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La redazione di Ediancona intende offrire
ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall' Arch. Ing.
Giuseppe Fornaroli, e dall 'Ing. Daniele Gianfrini,
consistente in un approfondimento di un argomento inerente
al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del
"portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori
di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone
che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema
casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse
interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni,
o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" che presto
sarà allestito all'interno del portale o spedendo un
e-mail all'indirizzo: info@ediancona.it,
oppure contattando direttamente gli autori degli articoli,
all'indirizzo studiofornaroli@tin.it,
o, per una maggiore immediatezza, telefonando al numero 339
6116230, per un parere immediato e senza impegno al telefono
o, se il lettore lo desidera, per approfondire successivamente
l'argomento in maniera da concordare.
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Con questo approfondimento s'intende
"raccontare" un lavoro svolto di recente in una cantina di
un'abitazione privata nel centro storico di Senigallia, un
piccolo lavoro ma con molteplici problemi di diversa natura
da risolvere.
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Il recupero di una cantina (parte prima)
Qualche utile consiglio per chi ha problematiche simili
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Il signor "Mario Rossi" aveva espresso da tempo la volontà
di migliorare le caratteristiche abitative della propria
cantina: un locale di circa quaranta metri quadrati,
poco utilizzato, in quanto di altezza limitata, scarsamente
aerato e soggetto al pericolo di infiltrazioni dal basso
dell'acqua del fiume, che scorre a meno di quindici metri
dalla sua casa, in occasione delle piene straordinarie che
si verificano periodicamente.
I problemi che sono stati affrontati sono molteplici:
- 1 - aumentare l'altezza utile interna, con abbassamento
del pavimento;
- 2 - salvaguardare la staticità delle fondazioni della
vecchia casa;
- 3 - impermeabilizzare il pavimento e la parte più bassa
delle pareti laterali;
- 4 - garantire una costante circolazione d'aria;
- 5 - installare un piccolo bagno;
- 6 - collegarsi con un altro ambiente interrato confinante;
- 7 - migliorare le condizioni statiche del solaio di copertura
della cantina;
- 8 - scegliere finiture adatte ad un ambiente particolarmente
"difficile";
- 9 - isolare termicamente il nuovo pavimento;
Procediamo con ordine, esaminando ogni aspetto della complessa
problematica; con questo primo articolo affrontiamo i primi
tre punti, strettamente collegati fra loro. Dunque,
il signor Rossi vuole portare la sua cantina dagli attuali
metri uno e ottanta di altezza utile ad un'altezza di due
metri e venti centimetri, in modo da garantirsi un migliore
utilizzo ed una conseguente valorizzazione commerciale del
bene. Non avendo però alcuna possibilità di "guadagnare"
spazio nella parte superiore, per la presenza inamovibile
del solaio di copertura della cantina, si è necessariamente
dovuto rassegnare ad abbassare la quota del pavimento, già
basso rispetto al livello del mare (87 centimetri di quota)
e sotto il livello delle piene del fiume.
Abbassandolo, quindi, si correva il rischio che anche piene
non eccezionali avrebbero potuto mettere in crisi il nuovo
pavimento, se questo non fosse stato realizzato senza le
dovute precauzioni e cautele; a complicare le cose, oltre
al fiume, c'era l'influenza della falda del mare
che, localmente, si mantiene ad una quota di circa mezzo
metro al di sotto del futuro pavimento, senza pericoli
di infiltrazioni, ma con notevoli problemi di risalita capillare
di umidità nelle strutture murarie e nei pavimenti.
Si sono eseguiti dei saggi per vedere sia la profondità
di posa delle fondazioni del fabbricato all'interno del
quale intervenire, sia la natura del terreno con cui si
aveva a che fare; si è scoperto che le fondazioni erano
impostate ad una quota di circa quaranta centimetri sotto
il vecchio pavimento e quindi corrispondente, all'incirca,
a quella del futuro pavimento e che il terreno sottostante
era costituto da terreni stratificati a composizione prevalentemente
sabbiosa con presenza di piccoli strati limosi ed argillosi.
Si è temuto pertanto di andare ad alterare la situazione
statica ed igrometrica dei terreni di posa creando fenomeni
di rifluimento e di momentaneo essiccamento.
