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rubrica - ottobre 2003
Questa è la rubrica presentata nel mese di ottobre.
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La redazione di Ediancona intende offrire ai suoi utenti un nuovo servizio, curato dall'Arch. Ing. Giuseppe Fornaroli, e dall'Ing. Daniele Gianfrini, consistente in un approfondimento di un argomento inerente al tema dell'edilizia, rivolto a tutti i visitatori del "portale", siano essi titolari di imprese, tecnici, rivenditori di materiali edili o, più in generale, a tutte quelle persone che, in questo momento, si trovassero ad affrontare il "problema casa", in tutti i suoi molteplici aspetti. Chiunque fosse interessato, potrà richiedere chiarimenti ed ulteriori informazioni, o potrà proporre altri temi, attraverso il "forum" che presto sarà allestito all'interno del portale o spedendo un e-mail all'indirizzo:info@ediancona.it, oppure contattando direttamente gli autori degli articoli, all'indirizzo studiofornaroli@tin.it, o, per una maggiore immediatezza, telefonando al numero 339 6116230, per un parere immediato e senza impegno al telefono o, se il lettore lo desidera, per approfondire successivamente l'argomento in maniera da concordare.

Con l'approfondimento di questo mese (ottobre 2003) s'intende precisare l'argomento introdotto nel mese di ottobre 2003 e dare a tutti quei chiarimenti che alcuni visitatori hanno richiesto sull'articolo che verteva sull'opportunità di isolare bene i muri della propria casa prima di dotarla di un impianto d'aria condizionata:

Aria condizionata

Qualche ulteriore consiglio prima di istallare un impianto


L'articolo di settembre ha comportato da parte dei "visitatori" di EdiAncona numerose domande dettate a volte da semplice curiosità ed altre volte dalla necessità di risolvere un loro caso personale.
Le risposte sono fondamentalmente di due categorie: una tendente ad avere precisazioni sull'esecuzione dei lavori proposti per l'isolamento della copertura piana di un edificio, l'altra diretta a dare ulteriori informazioni sulla possibilità di isolare pareti verticali esistenti e/o in costruzione, o meglio ancora in fase di progettazione.
Alla parete ventilata, ed alle sue implicazioni già dalla fase di progettazione, dedicherò un apposito prossimo articolo.
Le domande più frequenti, a cui rispondo con questo articolo, sono state invece quelle riguardanti l'intervento descritto:

1 - E' necessario rimuovere preventivamente il pavimento esistente?
Non si può dare una risposta di carattere generale; bisogna di volta in volta considerare se la guaina sotto il pavimento è in buono stato, se il pavimento costituisce già un buon piano di scolo delle acque meteoriche, valutare il peso di pavimento e massetto in relazione alla portanza del solaio e l'opportunità di concentrare masse troppo elevate in sommità di una costruzione esistente. Esaminati questi fattori, è evidente che mantenere il pavimento esistente permette il risparmio di onerose operazioni di demolizione e trasporto a discarica; inoltre valutando in circa 150 kg/mq il peso di pavimento e massetto, abbiamo un buon contributo come volano termico che non ha senso eliminare.

2 - I pannelli di materiale isolante vanno poggiati direttamente sul pavimento?
Se il pavimento rimane perché si presentano tutte le condizioni richieste, i pannelli di materiale isolante si possono poggiare direttamente sul pavimento purché, ovviamente, siano di un materiale che non "soffre" l'acqua; non voglio in questa sede fare pubblicità ad un materiale piuttosto che ad un altro, ma la cosa merita notevole attenzione; se si vuole facilitare lo scolo dell'acqua sotto il pannello, ci si può avvalere di apposite retine in plastica a maglie quadrate di lato circa 1 cm, realizzate con "fili" millimetrici, da disporre sul pavimento prima di posare i pannelli; il loro costo è irrisorio ed il beneficio evidente ... purché vengano posate nel verso giusto!

3 - La guaina bituminosa impermeabile all'acqua funge anche da barriera al vapore?
Le guaine bituminose non sono completamente impermeabili al vapore, ma in questo caso non porterebbero danno in quanto si troverebbero dalla parte della faccia calda dell'isolante termico, come è logico e giusto che sia.

4 - Come si può migliorare l'efficienza del ghiaietto?
Il ghiaietto (come detto nell'articolo di settembre) deve essere il più possibile sferoidale e con pezzatura di circa 2 cm di diametro; non devono esserci né elementi più piccoli che limiterebbero l'aerazione, né elementi più grossi che trasmetterebbero calore per conduzione dalla superficie esterna alla superficie d'estradosso dell'isolante termico; deve essere pulito perché altrimenti, alla prima pioggia la parte terrosa e polverosa andrebbe ad intasare i piccoli spazi creati dalla retina (di cui alla risposta n°2) mantenendo l'isolamento bagnato; come detto, l'isolante, se valido, non ne soffre, ma è l'acqua stessa che si comporterebbe come veicolo di trasmissione del calore, vanificando parzialmente gli sforzi fatti per migliorare il comfort degli ambienti sottostanti; inoltre la ghiaia deve essere bianca per riflettere i raggi solari; se si vuole migliorare questa caratteristica posso suggerire un "trucco" più volte sperimentato, forse, poco scientifico, ma semplice ed efficace: se si pittura il ghiaietto con la vernice bianca delle strisce pedonali (di facilissima reperibilità) si ottiene il duplice effetto della colorazione ottimale e della maggior stabilità del ghiaietto; ci vuole un po' di "mano" nel dosare bene lo spruzzatore: è necessario che la vernice percoli un po' verso gli strati di ghiaia sottostante, ma non deve riempire i vuoti necessari all'aerazione. E'importante infine che lo strato di ghiaietto abbia uno spessore triplo della pezzatura media degli elementi, in modo da avere, teoricamente tre strati (non due come verrebbe da pensare in un primo momento !) di aerazione affinché l'aria più fredda sottostante prenda il posto di quella calda che tende a salire; sembrano dettagli minimi ma hanno notevole importanza.

