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rubrica - 12 febbraio 2004
Questa è la rubrica presentata il 12 febbraio.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" che presto sarà allestito all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo studiofornaroli@tin.it, o, per una maggiore immediatezza, telefonando al numero 339 6116230, per un parere immediato e senza impegno al telefono o, se il lettore lo desidera, per approfondire successivamente l'argomento in maniera da concordare.

Con questo approfondimento s'intende "raccontare" un lavoro svolto di recente in una cantina di un'abitazione privata nel centro storico di Senigallia, un piccolo lavoro ma con molteplici problemi di diversa natura da risolvere.

Il recupero di una cantina (parte prima)


Qualche utile consiglio per chi ha problematiche simili


Il signor "Mario Rossi" aveva espresso da tempo la volontà di migliorare le caratteristiche abitative della propria cantina: un locale di circa quaranta metri quadrati, poco utilizzato, in quanto di altezza limitata, scarsamente aerato e soggetto al pericolo di infiltrazioni dal basso dell'acqua del fiume, che scorre a meno di quindici metri dalla sua casa, in occasione delle piene straordinarie che si verificano periodicamente.

I problemi che sono stati affrontati sono molteplici:
- 1 - aumentare l'altezza utile interna, con abbassamento del pavimento;
- 2 - salvaguardare la staticità delle fondazioni della vecchia casa;
- 3 - impermeabilizzare il pavimento e la parte più bassa delle pareti laterali;
- 4 - garantire una costante circolazione d'aria;
- 5 - installare un piccolo bagno;
- 6 - collegarsi con un altro ambiente interrato confinante;
- 7 - migliorare le condizioni statiche del solaio di copertura della cantina;
- 8 - scegliere finiture adatte ad un ambiente particolarmente "difficile";
- 9 - isolare termicamente il nuovo pavimento;

