio su cui si sta intervenendo; caratteri che vanno non solo rispettati ma anche valorizzati.
Non si tratta, ovviamente, di un'operazione di restauro, per creare una casa che cristallizzi una realtà del passato che non trova più corrispondenza nelle richieste di oggi; alcune modifiche interne sono in genere necessarie ed auspicabili e normalmente consentite dai regolamenti comunali e di igiene edilizia.
Non si possono dare regole assolute che devono essere rispettate sempre ed a tutti i costi; è però molto ricorrente l'esigenza di ricavare al piano terra il cosiddetto "piano giorno" a stretto contatto con il giardino circostante; il soggiorno trova spesso la sua naturale collocazione nell'ex stalla, quasi sempre il locale più grande e meglio esposto; è necessario inoltre trovare il giusto posto per un bagno ed un'ampia cucina al piano terra; a volte può far comodo ricavare al piano terra anche una camera da letto con bagno.
La scala interna esistente è di solito caratterizzata da un'unica rampa di 14 o 15 gradini, costituita da alzate molto alte (a volte più di venti centimetri), con una struttura e con una collocazione generalmente non idonea alla nuova distribuzione interna.
Al primo piano troveranno posto le camere da letto, uno studio ed uno o più bagni; la soffitta si presterà a diverse soluzioni con la possibilità di creare ambienti particolarmente suggestivi in funzione dell'attività svolta dai proprietari; la moderna tecnologia permette oggi di realizzare tetti in legno, di aspetto tradizionale, ma con caratteristiche di isolamento termico ottimale, sia per l'inverno che per l'estate, tale da soddisfare le richieste più esigenti.
Queste necessarie modifiche vanno comunque realizzate rispettando la trama strutturale originaria, e questo non va inteso come un vincolo che limita la libertà creativa del progettista, ma anzi, come un elemento guida dell'intervento, facendo sì che, a ristrutturazione eseguita, l'aspetto architettonico originale risulti riconoscibile e valorizzato.
Esternamente queste case presentano, in genere, delle aperture piuttosto limitate in ampiezza e questo spesso contrasta con il desiderio dei nuovi proprietari, che vorrebbero aperture enormi per beneficiare al massimo della vista del paesaggio circostante, che spesso è il motivo principale dell'acquisto della "nuova casa".
In genere, però, una volta assicurati i requisiti di legge per l'aerazione ed illuminazione, (finestre pari almeno ad un ottavo della superficie dell'ambiente interno da esse illuminato) si riescono ad avere ottimi risultati da tutti i punti di vista, ricordando che quasi sempre le finestre delle case coloniche erano prive di infissi esterni (sportelloni o persiane) e che la funzione di oscuramento era assicurata da tendine e battenti di legno, internamente alle finestre, detti appunto "scuretti".
La persiana (più raramente lo sportellone) era una prerogativa delle case rurali padronali, che riproducevano, nei particolari, modelli "urbani" riproposti in campagna dai proprietari di palazzi cittadini; chi non volesse riproporre "romantiche" soluzioni con finestre con scuretti interni, senza infissi esterni, ha a disposizione una vasta gamma di persiane e sportelloni, purché scelga, per il completamento della facciata, una serie di elementi architettonici logici e conseguenti: piattabande in murature, riquadrature, soglie in cotto o pietra, lesene angolari e marcapiani per le case più importanti.
Si potranno ottenere ottimi risultati armonizzando lesene d'angolo, marcapiani, riquadrature di porte e finestre, zoccoli e cornicioni, marciapiedi esterni utilizzando forme e materiali appropriati; la facciata andrà poi completata da particolari, apparentemente insignificanti, ma che contribuiscono alla perfetta riuscita dell'opera architettonica: mi riferisco ai camini sul tetto, ai corpi illuminanti esterni, alle targhe, ai campanelli, alla ferramenta per ferma persiane, ai pulisci-scarpe sempre presenti di fianco all'ingresso delle vecchie case di campagna etc.