5 - Come si valuta la necessità dello spessore dell'isolamento?
Per ogni situazione e per ogni obbiettivo che ci si pone va calcolato lo smorzamento dell'onda termica in modo da avere il soffitto alla temperatura voluta una volta nota la temperatura massima raggiunta dalla copertura ed avere almeno uno sfasamento di 12 ore; esistono programmi informatici che valutano queste cose, ma se non c'è "l'uomo" che immette i dati giusti, qualsiasi programma dà risultati inattendibili; spesso rivenditori poco seri danno risposte a queste domande per telefono, senza prima informarsi dei dati riguardanti il caso di cui stanno parlando!

6 - Perché è auspicabile l'uso di una doppia stuoia frangisole?
Cerco di spiegarmi con un esempio: tutti sanno che sotto un albero di grandi dimensioni (possibilmente di latifoglie), si sta più freschi che sotto un ombrellone, anche se ottimamente realizzato. Le foglie più basse sono a loro volta all'ombra e trasmettono quindi calore per irraggiamento proporzionalmente alla loro temperatura; è la ragione per cui nessun bagnino si sognerebbe di comprare ombrelloni neri per il suo stabilimento balneare ... anche se poi dipingono dei colori più svariati le passerelle pedonali in cemento.

7 - Nel caso in cui si usi un pavimento sopraelevato come compensare le pendenze sottostanti ed avere un nuovo pavimento in piano?
La pendenza di un pavimento "piano" non è di solito superiore al 2%, per cui non dovrebbe creare fastidi agli "utenti", ma se si vuole cercare di mettere in perfetto piano il pavimento è necessario che il posatore si premunisca di spessori supplementari da porre sotto gli piedini in plastica dei marmittoni; molto utili possono essere gli scarti di guaina bituminosa reperibili con spessori da 2 a 5 millimetri e fogli di guaine gommose più sottili o, addirittura, quadrotti di barriere al vapore gommose; naturalmente per non far lievitare i prezzi si possono utilizzare scarti ed avanzi di magazzino non più adatti per lo scopo primario, ma ancora utili per fini meno impegnativi; bisogna armarsi di un po' di pazienza per il reperimento e la posa in opera e non scoraggiarsi di fronte ai primi insuccessi.

8 - Nel caso in cui si pensi di usare i marmittoni come si possono risolvere i problemi relativi ai necessari tagli perimetrali?
I marmittoni si possono tagliare durante la posa con discreta facilità, rischiando semmai di fare tanta polvere!; però se si vuole programmare il lavoro con anticipo si può prevedere ai bordi una striscia da riempire con pietrischetto di uno dei colori con cui è realizzata la superficie dei marmittoni; si ottiene così un lavoro che può dare anche buoni risultati architettonici; bisogna ricordarsi però di considerare il coefficiente di assorbimento e di riflessione dei vari colori a seconda dell'uso che si vuol fare del terrazzo; il fai da te o l'affidarsi a persone non adeguate può portare a risultati opposti a quelli che si volevano. I marmittoni grigi sono senz'altro i più economici, se pitturati con la vernice delle "zebre stradali" assorbono poco calore, ma poi in terrazza non ci si può andare senza ... gli occhiali da sole!

9 - Si hanno reali benefici bagnando il pavimento nelle ore più calde?
La tecnica di rinfrescare con l'acqua è antica; i navigatori fenici e romani usavano rinfrescare le derrate alimentari trasportate nelle anfore di coccio bagnandole ripetutamente già migliaia di anni fa, quindi la cosa adesso è senz'altro fattibile; chiaramente ci deve essere abbondanza d'acqua e la cosa va fatta meccanicamente ad intervalli commisurati alla velocità di evaporazione; mi sembra questo però un rimedio estremo da riservare ad eccezioni e che non può pertanto rappresentare la regola.

10 - Non si potrebbe risolvere il problema mettendo tutto il terrazzo all'ombra di tende?
Anche questa non è un'idea da scartare a priori; certo, può migliorare in parte il problema estivo, ma non porta benefici alla situazione invernale anzi, il mancato soleggiamento può comportare un maggiore dispendio di calorie artificiali da apportare.

11 - Si possono controllare i risultati teorici con delle "misure" certe ?
Quanto detto non è solo suffragato dalla teoria, ma dall'esperienza millenaria di diverse civiltà; quella di ripararsi dal caldo proteggendo le proprie case di terra cruda con una doppia "griglia" è stata un'usanza millenaria di tutte le popolazioni della fascia equatoriale. Comunque è possibile con termometri istantanei a contatto misurare le temperature delle nostre pareti interne ed esterne con grande precisione; come sempre la verifica più importante sarà quella degli utenti degli ambienti in cui si è intervenuto.

Con la speranza di aver chiarito meglio i criteri esposti, a risentirci nel prossimo articolo.

 

arch. ing. Giuseppe Fornaroli
studiofornaroli@tin.it
339 6116230


 

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