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La redazione di Ediancona intende offrire
ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall' Arch. Ing.
Giuseppe Fornaroli, e dall 'Ing. Daniele Gianfrini,
consistente in un approfondimento di un argomento inerente
al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del
"portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori
di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone
che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema
casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse
interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni,
o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" che presto
sarà allestito all'interno del portale o spedendo un
e-mail all'indirizzo: info@ediancona.it,
oppure contattando direttamente gli autori degli articoli,
all'indirizzo studiofornaroli@tin.it,
o, per una maggiore immediatezza, telefonando al numero 339
6116230, per un parere immediato e senza impegno al telefono
o, se il lettore lo desidera, per approfondire successivamente
l'argomento in maniera da concordare.
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Con l'approfondimento di questo
mese (settembre 2003) s'intende dare un contributo su un tema
che ha interessato tutti noi quest'estate:
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Aria condizionata ?
Si, però ... a condizione che non si vogliano ...
condizionare i muri !
L'esempio di un albergo abruzzese
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Gli ultimi mesi sono stati particolarmente caldi,
anche nella nostra regione; lungo la fascia costiera marchigiana,
inoltre, il problema del caldo si è sempre unito a quello
di una persistente umidità relativa con valori molto alti,
ma questa caratteristica nel 2003 è stata presente anche
nei paesi dell'interno, a quote spesso anche elevate.
Questo ha reso il caldo insopportabile; le case dotate di
impianto di condizionamento sono ancora molto poche e, quindi,
molti hanno per la prima volta pensato a difendersi dall'afa
in maniera appropriata.
Mi è stato però più volte chiesto un parere sull'opportunità
d'installare impianti di condizionamento in case che non
avevano un minimo di isolamento termico.
In particolare all'inizio dell'estate ho avuto occasione
di dormire in un albergo di un paese abruzzese della fascia
collinare; si tratta di una località in cui il clima è normalmente
molto mite: mai eccessivamente caldo d'estate, mai eccessivamente
freddo d'inverno.
Per questo, forse, chi ha progettato e costruito questa
struttura alberghiera, alla fine degli anni ottanta, si
è preoccupato più di creare ambienti decorosi e confortevoli,
con ampia ed accogliente hall, bar, sala colazione e ristorante
a piano terra, salone per ricevimenti nuziali ed altro al
primo piano e camere, tutte con ampio bagno, al secondo
piano.
Ma qui iniziano i guai.
Le venti camere del secondo piano sono tutte coperte "a
terrazzo"; il terrazzo è praticabile, pavimentato con "marmette
in graniglia" di colore grigio, protetto perimetralmente
da un parapetto di mattoni chiusi.
il gestore, dopo la calda estate 2001, aveva pensato di
installare un impianto d'aria condizionata ed aveva pertanto
richiesto preventivi in tal senso a ditte specializzate;
l'importo di spesa si era dimostrato, però, eccessivamente
elevato ed avrebbe comportato notevoli disagi durante i
lavori ed un necessario ritocco dei prezzi che avrebbero
portato, verosimilmente, l'albergo da tre a quattro stelle,
con il rischio di andare fuori mercato per gran parte dell'anno.
Ci siamo chiesti pertanto cos'altro si potesse fare ed abbandonata
per il momento l'idea del condizionamento, si è ragionato
in direzione dell'isolamento termico dei punti più critici.
Essendo il "pacchetto" del solaio di copertura poco noto
al gestore, ho ipotizzato che lo stesso fosse composto da
un solaio in laterizio e calcestruzzo armato dello spessore
totale di 20 cm, intonacato inferiormente, dotato di un
piccolo massetto in cemento per le pendenze, una doppia
guaina impermeabile e le citate mattonelle in graniglia
posate subito sopra la guaina.
Tralasciando tutta l'analisi numerica, cerchiamo invece
di esaminare i "fatti" e valutare eventuali proposte.
Il problema del caldo si ha soprattutto nelle camere perché
il tetto piano è esposto all'irraggiamento del sole praticamente
tutto il giorno; la presenza di un torrino con l'arrivo
delle scale ed un locale destinato a personale di servizio
dà lo spunto per una seconda soluzione cui accenneremo alla
fine.
Esaminiamo una soluzione che è adatta a migliorare anche
la situazione invernale perché permette al gestore di risparmiare
sui costi del riscaldamento e di migliorare la situazione
di comfort dei clienti, che non avranno più un solaio freddo
sopra la loro testa.
Il solaio di copertura può essere ottimamente isolato con
pannelli di polistirene ad alta densità (circa 35-40
kg/mq) aventi un ottimo (basso) coefficiente di conducibilità
termica, ("lambda" intorno a 0.03 W/(mx°K reali)), dello
spessore di cm 8 che, con il battente maschio e femmina,
consentono una posa facile, rapida ed economica, volendo
anche direttamente sul pavimento esistente.
Trattandosi di pannelli leggeri (non più di 3 kg/mq) ci
si deve preoccupare del loro zavorramento e della
loro protezione ai raggi solari che con il tempo limiterebbero
la loro funzione di coibente termico; le soluzioni
sono molteplici; accenniamo qui solamente a due di
esse.
Si può porre in opera al di sopra dei pannelli uno strato
di ghiaietto di fiume di circa 6-7 cm; il materiale
è poco costoso e non richiede alcuna manualità per essere
posto in opera; sono necessari però alcuni requisiti essenziali:
1 - il ghiaietto deve essere rigorosamente a granulometria
costante e molto prossima ai due cm; 2 - deve essere perfettamente
lavato; 3 - deve essere posto in opera a spessore costante;
4 - deve essere costituito della pietra più bianca possibile.