Di ogni cosa si potrebbe parlare a lungo; mi limito a ricordare che abbiamo, per fortuna, nei nostri paesi e nelle case di campagna meglio conservate, ancora una fonte inesauribile di esempi di bellissimi cornicioni, portali, lesene ed altre modanature da prendere a modello quando si vuole riproporre una tipologia di facciata tipica del nostro territorio; per campanilismo vorrei citare il mio paese di nascita (Ostra Vetere), per obbiettività ne dovrei citare diversi, sicuramente ricchi di bellissimi esempi nell'uso del mattone per modanature architettoniche, ma in ogni caso la speranza è che chi opera oggi abbia il buon gusto di studiare il meglio del passato per tramandare al futuro il meglio della nostra architettura tradizionale.

Dal punto di vista strutturale sono spesso necessari interventi sulle fondazioni, perché in genere quelle esistenti sono molto superficiali e realizzate con materiali poveri che favoriscono la risalita d'umidità per capillarità; è ovvio che ogni caso richiede una "cura personalizzata" che potrà essere, per i problemi statici, una cordolatura di base, una sottofondazione, una fondazione su pali o su micropali, mentre, per i problemi d'umidità (analogamente ai problemi sull'isolamento termico) si rimanda il navigatore ad altri approfondimenti.
Quasi sempre i solai sono da ricostruire o almeno da rinforzare; negli ultimi anni c'è sempre di più una maggiore richiesta di ripristinare i solai in legno tipici della nostra regione: cioè realizzati con travi, "filetti" in legno 8 x 4 centimetri e "pianelle" in laterizio.
Riproponibili sono anche quelli con travi e tavolato in legno; questi materiali tradizionali, abbinati agli accorgimenti forniti dalla moderna tecnologia e da una corretta posa in opera, permettono di realizzare solai affidabili e perfettamente resistenti anche in occasione di eventi sismici; per il legname s'userà quasi sempre materiale nuovo, mentre le pianelle in laterizio di recupero permettono di ottenere risultati esteticamente superiori a quelli ottenuti con materiale nuovo.
Le murature vanno spesso sostituite per tratti nei punti peggiori, vuoi perché realizzate a "sacco", vuoi perché oggetto di lesioni non altrimenti recuperabili, vuoi perché impregnate di nitrati a tal punto da non ritenere possibili operazioni di risanamento con prodotti tendenti a far cristallizzare i sali e poi a deumidificare i muri con intonaci porosi; a volte un'operazione chirurgica è meno "dolorosa" di un'improbabile terapia dagli esiti incerti.
Se il muro esterno non è "faccia a vista" è proponibile un cappotto esterno; mi preme ancora una volta puntualizzare l'esigenza di una corretta scelta della sequenza dei materiali da utilizzare che dovranno essere sempre più permeabili al vapore procedendo dall'interno all'esterno per evitare accumuli di vapore all'interno della muratura con formazione di condensa che, a lungo tempo, potranno essere responsabili della perdita di potere coibente del muro stesso e di possibili distacchi o "bollatura" del pigmento esterno.
Infine, vorrei dire due parole sul problema dello smaltimento delle acque reflue, siano esse bianche, bionde e nere; ci si riferisce con queste dizioni, rispettivamente, alle acque piovane, alle acque di scarico di cucine, lavandini e docce ed alle acque di scarico dei water-closet dei gabinetti.
Il problema nasce oggi in campagna perché non si ha spesso nelle vicinanze una fognatura comunale in cui convogliare i liquami e non si può, ovviamente, continuare a riversare nei nostri fossi ogni sorta di rifiuti sperando che l'ambiente possa digerire tutto e sempre; sino a cinquanta anni fa il problema non sussisteva perché non erano comparsi i detersivi (i meno giovani ricorderanno ancora la martellante pubblicità degli anni cinquanta a Tide, Omo, Olà etc.) e le acque nere venivano riciclate per la stagionale irrorazione dei campi dopo l'aratura.
Oltre alle normali fosse biologiche e pozzetti sgrassatori, tipiche anche delle reti di scarico urbane, esistono oggi vari componenti atti a realizzare dei "sistemi" miranti a scaricare alla fine del procedimento di depurazione dei liquidi che possono essere immessi nei normali fossi a cielo aperto con tutti i "crismi" della legalità; alcuni processi di depurazione hanno poi la possibilità di servire come nutrimento per molti tipi di specie arboree e floreali.

Come visto i problemi sono numerosi; vanno affrontati coordinando la varie operazioni con molta attenzione per evitare di commettere errori che compromettano l'investimento che si affronta.

A risentirci al prossimo approfondimento.

Senigallia, 12 marzo 2002.

 

Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli
Senigallia


 
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