Procediamo con ordine, esaminando ogni aspetto della complessa problematica; con questo primo articolo affrontiamo i primi tre punti, strettamente collegati fra loro. Dunque, il signor Rossi vuole portare la sua cantina dagli attuali metri uno e ottanta di altezza utile ad un'altezza di due metri e venti centimetri, in modo da garantirsi un migliore utilizzo ed una conseguente valorizzazione commerciale del bene. Non avendo però alcuna possibilità di "guadagnare" spazio nella parte superiore, per la presenza inamovibile del solaio di copertura della cantina, si è necessariamente dovuto rassegnare ad abbassare la quota del pavimento, già basso rispetto al livello del mare (87 centimetri di quota) e sotto il livello delle piene del fiume.
Abbassandolo, quindi, si correva il rischio che anche piene non eccezionali avrebbero potuto mettere in crisi il nuovo pavimento, se questo non fosse stato realizzato senza le dovute precauzioni e cautele; a complicare le cose, oltre al fiume, c'era l'influenza della falda del mare che, localmente, si mantiene ad una quota di circa mezzo metro al di sotto del futuro pavimento, senza pericoli di infiltrazioni, ma con notevoli problemi di risalita capillare di umidità nelle strutture murarie e nei pavimenti.
Si sono eseguiti dei saggi per vedere sia la profondità di posa delle fondazioni del fabbricato all'interno del quale intervenire, sia la natura del terreno con cui si aveva a che fare; si è scoperto che le fondazioni erano impostate ad una quota di circa quaranta centimetri sotto il vecchio pavimento e quindi corrispondente, all'incirca, a quella del futuro pavimento e che il terreno sottostante era costituto da terreni stratificati a composizione prevalentemente sabbiosa con presenza di piccoli strati limosi ed argillosi.
Si è temuto pertanto di andare ad alterare la situazione statica ed igrometrica dei terreni di posa creando fenomeni di rifluimento e di momentaneo essiccamento.
Si è stabilito, di conseguenza, di limitare lo scavo ad una distanza di ottanta centimetri dai muri, mantenendo il vecchio pavimento come "gradone" su cui si sarebbero posate successivamente le future armadiature della cantina tenendosi con lo scavo a "rispettosa" distanza dai muri.
Anzi, per non compromettere la stabilità del terreno in vicinanza delle fondazioni sono state prese altre cautele aggiuntive, infatti sono stati pertanto infissi nel terreno, in corrispondenza del futuro limite dello scavo, dei ferri da cemento armato del diametro di sedici millimetri, previa foratura con una punta da dodici millimetri, per una profondità di centocinquanta centimetri in modo da costituire una specie di "palancolata" perimetrale di contenimento dello scavo.
Naturalmente era stata preventivamente posizionata una pompa in un apposito pozzetto drenante, per abbassare il livello della falda nel caso in cui i lavori si fossero dovuti svolgere in concomitanza di un innalzamento improvviso del livello del fiume; la presenza della pompa sarà poi lasciata in sito per limitare comunque la pressione idrostatica al di sotto del costruendo solettone in occasione delle piene del fiume. La presenza di questi ferri, oltre alla funzione di contenimento momentaneo del terreno, ha costituito poi una sorta di casseratura a perdere per le sponde laterali del solettone di base e dei muretti andatori perimetrali necessari per raggiungere il livello del vecchio pavimento; vedremo in seguito come ci si è cautelati dalla risalita dell'acqua lungo gli stessi ferri.
Si è dovuto scavare, infatti, per una profondità di circa novanta centimetri necessari per poter realizzare un solettone dello spessore di quaranta centimetri (mille chilogrammi di peso al metro quadrato), fondamentali per contrastare la spinta dal basso verso l'alto dell'acqua, valutando in un metro di colonna d'acqua la pressione massima raggiungibile in occasione dell'innalzamento del livello del fiume.
Si era anche valutata la possibilità di confezionare dei calcestruzzi pesanti, per limitare lo spessore del solettone e quindi limitare lo scavo; questo sia agendo sulla scelta dell'inerte, sia agendo su un'abbondante armatura metallica.
Nel primo caso si era valutato la possibilità di usare al posto della sabbia la limatura di ferro e ghisa di una locale fonderia; i risultati dal punto di vista del peso sarebbero stati considerevoli, in quanto si sarebbe raddoppiato il peso del calcestruzzo con un risparmio di venti centimetri di scavo ("risparmio" dal punto di vista della limitazione della pericolosità dello scavo, non dal punto di vista economico); però si sono trovati insormontabili ostacoli burocratici in quanto il signor Rossi non era soggetto abilitato a poter utilizzare le scorie di produzione della suddetta fonderia, che avevano un iter di smaltimento prefissato e non sostituibile.
L'uso della sabbia silicea al posto della corrente sabbia calcarea non avrebbe portato a risultati considerevoli dal punto di vista del peso: duemilaottocento chili al metro cubo, rispetto ai "normali" duemilacinquecento.