Si è stabilito, di conseguenza, di limitare lo scavo
ad una distanza di ottanta centimetri dai muri, mantenendo
il vecchio pavimento come "gradone" su cui si sarebbero
posate successivamente le future armadiature della cantina
tenendosi con lo scavo a "rispettosa" distanza dai muri.
Anzi, per non compromettere la stabilità del terreno in
vicinanza delle fondazioni sono state prese altre cautele
aggiuntive, infatti sono stati pertanto infissi nel terreno,
in corrispondenza del futuro limite dello scavo, dei ferri
da cemento armato del diametro di sedici millimetri,
previa foratura con una punta da dodici millimetri, per
una profondità di centocinquanta centimetri in modo da costituire
una specie di "palancolata" perimetrale di contenimento
dello scavo.
Naturalmente era stata preventivamente posizionata una pompa
in un apposito pozzetto drenante, per abbassare il livello
della falda nel caso in cui i lavori si fossero dovuti svolgere
in concomitanza di un innalzamento improvviso del livello
del fiume; la presenza della pompa sarà poi lasciata in
sito per limitare comunque la pressione idrostatica al di
sotto del costruendo solettone in occasione delle piene
del fiume. La presenza di questi ferri, oltre alla funzione
di contenimento momentaneo del terreno, ha costituito poi
una sorta di casseratura a perdere per le sponde laterali
del solettone di base e dei muretti andatori perimetrali
necessari per raggiungere il livello del vecchio pavimento;
vedremo in seguito come ci si è cautelati dalla risalita
dell'acqua lungo gli stessi ferri.
Si è dovuto scavare, infatti, per una profondità di circa
novanta centimetri necessari per poter realizzare un solettone
dello spessore di quaranta centimetri (mille chilogrammi
di peso al metro quadrato), fondamentali per contrastare
la spinta dal basso verso l'alto dell'acqua, valutando in
un metro di colonna d'acqua la pressione massima raggiungibile
in occasione dell'innalzamento del livello del fiume.
Si era anche valutata la possibilità di confezionare
dei calcestruzzi pesanti, per limitare lo spessore del
solettone e quindi limitare lo scavo; questo sia agendo
sulla scelta dell'inerte, sia agendo su un'abbondante
armatura metallica.
Nel primo caso si era valutato la possibilità di
usare al posto della sabbia la limatura di ferro e ghisa
di una locale fonderia; i risultati dal punto di vista
del peso sarebbero stati considerevoli, in quanto si sarebbe
raddoppiato il peso del calcestruzzo con un risparmio
di venti centimetri di scavo ("risparmio" dal punto di vista
della limitazione della pericolosità dello scavo, non dal
punto di vista economico); però si sono trovati insormontabili
ostacoli burocratici in quanto il signor Rossi non era soggetto
abilitato a poter utilizzare le scorie di produzione della
suddetta fonderia, che avevano un iter di smaltimento prefissato
e non sostituibile.
L'uso della sabbia silicea al posto della corrente
sabbia calcarea non avrebbe portato a risultati considerevoli
dal punto di vista del peso: duemilaottocento chili al metro
cubo, rispetto ai "normali" duemilacinquecento.
Nel secondo caso la posa in opera di un'abbondante
armatura metallica avrebbe comportato un aggravio notevole
dei costi con vantaggio ponderale simile a quello dell'uso
dell'inerte siliceo.
L'uso combinato di inerte siliceo ed abbondante armatura
metallica avrebbe fatto lievitare il peso al massimo
a circa tremila chili al metro cubo, potendo così passare
da uno spessore di quaranta ad uno spessore di trentatre
centimetri; un "guadagno" in spazio di soli sette centimetri
a fronte di un costo del materiale quadruplicato.
Ci si è dovuti rassegnare a fare affidamento sullo spessore
per avere un peso consistente.
Si sono prese altre precauzioni: per limitare ulteriormente
l'effetto di rifluimento del terreno in prossimità della
fondazione si sono preventivamente disposte fra vecchio
pavimento e soffitto del solaio delle puntellature
molto ravvicinate collegate sia superiormente che inferiormente
ad una doppia fila di palanche con lo scopo di tenere il
più possibile compresso il terreno non interessato allo
scavo.