Non spiego i motivi dei quattro requisiti perché penso che
siano abbastanza chiari anche ai non addetti ai lavori.
Si può anche, con un po' più di impegno tecnico ed una maggiorazione
di spesa non eccessiva, realizzare un pavimento rialzato
con "marmittoni", in genere quadrati, (40 x 40 e/o 50
x 50), realizzati con graniglia di cemento dello spessore
di 3 - 4 cm, sostenuti da appositi piedini in gomma; di
questi materiali ci sono moltissime ditte in tutta Italia
che producono elementi dai più semplici, in semplice calcestruzzo,
ai più elaborati, che permettono disegni personalizzati
e che costituiscono veri e propri elementi di arredo.
Non posso dilungarmi troppo su ogni soluzione proposta,
tuttavia bisogna chiarire la funzione dell'inserimento
di questi nuovi elementi, che non richiedono altri lavori
se non quello dell'adattamento della soglia della porta
finestra di arrivo alla terrazza; è poi ovvio che trattamento
analogo può essere eseguito all'esterno del torrino per
migliorarne la vivibilità del personale di servizio.
Il primo scopo del lavoro eseguito sul tetto è quello
di ridurre la temperatura del soffitto delle camere evitando
che esse si comportino più con i clienti allo stesso modo
dei "piombi" di Venezia; la temperatura del soffitto della
camera, senza isolamento, può raggiungere anche i 50 °C;
dopo l'isolamento proposto, curando anche nel contempo un'adeguata
ed intelligente ventilazione mattutina (finestre a est chiuse
ed aperte a ovest) e pomeridiana (finestre a ovest chiuse
ed aperte ad est) la temperatura si potrebbe ridurre sino
ad avere circa 30 °C; la differenza è considerevole!
Il secondo scopo del lavoro eseguito è quello di
far sì che l'onda termica, che raggiunge il massimo della
temperatura del pavimento della copertura all'esterno verso
le 14 - 15 del pomeriggio, raggiunga il soffitto non più
dopo 4 - 5 ore, ma dopo un congruo lasso di tempo (12 -13),
in modo che il massimo caldo del soffitto (30°C) si raggiunga
verso le 3 o le 4 del mattino, quando la temperatura dell'aria
è necessariamente molto più bassa: difficilmente più di
20°C anche in queste caldissime notti dell'estate 2003.
Questo "sfasamento" dell'onda termica è stato appunto il
risultato dell'effetto combinato dell'inserimento del
materiale isolante e dell'incremento del volano termico
costituito dalla massa della copertura; quest'ultima è stata
aumentata del 30 %, ma il suo potere isolante è quadruplicato.
Si potrebbero dare tanti altri suggerimenti per migliorare
l'efficienza del lavoro suddetto, ma questo potrebbe essere
il tema del prossimo articolo di ottobre, anche perché non
tutti questi accorgimenti hanno validità generale e vanno
quindi esaminati ad "hoc" ed adeguatamente personalizzati.
Una precisazione è però d'obbligo: con un isolamento della
copertura di questo tipo si andrebbe ad allungare enormemente
la vita della guaina bituminosa, non più soggetta a
traumatici choc termici; differenze di temperature anche
di 70 - 80 gradi °C.
Ma non tutto il caldo arriva dalla copertura, anche se essa
può essere responsabile di più del 75% delle calorie immesse
negli ambienti sottostanti.
Le pareti esterne, in questo caso soprattutto quelle sud
ed ovest, andrebbero protette con trattamenti a cappotto
o a parete ventilata, accorgimenti che sono stati trattati
in altri articoli precedenti; però con questo andremmo di
nuovo ad incidere pesantemente sul ... portafoglio del gestore;
nel caso dell'albergo in questione, anche dei semplici "frangi
sole" meccanici esterni, sistemati nei punti più appropriati,
potrebbero contribuire a migliorare la situazione nella
stagione calda più critica (giugno - agosto).
Si potrebbero anche adottare delle semplicissime stuoie
in materiali naturali o fac-simili che potrebbero essere
studiate in maniera tale da poter essere smontate da settembre
a maggio; il posizionamento delle stuoie d'estate potrebbe
risolvere i problemi relativi alla privacy dei clienti dell'albergo.
Per migliorare l'effetto rinfrescante delle stuoie, queste,
seppure di superficie limitata, dovrebbero essere montate
doppie e messe in verticale senza creare zone di surriscaldamento
al loro interno.
Con questi accorgimenti sicuramente meno costosi ed invasivi
rispetto al rifacimento completo di un impianto di condizionamento,
si potrebbe aumentare il comfort degli ospiti dell'albergo
sia nei mesi estivi, ma anche, indirettamente, nei mesi
invernali.
Certo che, se anche le pareti verticali fossero isolate,
i benefici sarebbero maggiori; questo vuole essere un pretesto
per esprimere sull'argomento di oggi, un concetto importante:
non ha senso, in via generale, l'istallazione di un
impianto di condizionamento se non abbinato a strutture
murarie preventivamente isolate; non a caso si parla
di condizionatori d'aria, non di condizionatori di muri!
Condizionare senza isolare deve essere una rara eccezione
e non la regola!
In caso contrario ci si troverebbe a far lavorare gli impianti
per troppe ore al giorno con risultati disastrosi per il
portafoglio del proprietario, per l'aggravio di consumi
a livello nazionale e per il corrispondente peggioramento
delle condizioni di vita dell'ambiente circostante.
Ritornando al nostro esempio alberghiero, non escludo poi
che alcune camere, una volta isolate, possano essere dotate
di apparecchi indipendenti di condizionamento per i più
... esigenti.
A risentirci nel prossimo articolo.
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