Nel secondo caso la posa in opera di un'abbondante armatura metallica avrebbe comportato un aggravio notevole dei costi con vantaggio ponderale simile a quello dell'uso dell'inerte siliceo.
L'uso combinato di inerte siliceo ed abbondante armatura metallica avrebbe fatto lievitare il peso al massimo a circa tremila chili al metro cubo, potendo così passare da uno spessore di quaranta ad uno spessore di trentatre centimetri; un "guadagno" in spazio di soli sette centimetri a fronte di un costo del materiale quadruplicato.
Ci si è dovuti rassegnare a fare affidamento sullo spessore per avere un peso consistente.
Si sono prese altre precauzioni: per limitare ulteriormente l'effetto di rifluimento del terreno in prossimità della fondazione si sono preventivamente disposte fra vecchio pavimento e soffitto del solaio delle puntellature molto ravvicinate collegate sia superiormente che inferiormente ad una doppia fila di palanche con lo scopo di tenere il più possibile compresso il terreno non interessato allo scavo.
Inoltre si è cercato di velocizzare tutte le operazioni di cantiere cercando di limitare le perdite di tempo fra una fase di lavoro e l'altra; le armature metalliche e gli altri materiali necessari sono stati approvvigionati per tempo in cantiere.
L'aspetto più interessante del lavoro è risultato dal complesso sistema di impermeabilizzazione.
Il fondo dello scavo è stato ricoperto con uno strato di calcestruzzo magro di pochi centimetri con il solo scopo di eliminare le protuberanze o cavità del terreno; le pareti laterali invece sono state rifinite con un getto di calcestruzzo di ottima qualità, di piccolo spessore con interposta una rete metallica elettrosaldata con una maglia sporgente in alto per essere risvoltata sul vecchio pavimento mantenuto perimetralmente allo scavo.
Preventivamente è stato applicato alle pareti laterali uno strato di PLASTIVO 250 per migliorare il comportamento delle guarnizioni idroespansive ADEKA KM di cui si dirà più avanti.
Sul fondo è stato posato un telo di Volgrip, un impermeabilizzante bentonitico autoagganciante al calcestruzzo, mentre lateralmente e sulle pareti sono stati disposti due strati di Voclay Panels VP1, pannelli impermeabilizzanti di cartone biodegradabile, riempiti con bentonite di sodio naturale.
Subito sopra al bordo dei Voclay Panels è stato fissato un cordone di ADEKA KM 20.20 che, come anticipato, ha una funzione di guarnizione idroespansiva, ottenuta con un cordone a sezione quadra 20 x 20 millimetri in gomma di caucciù combinata con polimeri idrofili. Su questo fondo "pre impermeabilizzato" è stato gettato un solettone in calcestruzzo addittivato con fluidificanti per contenere il rapporto acqua - cemento e limitare il naturale ritiro; l'armatura, costituita da una doppia rete di ferri da 16 millimetri di diametro a maglie da 20 centimetri di lato, è stata motivata più dalla necessità di avere una struttura pesante che una struttura resistente a flessione.
Prima di gettare le paretine verticali è stato posato sul solettone, lungo la linea mediana di posa delle future paretine, un cordone di RX 101, un "waterstop bentonitico idroespansivo" composto di Bentonite di sodio naturale e gomma butilica, come sigillante per la ripresa verticale di getto del calcestruzzo delle paretine.
Esternamente alle paretine e superiormente al cordone di ADEKA KM 20.20 era stato preventivamente fissato al getto di finitura dello scavo, protetto dal PLASTIVO di cui sopra, una striscia di polistirolo da mezzo centimetro alta 10 centimetri.
Eseguito anche il getto delle paretine, è stato poi completato il getto di sei centimetri di calcestruzzo con interposta rete elettrosaldata sul vecchio pavimento, riprendendo, con la nuova rete elettrosaldata, il lembo di rete lasciato emergere dal precedente getto di rifinitura dello scavo verticale.
Prima di questo è stato annegato al di sotto del vecchio pavimento un tubo drenante con lo scopo di facilitare, nel caso di immediata risalita della falda, il deflusso dell'acqua verso un pozzetto drenante preventivamente alloggiato in uno scavo a lato dello scavo principale, nel quale era stata alloggiata la pompa di cui si è già detto. Per maggior precauzione, tutte le sommità dei ferri infissi nel terreno per confinare preventivamente lo scavo sono state riempite con P 201 e TAP 3, rispettivamente un mastice idroespansivo di elevate caratteristiche composto da gomma sintetica e da polimeri idrofili ed un premiscelato impermeabile a presa ed indurimento rapidi.
Il PLASTIVO 250 sul nuovo getto di calcestruzzo è stato poi risvoltato anche sulle vecchie pareti in muratura; sia nella prima piegatura fra paretina verticale e massetto orizzontale sia nella seconda piegatura, fra massetto e vecchie pareti in muratura è stato preventivamente posato GARVO, una banda coprigiunto impermeabile, costituita da una garza di tessuto in poliestere con al centro un riporto di gomma.

A risentirci nel prossimo articolo per la trattazione degli altri aspetti del problema di cui ai punti dal 4 al 9.

arch. ing. Giuseppe Fornaroli
studiofornaroli@tin.it
339 6116230


 

Questa è la rubrica presentata il 12 Febbraio 2004.
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