Inoltre si è cercato di velocizzare tutte le operazioni
di cantiere cercando di limitare le perdite di tempo fra
una fase di lavoro e l'altra; le armature metalliche e gli
altri materiali necessari sono stati approvvigionati per
tempo in cantiere.
L'aspetto più interessante del lavoro è risultato dal complesso
sistema di impermeabilizzazione.
Il fondo dello scavo è stato ricoperto con uno strato di
calcestruzzo magro di pochi centimetri con il solo scopo
di eliminare le protuberanze o cavità del terreno;
le pareti laterali invece sono state rifinite con un getto
di calcestruzzo di ottima qualità, di piccolo spessore con
interposta una rete metallica elettrosaldata con una maglia
sporgente in alto per essere risvoltata sul vecchio pavimento
mantenuto perimetralmente allo scavo.
Preventivamente è stato applicato alle pareti laterali uno
strato di PLASTIVO 250 per migliorare il comportamento delle
guarnizioni idroespansive ADEKA KM di cui si dirà più avanti.
Sul fondo è stato posato un telo di Volgrip, un impermeabilizzante
bentonitico autoagganciante al calcestruzzo, mentre lateralmente
e sulle pareti sono stati disposti due strati di Voclay
Panels VP1, pannelli impermeabilizzanti di cartone biodegradabile,
riempiti con bentonite di sodio naturale.
Subito sopra al bordo dei Voclay Panels è stato fissato
un cordone di ADEKA KM 20.20 che, come anticipato,
ha una funzione di guarnizione idroespansiva, ottenuta con
un cordone a sezione quadra 20 x 20 millimetri in gomma
di caucciù combinata con polimeri idrofili. Su questo fondo
"pre impermeabilizzato" è stato gettato un solettone in
calcestruzzo addittivato con fluidificanti per contenere
il rapporto acqua - cemento e limitare il naturale ritiro;
l'armatura, costituita da una doppia rete di ferri da 16
millimetri di diametro a maglie da 20 centimetri di lato,
è stata motivata più dalla necessità di avere una struttura
pesante che una struttura resistente a flessione.
Prima di gettare le paretine verticali è stato posato
sul solettone, lungo la linea mediana di posa delle
future paretine, un cordone di RX 101, un "waterstop
bentonitico idroespansivo" composto di Bentonite di sodio
naturale e gomma butilica, come sigillante per la ripresa
verticale di getto del calcestruzzo delle paretine.
Esternamente alle paretine e superiormente al cordone di
ADEKA KM 20.20 era stato preventivamente fissato al getto
di finitura dello scavo, protetto dal PLASTIVO di cui sopra,
una striscia di polistirolo da mezzo centimetro alta 10
centimetri.
Eseguito anche il getto delle paretine, è stato poi completato
il getto di sei centimetri di calcestruzzo con interposta
rete elettrosaldata sul vecchio pavimento, riprendendo,
con la nuova rete elettrosaldata, il lembo di rete lasciato
emergere dal precedente getto di rifinitura dello scavo
verticale.
Prima di questo è stato annegato al di sotto del vecchio
pavimento un tubo drenante con lo scopo di facilitare, nel
caso di immediata risalita della falda, il deflusso dell'acqua
verso un pozzetto drenante preventivamente alloggiato in
uno scavo a lato dello scavo principale, nel quale era stata
alloggiata la pompa di cui si è già detto. Per maggior precauzione,
tutte le sommità dei ferri infissi nel terreno per confinare
preventivamente lo scavo sono state riempite con P 201
e TAP 3, rispettivamente un mastice idroespansivo di
elevate caratteristiche composto da gomma sintetica e da
polimeri idrofili ed un premiscelato impermeabile a presa
ed indurimento rapidi.
Il PLASTIVO 250 sul nuovo getto di calcestruzzo è stato
poi risvoltato anche sulle vecchie pareti in muratura; sia
nella prima piegatura fra paretina verticale e massetto
orizzontale sia nella seconda piegatura, fra massetto e
vecchie pareti in muratura è stato preventivamente posato
GARVO, una banda coprigiunto impermeabile, costituita
da una garza di tessuto in poliestere con al centro un riporto
di gomma.
A risentirci nel prossimo articolo per la trattazione degli
altri aspetti del problema di cui ai punti dal 4 al 9.
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